“Medio Oriente, serve piano politico non militare”/ Josep Borrell: “Grave mettere in discussione l’Onu”

- Valentina Simonetti

IL funzionario Ue, Josep Borrell propone soluzioni e analizza i principali problemi da risolvere per porre fine alle violenze in Medio Oriente. L'intervento sul quotidiano Le Monde

borrell ue 1 ansa1280 640x300 Josep Borrell, alto rappresentante Ue per la politica estera (Ansa)

Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, ha pubblicato un lungo articolo sul quotidiano francese Le Monde, nel quale esprime la propria opinione e propone soluzioni per porre fine alle violenze del conflitto in Medio Oriente. La prima importante questione, sottolineata dal diplomatico, è quella della necessità di limitare gli interventi militari. Perchè, senza un vero piano politico, l’azione non sarà sufficiente a riportare la situazione alla normalità e a limitare una escalation degli attacchi anche su altri fronti come già sta avvenendo. Il principale problema da risolvere adesso, secondo Borrell è evitare a tutti i costi che il conflitto si estenda il Libano, il secondo è quello di alleviare le sofferenze della popolazione civile a Gaza riprendendo i negoziati per la liberazione degli ostaggi israeliani, il terzo è quello di porre fine alle violenze contro i palestinesi in Cisgiordania.

Anche se la natura di questa guerra sembra essere, come era inevitabile, catastrofica, il rappresentante Ue afferma che: “Non ci sono conflitti territoriali insormontabili“. Per questo, anche le violenze scoppiate al confine con il Libano dovrebbero essere terminate, con un cessate il fuoco immediato. Lo prevede anche una risoluzione importante già stabilita dal sistema giuridico internazionale,  che, se attuata, con l’aiuto dell’Europa potrebbe dare il via ai negoziati immediati in merito al controllo territoriale.

Guerra in Medio Oriente, Borrell: “Favorire passaggio di aiuti umanitari”

Un’altra questione da risolvere, della quale Josep Borrell nell’intervento sul quotidiano Le Monde parla, è quella di favorire il passaggio dei camion con aiuti umanitari urgenti. Specialmente al confine con l’Egitto nel valico di Rafah. Su questo il diplomatico Ue evidenzia il problema: “Più di 250.000 persone vivono attualmente in condizioni disumane. Dobbiamo alleviare le loro sofferenze accelerando il flusso di cibo nella Striscia di Gaza.

“Come sappiamo”, aggiunge, “non ci sono abbastanza camion autorizzati ad entrare. Il loro ingresso è ostacolato da controlli macchinosi, come ha potuto constatare sul campo il senatore statunitense Chris Van Holl“. La diminuzione delle violenze però è fondamentale per riportare la popolazione in condizioni di sicurezza, soprattutto per non farli dipendere totalmente dagli aiuti internazionali.

Josep Borrell: “Chi critica l’operato delle Nazioni Unite compie un atto grave”

Josep Borrell, nell’analisi del conflitto in Medio Oriente propone soluzioni politiche e diplomatiche, e sottolinea quali sono i principali nodi da sciogliere. Ribadisce poi il rischio di generare una situazione nella quale ci sono “Due pesi e due misure” confrontando la situazione a Gaza con quella in Ucraina. E principalmente polemizzando in merito alle critiche che sono arrivate nei confronti dell’Onu. E afferma: “L’agenzia delle nazioni Unite è fondamentale per il soccorso ai rifugiati palestinesi“, aggiungendo: “Mettere in discussione l’operato dell’Onu è un grave atto, e chi ha argomenti in merito dovrebbe portarne le prove concrete“.

Invocando una soluzione politica, parla anche del fatto che, soltanto con l’azione militare il problema non si risolve. Perchè se è vero da una parte che Israele non può sospendere le operazioni fino a quando non sarà raggiunto un accordo per la liberazione degli ostaggi, dall’altra l’esercito non può rimanere a Gaza per sempre. La soluzione equa quindi, secondo il funzionario, sarebbe che una volta ottenuta la liberazione, lsraele si ritiri dai territori e favorisca la nascita di un’istituzione che rappresenti l’Autorità palestinese con un trattato sostenuto da tutta la comunità internazionale.







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