MIGRANTI E OCEAN VIKING/ Dopo l’Umbria, uno sbarco “politico” per non perdere voti

- int. Mauro Indelicato

I 104 della Ocean Viking sbarcano a Pozzallo: Francia e Germania ne prenderanno 70. Ma all’Italia servirebbe cancellare Dublino

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Attracco della nave Ong Ocean Viking (LaPresse)
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Il caso della nave Ocean Viking si è risolto ieri, quando la ministra dell’Interno Lamorgese ha dato l’autorizzazione allo sbarco a Pozzallo (Ragusa). L’imbarcazione, gestita da Medici Senza Frontiere e Sos Méditerranée, era da 11 giorni in attesa di poter sbarcare i 104 uomini a bordo. Da inizio ottobre 2019 ci sono stati 1.854 arrivi di immigrati, contro i 1.007 dell’ottobre 2018. L’aumento c’è stato, ma si tratta di cifre piccole in valore assoluto che, con l’inverno, si assottiglieranno ancora di più per il calo fisiologico delle partenze, e la questione immigrazione verrà derubricata dai principali media.

Intanto però il nuovo governo già vanta dei successi sull’immigrazione: la ministra Lamorgese al vertice di Malta aveva parlato di svolta epocale nella gestione dei flussi, e Di Maio ha varato un decreto per velocizzare i rimpatri. Francia e Germania dichiarano che prenderanno 70 di questi 104 migranti: abbiamo sentito Mauro Indelicato, direttore di Infoagrigento.it e collaboratore del Giornale.it, esperto di tematiche migratorie, per capire se d’ora in poi i migranti saranno suddivisi o se sarà solo una narrazione dei paesi leader europei.

Lo sbarco della Ocean Viking è avvenuto su pressione di Pd e Italia Viva a Pozzallo, la nave era in attesa dal 18 ottobre. Come giudica la decisione del governo?

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È il quarto sbarco della stessa nave nel giro di meno di due mesi, da quando cioè il nuovo governo Conte si è insediato. Dunque l’autorizzazione odierna altro non è, secondo il mio parere, che il segno della linea dettata dall’esecutivo sulle Ong. Una linea che sa di compromesso interno alla maggioranza: da un lato infatti, lo stesso Conte sa bene che procedere in modo del tutto discontinuo rispetto al suo primo governo risulterebbe impopolare e, specie dopo la sconfitta in Umbria, nessuno tra i dirigenti di Pd e M5s vuole rischiare ancora. Del resto però, la parte più a sinistra della coalizione preme per una linea diversa da quella impostata nei mesi scorsi da Salvini. Per cui, la sintesi è data da un atteggiamento più morbido con le Ong e il via libera odierno alla Ocean Viking esprime bene questa sintesi.

104 migranti sono sbarcati a Pozzallo, Francia e Germania ne accoglieranno 70. Può diventare un modello fisso di burden sharing, o durerà solo finché gli sbarchi saranno contenuti, d’inverno?

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Lo ha detto lo stesso Seehofer, il ministro dell’Interno tedesco, pochi giorni dopo il vertice di Malta, quello cioè in cui di fatto non si è deciso nulla ma che aveva come punto all’ordine del giorno la redistribuzione automatica dei migranti: “Accoglieremo quote di profughi solo finché i numeri saranno bassi”. Dunque, in questo caso si tratta di un aiuto di natura politica data ad un governo “amico”, quale il Conte 2. Se i numeri in futuro non saranno contenuti, non ci saranno meccanismi né volontari e né automatici di ricollocamento.

Sui rimpatri Di Maio ha messo la faccia, e ha firmato un decreto per i rimpatri veloci. Si possono prevedere dei passi avanti concreti in tal senso?

Fino ad oggi passi in avanti non ne sono stati registrati. Dopo la presentazione del decreto in pompa magna, su questo fronte si è proceduto a fari spenti. Questo un po’ perché la maggioranza è stata presa da altro, un po’ perché nel frattempo sono state avviate delicate interlocuzioni con i famosi tredici paesi considerati sicuri da Di Maio e destinatari di procedure più semplici per i rimpatri. Ma onestamente in questa fase credo sia molto difficile vedere risultati concreti. Appena pochi giorni fa il presidente del tribunale di Milano ha lanciato l’allarme sul fatto che gli esami per le domande di asilo stanno rischiando di ingolfare il lavoro dei vari palazzi di giustizia. Su questo fronte la strada è ancora in salita, a mancare oltre che le norme spesso sono anche gli uomini in organico preposti ad analizzare le situazioni dei singoli migranti.

L’Italia è il paese Ue27 che riceve più richieste di rimpatrio da altri partner europei (in particolare Germania e Francia, che ci rispedisce quelli che non intercetta a Ventimiglia), e ne accetta più dell’80% (fonte: Termometro politico). Superare Dublino è nel nostro interesse?

Assolutamente sì. Perché un meccanismo che conferisce soltanto al paese di ingresso dei migranti l’onere di tutto l’iter burocratico che va dall’accoglienza fino alla possibile protezione e/o espulsione di ogni singolo soggetto, per l’Italia è un grave danno. La situazione a cui ho fatto prima riferimento parlando dei tribunali, la si deve proprio anche a quanto previsto dal trattato di Dublino.

Renzi parla di concretizzare il principio “Aiutiamoli a casa loro”, uno degli slogan di Salvini. Che cosa si può fare di concreto in questa direzione? Perché l’Europa non si pone come obiettivo la stabilizzazione della Libia?

A mancare, più che la volontà, è la capacità. Basta vedere come è stata gestita la situazione con Erdogan: l’Europa, intesa non solo come Ue ma anche come insieme dei vari Stati-nazione che compongono il continente, ha scelto la via più semplice pagando Ankara per trattenere i migranti. In questo modo si è resa ricattabile e non intervenendo a suo tempo anche nel contesto siriano, da cui provenivano la maggior parte dei profughi partiti dalla Turchia, si è posta in una posizione marginale a livello politico. Tanto che nella recente escalation che ha coinvolto il nord della Siria, l’Europa non è mai stata interpellata, ha fatto la parte di un attore fuori da ogni schema.

E per quanto riguarda la Libia?

In Libia l’atteggiamento è quello. Nessuno, né l’Ue, né Italia e né la Francia in questo momento riescono a stabilizzare la Libia, ad avere un ruolo importante per giungere finalmente ad una pacificazione del paese a noi dirimpettaio. Si è preferito negli anni trattare con governi deboli e dalle scarse garanzie ed oggi continuiamo a piangerne le conseguenze.

La Libia ha emesso un decreto che obbliga le Ong che vogliono operare soccorso nella sua zona Sar a richiedere l’autorizzazione preventiva del governo libico. In caso operino senza autorizzazione rischiano il sequestro. Cosa pensa di questo provvedimento?

Credo che in primo luogo occorra verificare l’applicabilità o meno di un simile provvedimento, perché ricordiamoci che il governo libico in questione difficilmente riesce a far rispettare una singola norma in un territorio che va oltre l’isolato del palazzo presidenziale di Tripoli.

Le Ong hanno fatto sapere che non accetteranno questa legge. Non crede che salvare migranti sia più importante che obbedire alla Libia?

La questione non si porrà nemmeno: le Ong, per mandare avanti la loro visione politica su cui fanno poggiare poi la propria attività nel Mediterraneo centrale, non hanno mai avuto remore nel violare la legge italiana. Il caso Carola Rackete a luglio lo ha dimostrato, la violazione di una norma anzi è stata rivendicata come atto sia umano che politico. Figurarsi quindi se le Ong avranno remore nell’infrangere una norma voluta da uno Stato che non esiste.

Contro la Alan Kurdi la guardia costiera libica ha addirittura esploso dei colpi d’arma da fuoco. La situazione non rischia di sfuggire di mano?

Fino al 2 novembre, data in cui dovrebbe essere rinnovato automaticamente l’accordo tra Italia e Libia sul sostegno alla Guardia costiera di Tripoli, potrebbe accadere di tutto. Perché da un lato il governo libico vuole dimostrare all’alleato italiano di saper controllare la situazione, dall’altro lato le Ong faranno pressioni per non far rinnovare l’accordo. Dopo quella data, le acque potrebbero calmarsi, in tutti i sensi.

(Lucio Valentini)

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