LA STORIA/ Dagli Usa a Milano, se Cisco e Microsoft si affidano a una non profit…

- La Redazione

L’alleanza tra due soggetti come Techsoup Global e il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico coinvolge oggi anche i big del settore come Cisco

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Foto Imagoeconomica

Techsoup Global è una charity americana che dal 1987 aiuta il volontariato di tutto il mondo a crescere sul piano tecnologico, coinvolgendo le aziende informatiche come donatori di prodotti e offrendo assistenza gratuita. Cercava in Italia un partner affidabile per estendere il servizio. L’incontro con il Banco Informatico, Onlus italiana che da sette anni dona al non profit computer e stampanti rimessi a nuovo, ha permesso un’alleanza che adesso coinvolge le più prestigiose aziende di produzione e vendita di sistemi hardware e software come Cisco, Microsoft e SAP.

Oggi Techsoup Italia mette a disposizione del terzo settore qualificato i beni di queste aziende a un costo molto vicino alla gratuità, con una media del 96% di sconto rispetto al prezzo di mercato. Il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico, invece, dal 2003 ha come missione quella di raccogliere dalle aziende profit tecnologia informatica e biomedica usata ma funzionante, testarla con una rete di decine di volontari e donare a sua volta la tecnologia raccolta alle non profit che vogliono crescere tecnologicamente, ma non possono distrarre i pochi mezzi a disposizione dalla propria attività caratteristica.

Il fatto che alcune delle più prestigiose aziende informatiche mondiali abbiano deciso di delegare a una non profit mondiale come Techsoup Global la missione di distribuire al volontariato di tutto il mondo i propri beni e servizi è un fatto che colpisce. Sono aziende che si fanno quotidianamente una concorrenza sfrenata e il loro atteggiamento collaborativo e responsabile anche per questo è una lezione importante per il mondo politico, pubblico e quello del no profit.

Il progetto presenta due aspetti chiave. In primo luogo si tratta di una collaborazione tra imprese private profit e realtà private no profit per colmare un gap tecnologico ancora esistente in molte realtà, aiutandole a lavorare con il massimo dell’efficienza possibile. Si tratta quindi di imprese e realtà private che svolgono una funzione sociale. Non è solo lo Stato quindi che si occupa del bene dei cittadini ma anche i privati, che pur avendo un vincolo di profitto, possono fare molto per il bene della società non solo in termini di donazione di risorse economiche ma, come in questo caso, con donazione dei “loro” oggetti di produzione.

Ecco quindi un esempio concreto di cultura del “dono” così come ne parla il Ministero del Welfare e del principio di sussidiarietà in atto: un‘opportunità per lo Stato di continuare il processo, peraltro già cominciato, di riconoscimento e valorizzazione di quelle realtà private che svolgono bene una funzione sociale, senza necessariamente essere sospettoso nei loro confronti solo perché non sono un’emanazione pubblica, e senza cercare di rispondere direttamente con costi più elevati e, molto spesso, con un’efficienza minore.

 

Il secondo aspetto interessante è che all’interno della grande tradizione cattolica o laica siano presenti realtà realmente vicine al bisogno di molte persone disagiate, spesso dimenticate dalla società. I grandi ideali che li sostengono non sono però sufficienti per rispondere veramente ai bisogni per i quali sono nate. Il lavoro, sia esso profit o non profit vuole sempre tendere verso la perfezione perché verso la perfezione, la bellezza, la giustizia e la verità tende il cuore di ciascuno. Anche le migliaia di volontari che lavorano tutti i giorni nel mondo del non profit devono accettare la sfida di lavorare in modo più efficiente, e questo progetto rappresenta per tutti un’opportunità formidabile.







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