BENEDETTO XVI/ Il Papa, la musica e il linguaggio della bellezza

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI, parlandoci dell’esperienza della JuniOrchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, ci parla della concezione della musica Benedetto di XVI

Concertoperilpapa236R439 Immagine di archivio (infophoto)

«Sono convinto che la musica sia il linguaggio universale della bellezza, capace di unire tra loro gli uomini di blona volontà su tutta le terra e di portarli ad alzare lo sguardo verso l’Alto ed ad aprirsi al Bene ed al Bello assoluti, che hanno la loro ultima sorgente in Dio stesso».

Queste sono parole del Papa Benedetto XVI, un teologo che viene da quella Germania in cui anche nell’epoca più buia dell’ateismo di Stato nei Länder orientali, la musica e l’educazione musicale è stata sempre tenuta in grande considerazione ed è stata un nesso con l’Alto (come rievocato di recente da un film di successo sulla polizia segreta, la Stasi).

Occorre ricordare queste parole del Papa nei giorni in cui, annunciata la decisione di lasciare l’Alto Soglio, a Roma stanno cominciando a fervere i preparativi per il conclave.

Pochi sanno, però, che proprio nei giorni in cui veniva messo a punto l’annuncio, proprio a Roma, ci state due occasioni che, forse senza saperlo, echeggiavano le parole del Papa sulla musica come  linguaggio universale della bellezza.

Il 27 gennaio Orchestra Juni dell’Accademia di Santa Cecilia ha suonato per i piccoli malati negli ospedali pediatrici. I piccoli degenti sono coetanei dei musicisti. Per questo motivo l’effetto di sollievo è tanto forte. I giovani musicisti, infatti, hanno suonato per devolvere il ricavato della serata a favore del Reparto di Pediatria di emergenza e terapia intensiva pediatrica del Policlinico. L’iniziativa-prima di molte altre è mirata a ottenere fondi che consentano alla struttura ospedaliera di migliorare il livello qualitativo del proprio lavoro e di ridurre le difficoltà organizzative quotidiane. È altamente significativo che proprio i ragazzi contribuiscano, attraverso illinguaggio della musica allo sviluppo di questo modernissimo Reparto.
Diretta daSimone Genuini, la giovane compagine orchestrale di Santa Cecilia ha proposto un programma musicale molto accattivante con un’antologia di brani celeberrimi di Haendel, Beethoven, Mendelssohn, Brahms, Elgar, Gardel e Badelt.
La JuniOrchestra dell’Accademia di Santa Cecilia è stata la prima Orchestra di bambini e ragazzi creata nell’ambito delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane.

Nata nel 2006 per volontà del Presidente Bruno Cagli, è attualmente composta da 250 strumentisti, suddivisi in quattro gruppi. I ragazzi vengono avvicinati al grande repertorio sinfonico ed eseguono musiche che spaziano da Rossini, a Mozart, Vivaldi, Tchaikoskij, Bartok, Puccini, Beethoven e molti altri. Oltre a ciò i giovani musicisti si cimentano nel repertorio cameristico.

Quasi contemporaneamente, Il Maestro Francesco La Vecchia, alla guida di quella Orchestra Sinfonica patrocinata dalla Fondazione Roma – Arte – Musei che da dieci anni rappresenta la maggiore novità nel panorama italiano (sia per il valore artistico sia per il contributo al sociale) ha dedicato il concerto del 10 febbraio, replicato la sera dell’11 febbraio, non solo ad una grande pianista scomparsa (Lya De Barberiis) ma anche ad un’abbonata relativamente giovane (Paola Malagucci) che, pur afflitta dalla sindrome di Down, non ha mancato un concerto sino agli ultimi giorni della sua avventura terrena. Curiosamente, il programma del concerto (definito mesi fa) e magistralmente eseguito dall’Orchestra e dal solista (il pianista Todor Petrov), calzava l’approssimarsi di un evento straordinario; dopo una breve ouverture da un’opera poco nota di Cherubini, un raro (forse ‘prima esecuzione’ in tempi moderni) concerto per piano ed orchestra di Mercadante di straordinaria modernità (molti dovranno in futuro ragionare sulla modernità di Benedetto XVI), una grandiosa sinfonia in re maggiore di Cherubini e quel Verklärte Nacht di Schoenberg che non solo è la prima opera di rilievo di un compositore amatissimo dal Papa ma può essere tradotto o “Notte Trasfigurata” o “Notte e Trasfigurazione”.

Benedetto XVI ascolta musica ogni giorno. La sa ultima “uscita” pubblica ad un evento musicale è stata il 4 Febbraio per ascoltare, con il Capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano, un concerto dei complessi del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Zubin Mehta, il quale ci ha detto: «Avevo già incontrato il Papa durante il mio periodo trascorso a Monaco di Baviera, e proprio per questo è stato un grandissimo onore per me dirigere per Sua Santità lunedì scorso l’Eroica di Beethoven e l’ouverture da La Forza del Destino. Tutti noi siamo rimasti incantati dallo splendido discorso che il Santo Padre ha pronunciato dopo il concerto, parole che hanno lasciato trasparire il grande amore e la profonda conoscenza per Beethoven e Verdi. Tutto ciò che ha portato a termine rimarrà nella storia; la pace e la gentilezza che ha portato nei suoi viaggi rimarranno a futura memoria. Rinnovo nuovamente la mia promessa di suonare per lui ogniqualvolta vorrà e spero che ora, che avrà più tempo, avrà modo di visitare il Maggio Musicale Fiorentino e di tornare ad ascoltarci».







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