OPERA/ Puccini: bello e possibile. Il libro dedicato al grande musicista

- Giuseppe Pennisi

Molti i punti di affronto quando si parla di un grande della musica come Giacomo Puccini. Nel libro di Vincenzo Ramòn Bisogni una descrizione tutto tondo. di GIUSEPPE PENNISI

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Il libro su Puccini

Dopo il fiorire di pubblicistica su Giacomo Puccini in occasione delle celebrazioni per il  centocinquantenario dalla nascita (2008), la saggistica sul compositore lucchese si è quasi rarefatta. Occorre, quindi, elogiare l’editore Zecchini per la pubblicazione di questo lavoro di Vincenzo Ramòn Bisogni, dalla Fondazione Renata Tebaldi, un musicologo il quale pur scrivendo pregevoli libri su Verdi e Wagner, dedica molta attenzione al ‘Novecento Storico’. Ramòn Bisogni non è un accademico in senso stretto; un pregio dei suoi libri è che si leggono come romanzi. A volte molto accattivanti come quello sul fiume di denaro che accompagnò la tetralogia wagneriana.

E’ questa anche una delle qualità del suo lavoro su Puccini, molto più gustoso dei saggi ad esempio di Bortolotto, Buden e Geraci. E’ una caratteristica importante perché sei delle dieci opere di Puccini appartengono al teatro in musica più rappresentato il mondo e ascoltato spesso da un pubblico che ha una conoscenza approssimativa dell’autore. La lettura del libro di Ramòn Bisogni renderà più semplice il loro ascolto oppure farà sì che verranno comprese meglio e che molti miti creati attorno alle opere ed al compositore (ad esempio quello della ‘fragilità’ delle ‘eroine’ pucciniane ) verranno accantonati (auguriamoci per sempre). E’, occorre sottolinearlo, un libro ‘per tutto’ anche se si basa su analisi rigorose.

Il volume (240 pagine) è in tre parti. La prima riguarda la vita del musicista. La seconda le sue opere (con accento sulle sei più note e più diffuse). La terza, la modernità. A mio avviso, sarebbe stato utile un più completo inserimento di Puccini nella storia politica dell’Italia di Giolitti, Depretis e Mussolini anche per spiegare perché Puccini fu la tessera No.2 del Partito Nazionale Fascista di Viareggio e il primo musicista ad avere udienza a Palazzo Venezia e a portare al Duce un progetto articolato, non accettato perché ‘le casse erano vuote’. Sarebbe anche stato utile definire più compiutamente la modernità di Puccini e la sua grande influenza su musicisti americani del secondo dopoguerra quali Pasatieri, Bolcon. Prévin e molti altri. E invece, le distanze prese nei suoi confronti da dodecafonia e avanguardia.

Questi aspetti mi auguro vengano approfonditi in un lavoro futuro di  Ramòn Bisogni

(Vincenzo Ramòn Bisogni ‘Giacomo Puccini- Bello e Possibile- Tradizione e Modernità nella Musica di Puccini Zecchini Editore , Varese, 2014 € 19)

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