OPERA/ Schumann e il romanticismo tedesco visti da Daniele Gatti

- Giuseppe Pennisi

Alla Sala Santa Cecilia il maestro Daniele Gatti esegue dal 12 al al 15 marzo la Prima e la Terza sinfonia di Schumann, intercalate con la Rapsodia. di GIUSEPPE PENNISI

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Daniele Gatti, foto di Riccardo Musacchio

Per due settimane Daniele Gatti, che è stato giovane direttore stabile dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 1992 al 1997 e dopo essere stato alla guida della Orchestre Nationale de France sta per assumere la carica di Chief Conductor della Royal Concertgebouw di Amsterdam, è tornato sul podio della maggiore sinfonica della capitale. 

In questi anni, occorre dire, Gatti era stato spesso a Roma ed a Santa Cecilia, a volte come direttore di opere in forma di concerto o semiscenica (memorabile il suo Wozzeck nel 2003 ed il Parsifal nel 2008). Questa volta Gatti è il perno di un programma imperniato sul romanticismo tedesco, in particolare su Schumann.

Nella Sala Santa Cecilia Gatti esegue dal 12 al al 15 marzo la Prima e la Terza sinfonia di Schumann, intercalate con la Rapsodia per contralto, coro maschile e orchestra di Brahms e dal 19 al 22 marzo, la Seconda e la Quarta sinfonia di Schumann, nonché lo Schicksalslied per coro e orchestra di Brahms. 

La musica cameristica di Schumann è il perno di due concerti: il 17 marzo la pianista Beatrice Rana e il Quartetto Modigliani, eseguono al Teatro Argentina tre quartetti di Schumann; il 22 marzo, nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza suonano il terzo quartetto dell’opus 41 ed il quintetto con pianoforte in mi bemolle maggiore. Questo esempio di collaborazione tematica  tra tre delle maggiori istituzioni musicali della capitale comporta, quindi, un minifestival che attrae pubblico e critica anche da fuori Roma e pure dall’estero. La prima sera, la Sala Santa Cecilia era affollatissima ed il concerto è stato molto applaudito. Se l’iniziativa ha successo, varrà la pena replicarla.

Il pubblico romano è particolarmente attratto dal repertorio romantico, mentre specialmente tra gli abbonati alla stagione sinfonica di Santa Cecilia, non mancano coloro che considerano ‘moderno’ ove non ‘contemporaneo’ o ‘avanguardia sperimentale’ lo stesso ‘Novecento Storico”. Si è fatto, quindi, bene a puntare su Schumann il quale, chiamato “l’eterno fanciullo” dai contemporanei, fu uno dei compositori romantici per eccellenza. Le sue opere sono un esempio raro di passionalità focosa e di sentimenti intimi, delicati, sensuali, lacrimevoli, autunnali. Il suo stile, ricco di sfumature ma sempre chiaro e preciso, è espresso attraverso un uso dell’armonia assai personale, immediatamente riconoscibile. E’ motivo addizionale di interesse ascoltare  come Gatti, che negli ultimi anni si è molto dedicato alla musica del Novecento, affronterà il romanticismo di Schumann giustapponendolo a quello di Brahms.

Ero al concerto inaugurale e su di esso riferisco. Dei tre numeri musicali in programma quello che più mi ha colpito è stata la Rapsodia per contralto eseguita insieme al Canto del Destino di Brahms. Per me, e per numerosi altri ascoltatori, una novità mentre le sinfonie di Schumann sono state presentate singolarmente non come esecuzione integrale di tutte e quattro, frequentemente anche negli ultimi anni nei programmi della sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Orchestra Sinfonica di Roma. I due brevi lavori di Brahms sono del 1871 e del 1872, quindi appartengono al tardo romanticismo già contaminato dalla wagneriana ‘musica per l’avvenire’

I testi sono tratti da due giganti della letteratura tedesca : il  Goethe del Viaggio nello Harz e lo Hölderlin del romanzo epistolare Iperion. Si tratta di un momento musicale molto drammatico e molto potente in cui hanno anche brillato Sara Mingardo ed il coro maschile diretto da Ciro Visco. Gatti ha messo chiaramente la propria firma con una concertazione improntata alle sue esperienze con le partiture tardo-romantiche.

Veniamo a Schumann. In un saggio nel programma di sala, Antonio Rostagno definisce le sinfonie come un momento pubblico non solo perché richiedono un’esecuzione di fronte al pubblico ma perché in esse Schumann svela il proprio intimo (caratteristico della cameristica) tramite una ‘autobiografia di suoni’. E’ un punto fondante per comprendere le quattro composizioni. Gatti lo ha colto a pieno.

La prima sinfonia, concepita di getto e dedicata alla ‘Primavera’, è quasi ai bordi della ‘musica a programma’, ed in pieno contrasto con la drammatica seconda sinfonia, composta in un momento di depressione sino al tentativo di suicidio, trasuda e trasmette serenità. Si adatta ad una concertazione cesellata, ricamata, dilatandfo anche i tempi (il lavoro è breve circa mezz’ora) come è prassi di Gatti. Perfetta la descrizione dell’inizio della Primavera con lo squillante richiamo delle trombe e dei corni nell’introduzione. Dolce il larghettoche descrive una piacevole serata primaverile. Molto abili, Gatti e l’orchestra nel finale addio alla primavera.

Anche la terza sinfonia, chiamata sinfonia renana, ha elementi della ‘musica a programma’. Ispirata da un viaggio dei coniugi Schumann e con anche chiare impronte nazionalistiche , nella lettura di Gatti è imperniata su un tema festoso di notevole lunghezza (20 misure) che caratterizza l‘inizio , seguito da uno scherzo dal sapore popolare e da un tema di pacata serenità e da un finale in cui un momento di austerità meditazione sfocia  in un un’esplosione di felice esaltazione. Gatti e l’orchestra sono stati particolarmente felici in questo difficile finale.

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