DON CARLO/ Cedolins, emozioni e segreti di una Prima alla Scala

FIORENZA CEDOLINS, soprano di grande successo, che domenica ha interpretato Elisabetta di Valois nella Prima del Don Carlo al Teatro della Scala, si racconta a Gloria Anselmi. I segreti e le emozioni di un “lavoro” coinvolgente alla costante ricerca della Bellezza

11.12.2008 - Gloria Anselmi, int. Fiorenza Cedolins
CedolinsR375_101208

Poche sono state le volte in cui mi sono trovata a parlare con il soprano Fiorenza Cedolins, ma sono bastate per accorgermi della sua forte personalità. La sua presenza non passa certo inosservata e anche nella vita di tutti i giorni, lontana dalle luci del palcoscenico ci si accorge che è una donna carismatica.
La sua bellezza non è certo solo esteriore, dal suo sguardo si percepisce una forte interiorità e si avverte la potenza della sua carica energetica. Domenica ha interpretato Elisabetta di Valois nella Prima del Don Carlo, un successo ottenuto grazie al suo grande dono, ai sacrifici e al  duro lavoro.
La biografia della Cedolins parla da sola, grandi esperienze in un crescendo sempre maggiore. A Fiorenza, straordinaria Artista, e a Fiorenza, splendida Donna, ho voluto sottoporre una serie di domande per mettere in luce alcuni aspetti della sua complessa, e al tempo stesso genuina, personalità, con la speranza di poterla conoscere sempre di più.

Qual è lo stato d’animo del “giorno dopo” la grande emozionedel palcoscenico del Teatro alla Scala? Cosa rappresenta nella carriera di una cantante lirica una Prima in un teatro così importante?

Siamo stanchi, ma molto soddisfatti. Con Filippo, il mio manager, condivido sempre il difficile momento della verifica. Ho rivisto lo spettacolo nella versione cinematografica e abbiamo trovato tante bellissime idee, ben realizzate da parte di tutti.
La festa è stata in parte rovinata dallo scandalo per la sostituzione del tenore, ma, sinceramente, ritengo quest’edizione del Don Carlo pregevole, sia nell’esecuzione musicale che registica.

Come ti sei preparata al ruolo, così complesso e ricco, di Elisabetta di Valois, sia dal punto di vista musicale che teatrale? In che modo e con quali tecniche, si riesce entrare nel personaggio?

La preparazione è frutto di anni di studio e di esperienza. Pongo al servizio dell’interpretazione tutta la mia conoscenza tecnica, ma, soprattutto la mia vita. Solo la maturità ti rende un’interprete profonda e innovativa.
Personalmente utilizzo la tecnica dell’immedesimazione nella persona e non nel personaggio, per far questo attingo alle mie esperienze dolorose, ad esempio nel confronto con Eboli, l’antagonista femminile che tradisce l’amicizia e la fiducia di Elisabetta per gelosia ed egoismo, ho pensato a quando è capitato anche a me e ho tradotto i sentimenti, che tali ricordi mi suscitavano, nella gestualità che avete visto, come se stessi rivivendo quelle situazioni.
Dal punto di vista emotivo è molto stancante. Per questo, dopo gli spettacoli, trattandosi quasi sempre di un repertorio tragico, passo alcuni giorni di vera prostrazione psicologica. In parte, veramente vivo quello che recito.

Sei riuscita a interpretare Elisabetta di Valois come avresti voluto?

Ho fatto tutto ciò che mi ero proposta di fare. Tutto è stato studiato con moltissima attenzione. Il cervello deve essere costantemente vigile. Alle volte capita l’inconvenente, banale o serio, che in parte può disturbare la resa, ma ci si prepara anche a questo… Occorrono sempre nervi saldi e riflessi pronti.

Elisabetta nell’Opera canta una delle arie più belle e difficili. Qual è il tuo rapporto con la bellezza che nel tuo lavoro viene continuamente ricercata?

La bellezza ha un preciso valore nella comunicazione con il pubblico: non è questione di vanità o di ricerca dell’effimero. Io sono un’attentissima osservatrice. Hai mai fatto caso a come reagiscono i bambini nei confronti delle categorie estetiche? Sono attratti dal bello e spaventati dal brutto, in tutte le cose. Lo stesso vale per gli animali. È come se il bello avesse una precisa indentificazione con il positivo e viceversa. Evidentemente sto parlando di “Bello” richiamando il concetto filosofico classico, non certo pensando agli ambulatori di chirurgia estetica…
Questo mi ha fatto riflettere sui presupposti psicologici necessari affinchè in noi si manifesti la Bellezza, quella vera, che non dipende dall’età o dalle cure che si dedicano al viso o dagli orpelli con cui ci si agghinda. Essa è inscindibile dalla bontà d’animo e dalla sensibilità. Questo è ciò che bambini e animali, creature non dotate di sovrastrutture culturali, avvertono.
La vera Bellezza è espressione di anime belle.

Qual è il ruolo che ti piacerebbe interpretare o reinterpretare nel futuro? Qual è il tuo preferito tra quelli che hai interpretato?

Ho deciso di reinterpretare Traviata, che cantai una quindicina di anni fa, ma che lasciai poichè non ero soddisfatta del risultato. Ora penso di aver capito come risolvere l’esecuzione musicale e di poter dire qualcosa di interessante.
Amo molto Butterfly, creatura fragile e gigantesca! E il suo opposto, Norma, gigantesca e fragile! Donne di grande dignità e generosità.

Dove e quando è nata in te la passione per il canto?

Ho sempre cantato. È sempre stato il mio modo di esprimere la mia interiorità.

Hai pensato di dedicare a qualcuno questa tua notevole esperienza?

Sempre a mio padre. Non c’è più da tanti anni, ma da lui ho ricevuto il prezioso dono della sensibilità artistica e l’ho sempre sentito vicino a me in questi momenti.

Quali disagi, se ci sono stati, ti ha provocato il cambio al’ultimo momento del tenore Filianoti con Neill?

Quando l’ho saputo sono rimasta di stucco. Apprezzo molto Giuseppe Filianoti. Abbiamo lavorato sempre in armonia e sotto i migliori auspici.
Stuart Neill è molto serio, un ottimo professionista. Si è impegnato al massimo e abbiamo trovato, anche senza alcuna prova insieme, un’intesa perfetta.

Vuoi ricordare qualche aneddoto particolare delle prove o della Prima?

Con piacere, ne ho uno divertente. Alla prima prova con il costume del secondo atto, un bellissimo abito da parata della Regina, mi sono incastrata con il manto nell’ascensore. Era talmente pesante che se non mi aiutavano alcuni tecnici avrei trascorso la serata sul pianerottolo…

C’è qualcosa che vorresti raccontare o dire di te che non ti hanno mai chiesto?

Il mio canto è il grido dell’anima contro la sofferenza, la crudeltà e la cattiveria. Specialmente quella contro le creature indifese: gli anziani, i bambini, gli animali. Spero che il mio messaggio di amore e di pietà serva a cambiare l’anima di che vive per far soffrire gli altri.

Nel mondo della lirica c’è spazio per i giovani cantanti, c’è un ricambio generazionale? Quali consigli vorresti dare a chi decide di intraprendere questa carriera?

Lo spazio è poco e purtroppo si riduce sempre. La crisi toglie risorse alla cultura, che non è un business. Non si può pensare di guadagnare materialmente con l’Arte. È un investimento sulla mente delle persone. È cibo per far crescere l’intelligenza.
Solo se possiedi quel “fuoco” fatto di passione e di straordinaria energia puoi pensare di farcela. E se possiedi: coraggio, pazienza, umiltà e autocritica.

I tuoi prossimi impegni?

Capodanno a Strasburgo, concerto di Gala Pucciniano. Poi a Gennaio a San Pietroburgo ancora per un Gala al Palazzo Presidenziale, dove coniugherò tre grandi forme d’Arte italiane: il Belcanto, l’Alta Moda e la Gioielleria! Ho intrecciato una bella amicizia, grazie a Maria Grazia Somma che ci ha presentati, con la Maison Gattinoni, storica sartoria non solo della moda ma anche del cinema e del teatro, e con Casa Damiani, eredi della centenaria tradizione orafa valenziana.
Ad Aprile invece il mio debutto in Maria Stuarda alla Fenice di Venezia.

Una mia curiosità… che potrebbe essere utile anche per i tuoi fans: qual è il tuo fiore preferito?

Tutti! Ma vivi, non recisi… provo pena vedendo la meraviglia di tanta armonia destinata a sfiorire prematuramente, in poche ore. Io rispetto con la stessa attenzione tutto ciò che è vita.

(Gloria Anselmi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori