PALOMBELLA ROSSA/ Moretti e la fine del Pci: il presente non ha più memoria

- Sofia Boccetti

Era il 15 settembre del 1989, esattamente 30 anni fa, quando usciva nelle sale cinematografiche “Palombella rossa”, film di e con Nanni Moretti

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Nanni Moretti in una scena del film

Era il 15 settembre del 1989, esattamente 30 anni fa, quando usciva nelle sale cinematografiche il film di Nanni Moretti Palombella rossa. Il tema della pellicola è la crisi di un comunista e di tutto il Partito comunista in generale. Il protagonista, Michele Apicella (lo stesso nome del protagonista di Bianca), è un politico militante nel Partito comunista e giocatore di una squadra di pallanuoto. Il giorno seguente alla sua partecipazione a una Tribuna Politica, in cui fatica a difendere i principi del suo partito di fronte alle critiche dei giornalisti, mentre è alla guida della sua auto, si distrae per rispondere alle smorfie di alcuni bambini che lo guardano da un’altra automobile e sbanda, riportando un trauma cranico. La conseguenza è un’amnesia che porta Apicella a dimenticare chi è.

Con la sua squadra di pallanuoto va in trasferta a Acireale. Nell’hotel ritrova un articolo di giornale che aveva scritto lui stesso e inizia a ricordare di essere comunista. Si chiede: “Com’era quel discorso, il nostro progetto sulla trasformazione della società?”, ma non sa concludere e resta con lo sguardo perso nel vuoto. A bordo piscina, durante la partita, mentre attende di entrare in acqua, incontra Simone il cattolico con il suo mentore, due personaggi che si definiscono esasperati, ma che sono assillanti e che gli portano più volte vassoi di dolci, la figlia (una giovanissima Asia Argento) che deve affrontare l’esame di terza media, una giornalista che vorrebbe intervistarlo su tematiche politiche, un sindacalista.

Col trascorrere delle ore, riaffiorano ricordi dal passato: ripensa a quando era bambino, con i genitori che l’avevano obbligato a nuotare contro il suo volere, poi ventenne quando distribuiva volantini e giornali propagandistici nelle case. Intanto la partita procede e la squadra di Apicella è in svantaggio. L’allenatore, interpretato da un magistrale Silvio Orlando, viene espulso da un arbitro che è accompagnato nelle sue decisioni da uno psicanalista personale. Intanto il televisore del bar a bordo piscina trasmette Il dottor Zivago. La partita sta per finire e Michele recupera la memoria. Il risultato però volge a favore degli avversari; la squadra di Michele tenta un pareggio, ma sarà proprio lui a sbagliare il tiro decisivo, una “palombella”. Alla fine della partita, Apicella avrà un secondo incidente in auto e si ricorderà quando, da bambino, aveva riso a una manifestazione guardando un sole rosso di cartone, “il Sol dell’Avvenire”.

Come ha spiegato Moretti stesso in una sua apparizione del 2017, la crisi di identità di un uomo ha voluto illustrarla con un film “non realistico”: non dobbiamo attenderci una trama lineare, ma un racconto narrativamente più libero, che salta molti passaggi logici. Moretti sperimenta in questa pellicola uno stile fuori dagli schemi tradizionali: la narrazione è continuamente interrotta da momenti onirici, scene metafisiche, flashback, filmati d’epoca. Per raccontare la crisi di un politico non si descrive semplicemente quell’uomo, ma è come se si inscenasse la confusione, il senso di perdita, di sbandamento che sono dentro quel politico e, di conseguenza, confuso e perduto si sente anche lo spettatore. Chi guarda questo film, non solo “guarda”, ma “entra” nello smarrimento del protagonista.

Anche il luogo di svolgimento della partita è finalizzato alla resa di questo smarrimento: Acireale, quindi una trasferta, lontano dalla propria casa, dalla propria città. Ha detto Moretti: “Volevo che ci fosse un’andata e un ritorno, ma soprattutto volevo che ci fosse un pubblico ostile, un pubblico contro”. Tra le scene surreali, notevole è quella della piscina invasa da cartelloni pubblicitari di pasticcerie, dopo che i due esasperati hanno offerto a Michele l’ennesimo vassoio di paste: lo smarrimento di Michele di fronte a un simile gesto è riflesso nello smarrimento del nuotatore in una piscina invasa da pubblicità.

Molto spazio è dato alla pallanuoto. Sappiamo che questo sport è stato praticato da Moretti in età giovanile. Confesserà lui stesso che proprio dalla pallanuoto era partito per costruire il film, dato che desiderava far entrare in una sua pellicola questo sport, che era una sua grande passione. La palombella è un tipo di tiro con una traiettoria parabolica: diventa qui il simbolo di un’azione per vincere, che il Partito comunista – quindi la palombella è rossa – non è più in grado di fare.

Un altro dettaglio che Moretti inserisce perché, in un certo senso, era una sua passione, è Il dottor Zivago: aveva cercato un film che parlasse insieme di amore e di politica e tra varie possibilità sceglie quello solo in ragione di Julie Christie, proprio perché era un’attrice che amava molto. Quando alla televisione del bar se ne vedono le scene finali con la morte del dottore, Apicella alza il pugno chiuso, ma non come simbolo politico, bensì – ammette Moretti stesso – per “amore nei confronti dell’attrice”.

Se analizziamo le tematiche di questo film, vediamo che, come in altri suoi lavori, Moretti riflette su problematiche quanto mai attuali. Il tema principale è la crisi del Partito comunista e l’analisi è puntuale, senza sconti, ma diventa poi spunto per una riflessione più generale sul senso e sul modo di fare politica, sulla perdita di identità di partito. Qual è il senso del fare politica? Stabilire un legame con le masse e agire in conformità ai suoi bisogni e desideri, come asserisce un amico di Michele, oppure altro?

Un messaggio forte è nelle parole del sindacalista: se si perde un’identità politica, nasce un movimento conflittuale. “Io so che nella società c’è un potenziale conflittuale enorme che va diretto, perché se non è diretto, o non c’è o si disperde o è clientelismo o è lotta verbale”. E: “Continuiamo in questo eclettismo generico, mentre noi abbiamo bisogno di punti forti; noi non partiamo da zero: abbiamo un patrimonio, abbiamo idee”. Ahinoi, come risuonano attuali “clientelismo” e “lotta verbale”…

Dalla politica, la riflessione si allarga a un certo modo di fare giornalismo, di parlare e di scrivere. Dice proprio Michele: “Noi dobbiamo lottare contro il giornalismo, contro le parole sbagliate”. È memorabile la scena di Apicella che se la prende con la giornalista durante un’intervista.
– Io non lo so, però senz’altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi.
– Che dice?
– Forse ho toccato un argomento che non…
– No…no…è l’espressione. Non è l’argomento, non è l’argomento, non è l’argomento…è l’espressione. Matrimonio a pezzi. Ma come parla…
– Preferisce rapporto in crisi? Ma è così kitch…
– Kitch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere…
– Io non sono alle prime armi!
– Alle prime armi…ma come parla?
– Anche se il mio ambiente è molto cheap…
– Il suo ambiente è molto…?
– È molto cheap,
– (schiaffeggiandola) Ma come parla?
– Senta, ma lei è fuori di testa!
– E due. Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parla!.

Moretti va contro un giornalismo dove le notizie sono fatte di stereotipi, pregiudizi e schematismi inutili, dove le parole sono cercate non per il loro significato, ma solo per sorprendere. “Chi parla male pensa male e vive male; bisogna trovare le parole giuste”, dice Michele.

E viene in mente la modalità moderna di tanta relazione scritta, soprattutto oggi dove, anziché parlare di persona, si preferisce scrivere sui social: la cattiveria e l’aggressività di tanti messaggi che i social attuali consentono a chiunque di rendere pubblici, la manipolazione sbagliata di certe parole, che vengono usate solo perché “ad effetto” senza pensare prima al loro reale e profondo significato e alle conseguenze.

C’è poi un’altra riflessione in questo film: la fede politica confrontata con la fede religiosa. Simone il cattolico, a bordo piscina, sostiene che Michele e lui siano molto simili. Durante la tribuna politica, un intervistatore cita Papa Giovanni: “Quando incontro qualcuno per strada, io non chiedo chi è, ma dove vuole andare”. Poco dopo l’inizio del film e poco prima della fine, Apicella canta “E ti vengo a cercare” di Battiato: “Questo secolo oramai alla fine / saturo di parassiti senza dignità / mi spinge solo ad essere migliore / con più volontà / emanciparmi dall’incubo delle passioni / cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male”. C’è un messaggio importante: come la fede religiosa, anche quella politica deve cercare un Bene. La differenza è che i dogmatismi, mentre sono parte delle religioni, sono invece il rischio di certa politica fallimentare.

Infine, proprio alla conclusione del film, Apicella bambino ridacchierà del cartonato Sol dell’Avvenire, mentre tutti gli altri manifestanti lo seguono come ipnotizzati: è la derisione del conformismo vuoto.

Due mesi dopo l’uscita di Palombella rossa, nel novembre 1989 crolla il muro di Berlino e con esso anche il Pci. Anche stavolta l’analisi del visionario Moretti aveva anticipato i tempi.

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