Pregliasco “Ora come la seconda ondata”/ “Ma ad ottobre gli ospedali erano vuoti…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco l’Italia è ormai prossima alla terza ondata, e sulle scuole chiuse: “Molti contagi anche fra i giovani”

fabrizio pregliasco
Il virologo Fabrizio Pregliasco (Foto LaPresse)

Lancia l’allarme il noto virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, membro della task force anti covid della regione Lombardia. Alla luce del trend dei contagi dell’ultima settimana, c’è il serio rischio che a breve si possa arrivare a raggiungere i livelli di picco dei mesi di ottobre e novembre. “Il rischio che emerge dal trend e dalle proiezioni – le sue parole ai microfoni del programma di Rai 3, Agorà, ribadendo quanto già rilasciato negli scorsi giorni – è che nel giro di poche settimane, 3 o 4 quindi nell’arco di questo mese, si possa arrivare di nuovo ai livelli della seconda ondata. Questo è ciò che si sta prospettando”.

Le analogie con l’avvio della seconda ondata sono evidenti secondo Pregliasco: “Siamo in una fase che si sovrappone alla rampa iniziale della seconda ondata di ottobre”. Sul nuovo Dpcm emanato in settimana e che entrerà in vigore a partire da domani, 6 marzo: “Cerca di perfezionare un meccanismo che è difficile da attuare”, con l’obiettivo “di mitigare gli effetti sull’economia di un lockdown che ovviamente sarebbe più rapido nei risultati, se molto pesante e stringente”.

PREGLIASCO: “SCUOLE CHIUSE PER TANTI CASI FRA I GIOVANISSIMI”

Pregliasco ha parlato anche della scuola, e delle numerose chiusure da nord a sud in tutto il paese, per ultime, quelle della Lombardia, che da oggi è entrata in zona arancione rafforzatochiudendo quindi tutti gli istituti ad eccezione degli asili nidi. Il virologo spiega che questa scelta dolorosa deriva “dall’incremento quantitativo di casi” di Covid-19 “in diverse province della Lombardia, ma soprattutto” dalla “presenza massiccia di casi nelle fasce dei più giovani, con l’abbassamento della media generale sotto i 44 anni, ma soprattutto tantissimi casi tra i 13 e i 19 anni, ma anche nei più piccoli. Casi nella stragrandissima maggioranza senza sintomi, ma ovviamente con un grande rischio di diffusione, come si è visto, nei focolai familiari”. Nel giro di 3 settimane si sono registrati circa il 20-30% dei casi in più e questo “Ci porta a vedere la situazione come un po’ la rampa della seconda ondata di ottobre – ribadisce – dobbiamo evitare assolutamente che questo accada, nella speranza che questi interventi restrittivi, che sicuramente infastidiscono le famiglie e tutti noi, siano ancora necessari per far continuare la campagna di vaccinazione che dal mese di aprile, credo, potrà dare quella possibile protezione elevata che ci aspettiamo”. A complicare la situazione, il fatto che ad ottobre gli ospedali erano vuoti: “Ora cominciamo questa fase con 2.200-2.300 pazienti, che sono il segno di una grande diffusione. Abbiamo 9 Regioni con valori d’impegno nelle terapie intensive”.



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