RINVIO SCADENZE FISCALI/ Le vere certezze che le imprese aspettano ancora

- Ciro Acampora

Occorre abbandonare la logica del continuo rinvio delle scadenze fiscali e prendere provvedimenti che aiutino le imprese

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(Pixabay)

Il Governo ha annunciato l’ennesima proroga dei versamenti riscadenzati senza alcuna ratio nell’ultimo anno e il rinvio della notifica degli atti tributari già “pronti” da tempo. Entrambe le proroghe pretendono di dare respiro alle aziende. In realtà, il percorso delle proroghe (dove anche questa volta si arriva a tempo scaduto) rischia di creare un problema enorme alle aziende.

Il Premier Draghi negli ultimi giorni si è affrettato a far sapere agli italiani che lui non garantisce nulla, non è il suo stile. Ha voluto far sapere che se continuerà a restare solo non si potranno ottenere i risultati attesi. Il Governo attuale è sempre più la somma del primo e del secondo Governo Conte. I partiti non vogliono prenderne atto e tendono a esaltare i veti ideologici impedendo il varo di interventi che andrebbero adottati senza indugio. 

Si dibatte se la riforma fiscale debba seguire la progressività presente nella Costituzione (ma di fatto non esistente più vista la molteplicità, e in alcuni casi iniquità, di imposte piatte presenti nel nostro sistema fiscale) e una flat tax, talvolta estrema, invocata dal popolo delle partite Iva. Il limite di questa visione contrapposta (che è tale anche quando si discute della riforma della giustizia e/o degli appalti) è sotto gli occhi di tutti. Senza un impegno dei partiti a superare le divisioni ideologiche c’è il rischio che diventi possibile il fallimento del Recovery plan. È un risultato che come Paese non possiamo permetterci. I fondi del Pnrr sono per lo più debito che stiamo contraendo che deve assumere la veste di debito buono. Serve, dunque, maturità da parte di tutti gli attori, cittadini inclusi. 

Gli esempi da cui partire sono molti e sotto gli occhi di tutti. Il super bonus edilizio è destinato a fallire senza una riforma che elimini lo strapotere, più o meno voluto, della burocrazia. Sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa è apparso un titolo che ha contato in 6.500 gli interventi “chiarificatori” sin qui effettuati dall’Agenzia delle Entrate. Nella stessa direzione va la posizione dell’Enea secondo cui non spetta il bonus del 110% quando si realizza il cambio di dimensione delle finestre. Osservando il proliferare delle pronunce e la loro pervasività ci si rende facilmente conto di cosa potrà accadere. I rischi non saranno limitati al fallimento della misura, ma porteranno al fallimento dei cittadini che tra qualche anno, a fronte di “interpretazioni” ex post, si troveranno costretti a dover restituire con gli interessi e con le sanzioni il super bonus che oggi viene sbandierato. 

Se si guarda alle attività edilizie spesso si assiste allo strapotere delle Soprintendenze o dei Comuni che non rilasciano le concessioni. Le inadempienze non sempre sono legate al numero di funzionari presenti nella pianta organica. Spesso dipende dal fatto che ciascuno di questi attori si sente autorizzato a “frapporre” ostacoli o per non assumersi responsabilità o per “esercitare” un potere.

Ragionamento simile si può fare in tema di privacy. Il tracciamento dei contagi e il pass verde per i vaccinati e/o guariti è frenato, anche, dai dubbi del Garante per la privacy. Senza entrare nel merito dei danni sanitari prodotti dal mancato tracciamento diventa legittimo domandarsi come si conciliano i dubbi del Garante con l’obbligo di restare a casa o con quello di dover descrivere sulle autocertificazioni i motivi degli spostamenti. Siamo sicuri che un tracciamento finalizzato a ridurre i contagi sia così impattante sulla nostra vita? Potremmo rinunciarci per qualche mese in attesa di esaurire la lotta contro il virus? 

Ritornando a tema delle proroghe dei pagamenti e delle notifiche degli atti tributari, occorre che sia chiaro che la proroga non potrà essere infinita. Altrettanto la fine della proroga non potrà essere seguita dall’immediato pagamento delle rate sin qui scadute. C’è da lavorare affinché la proroga, ancora una volta intervenuta a tempo scaduto, sia accompagnata da misure diverse. Il solo rinvio generalizzato, annunciato con un comunicato, sarebbe uno schiaffo alle partite Iva che solo il 26 aprile hanno ripreso a lavorare. Chi sostiene che andrebbero aiutate le aziende secondo l’abituale parametro della perdita di fatturato continua a seguire un percorso ideologico che nessuno ha seguito quando si è sostituto il bonus Renzi con il bonus Gualtieri o quando è stata varata la riforma del pubblico impiego. Il prossimo intervento deve essere in grado di dare certezze alle imprese. Deve riscadenzare il debito maturato e deve essere accompagnato dalla eliminazione delle sanzioni. Solo questa soluzione consentirà di incassare le somme scadute e quelle in scadenza. Solo le aziende che sopravvivono potranno creare ricchezza e remunerare i diversi fattori..

È il tempo delle riforme che vanno fatte superando la “logica” seguita negli ultimi venti anni. La riforma fiscale non è limitata dall’evasione fiscale e la modifica degli appalti non è voluta da chi vuole cementificare senza regole. Queste tesi sono utili nei dibattiti per far sopravvivere chi è contro ogni intervento riformatore perché non ha proposte e non è in grado di immaginare il futuro. 

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