RISTORAZIONE/ Meno tasse sulle mance: 2.000 euro in più nelle tasche dei lavoratori

- Manuela Falchero

L'imposta agevolata del 5%, prevista dalla Legge di Bilancio per il 2023 ha portato una maggiorazione annua di circa una mensilità

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I lavoratori della ristorazione si preparano a chiudere il 2023 con un portafoglio un po’ più pesante. A dirlo sono le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio che ha provato a quantificare l’effetto dell’imposta agevolata, prevista dalla Legge di bilancio 2023, sulle mance concesse dai clienti del fuori casa.

Lo scorso anno era infatti stata introdotta una nuova disciplina sulle liberalità corrisposte a seguito di una “apprezzata” erogazione del servizio, che in precedenza erano ricondotte alle regole generali previste per il reddito da lavoro dipendente e, quindi, al pagamento dei relativi contributi e della corrispettiva tassazione Irpef in base all’aliquota di riferimento del singolo lavoratore.

Nel 2023, invece, la Legge di bilancio ha previsto l’introduzione di un’aliquota agevolata pari al 5% sulle mance percepite dai lavoratori delle strutture ricettive e degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Seppur con qualche distinguo. La tassazione ridotta si applica infatti solo a chi ha registrato nel periodo d’imposta precedente un reddito non superiore a 50.000 euro, all’interno del quale vanno ricompresi anche eventuali redditi di lavoro dipendente conseguiti da attività lavorativa diversa da quella svolta nel settore turistico/alberghiero e della ristorazione. E ancora, si applica solo entro il limite del 25% del reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro.

Ebbene, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, questo meccanismo agevolato dovrebbe avere generato, nella sola ristorazione, un ammontare complessivo di mance per un valore di circa 2 miliardi di euro l’anno. Il che, tradotto in altri numeri, significa, in media, poco meno di 2.000 euro per ciascuno dei 980mila lavoratori del settore. Una vera e propria mensilità aggiuntiva – fa notare la stessa Fipe – visto che questa somma rappresenta il 15% del totale delle retribuzioni (pari a oltre 13 miliardi di euro) percepite nel 2022 dai lavoratori, sia full time che part time, di questo comparto.

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