Salvatore Di Gangi, boss investito da treno/ Fatto scendere perchè senza green pass?

- Davide Giancristofaro Alberti

Continuano le indagini sulla morte di Salvatore Di Gangi, boss della mafia morto sabato scorso dopo essere stato travolto da un treno

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Salvatore Di Gangi, screen da Trmweb

Giungono novità in merito al decesso di Salvatore Di Gangi, il boss morto due giorni fa dopo essere stato travolto da un treno merci. Stando a quanto riferisce il Corriere della Sera, il 79enne, considerato un fedelissimo di Totò Riina, sarebbe stato fatto scendere da un treno su cui viaggiava, alla stazione di Genova Piazza Principe, in quanto senza green pass al seguito. Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, l’uomo avrebbe iniziato a vagare sui binari fino a che non sarebbe stato colpito da un malore e poi travolto e ucciso da un treno merci. Era stato condannato a 17 anni di carcere per mafia, ma venerdì scorso la corte d’appello di Palermo aveva deciso di scarcerarlo dopo una perizia che attestava i suoi deficit cognitivi.

E sabato sera, poche ore dopo il rilascio, è stato travolto da un treno merci in quel di Genova. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Genova, Federico Manotti, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, e nel contempo è stata disposta l’autopsia per escludere qualsiasi forma di morte violenta. Gli investigatori vogliono in particolare cercare di ricostruire le ultime ore degli spostamenti di Salvatore Di Gangi, e soprattutto cosa sia successo fra la scarcerazione e appunto il momento della morte.

SALVATORE DI GANGI TRAVOLTO DA UN TRENO: SI CERCA DI RICOSTRUIRE LE ULTIME ORE DEL BOSS

Nelle tasche sarebbe stato ritrovato, così come ricostruisce Il Secolo XIX, un biglietto ferroviario per Roma Ostiense, ed è probabile che poi si sarebbe recato a Sciacca, il suo paese d’origine. L’uomo, come viene specificato nell’ordinanza di scarcerazione, era stato autorizzato a raggiungere la sua abitazione «libero e senza scorta», ma a patto a che lo stesso raggiungesse la sua meta senza contattare nessuno se non il proprio medico e la famiglia.

Il nome di Di Gangi, nato nel palermitano, è finito in diverse inchieste giudiziarie che riguardavano l’agrigentino; nato come banchiere e poi come imprenditore edile, il boss era finito nei guai ad ottobre, nell’ambito dell’indagine sul resort Torre Macauda, albergo di lusso di Sciacca al centro di diverse inchieste di mafia.



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