SANREMO 2023/ Il “minestrone” del pensiero unico alza l’asticella dell’auditel

- Gianni Foresti

Ieri ha preso il via il Festival di Sanremo 2023, dove tra ospiti e temi trattati si insegue il dato di ascolti più alto e il pensiero unico

Sanremo2023 Amadeus Morandi Lapresse1280 640x300 Gianni Morandi e Amadeus sul palco di Sanremo 2023 (Lapresse)

Che onore scrivere per la serata d’apertura del Festival di Sanremo. Si passa dalla Siria e Turchia con nonchalance alle canzonette, questa è la tv, dove ormai tutto quello che gira nel mondo (diritti, moda, sensazioni, educazione, cultura, e… chi più ne ha più ne metta) ci viene buttato lì come verità e come obiettivi.

Negli anni ’70 ho collezionato come altri miei coetanei le figurine dei calciatori della Panini. Qualche album lo avevo concluso, ma mia madre li gettò via in un trasloco. Il bello era giocare con le figu, se usciva la lettera uguale del nome del calciatore si portava via il mazzetto all’amico, oppure le si tirava contro un muretto, chi vi si avvicinava di più vinceva. E qui si poteva giocare in tanti. E poi c’era lo scambio delle doppie per cercare le mancanti.

Nelle settimane scorse mi si è posta una domanda: perché non fare  un album di figu del Festival di Sanremo? Spulcia di qua e di là ho scoperto  che nel 1968, 1969 e 1972 è stato editato dalla Panini.  Presumo che ora sia una spesa folle idearlo, produrlo e metterlo sul mercato, chi poi acquisterebbe le figu dei cantanti? Al massimo potrebbe Sorrisi e Canzoni produrre un inserto con i santini del conduttore, vallette e ospiti. Con il rischio che qualche buon tempone della redazione scambi il Presidente ucraino Zelens’ky con i calciatori Zalewski (Roma) o Zieliński (Napoli).

Visto che quest’anno Fiorello è al Dopo Festival, Zelens’ky lo avrei invitato nelle vesti di comico e non capo di Stato che cerca armi. Ci penserà Amadeus a leggere il comunicato del Presidente ucraino, speriamo non si vesti con la mimetica.  Chiarisco che non sono però con Putin, ma  per la pace vera: fossi stato in Amadeus avrei chiesto un intervento a Papa Francesco che chiede la pace non solo per la guerra all’Est ma su tutto il mondo. Ma come sappiamo la dritta è arrivata imposta da Bruno Vespa, terza Camera del Parlamento, che pensa solo all’audience. E dopo la media degli ascolti del 2022, (più di 11 milioni di teste), Amadeus deve alzare sempre di più l’asticella per elevare lo share.

Come scrivevo l’anno scorso, il Festival è un minestrone in cui gli ingredienti sono innumerevoli: canzoni (?), razzismo, gender, internet, fashion blogger, giornalisti (quelli non mancano mai), libertà, politici, gnocche, ecc. Tutto fa brodo, imbevibile però. Le dichiarazioni di Amadeus e del Direttore del prime time di Rai 1 in risposta alle critiche sul testo di Rosa Chemical ci dovrebbero far inorridire, se alzi il ditino per dir la tua contro il pensiero unico sei tacciato di essere un bieco moralista. Ci mancava che aggiungessero in rima la parola fascista. Anch’io ho però il diritto di parlare, lo dice la Costituzione e poi anche perché i due signori in questioni li pago io col canone Rai.

Partiamo dal PreFestival: inguardabile, un marchettificio per recuperare euri con personaggi che escono chissà da dove (lo so ma non posso dirlo).

Ed eccoci al Festival. Inizio con una retorica da… ridere visto che veniamo dal suddetto PreFestival e da una fascia pubblicitaria: minuto di silenzio per i morti del terremoto, saluto a Mattarella, inno di Mameli cantato dallo scongelato Morandi, Benigni che sostituisce Fiorello come comico (buone però le sue battute). E poi un suo monologo (acchiappa non c’è che dire) sul valore della Costituzione (un canto per l’attore) e sull’articolo 21,“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.  Vero, non si può obiettare nulla e perciò, con ‘sta scusa, tra gli ingredienti del Festival ci possiamo aggiungere di tutto e può essere zittito chi è in disaccordo su qualche argomento. Doppio brodo scaduto.

Passiamo alla parte prettamente televisiva. Il palco del teatro Ariston è sempre quello, ma ogni anno la sua scenografia cambia, ci vuole gran fantasia, perciò le luci sono importanti, i fascioni  sui fianchi cambiano colore continuamente, la scalinata s’illumina con effetti dovuti ai vari colori dei proiettori. L’impianto che colpisce la vista sullo sfondo è la forma a cupola che ricorda il Pantheon di Roma, valorizzata al buio da luci che sembrano stelle, con una specie di astronave circolare in movimento verso il basso. Un monumento come massima espressione della gloria del Festival e di… Ama-deus (forse si farà seppellire lì con la sua giacchetta che richiama il sopracitato cielo). Tutto questo comunque ha un costo esorbitante che non v’immaginate.

Buona la scelta regista tv di Stefano Vicario, c’è un adattamento delle riprese per ogni cantante, per la sua interpretazione, considerando i movimenti fisici (mani e braccia) e il ritmo musicale. Gran lavoro del cameraman sui primi piani, anche se a volte (su Anna Oxa ed Eloide) si soffre un po’ di mal di mare. Ma come dicevo, è una scelta artistica, sicuramente provata e riprovata, che valorizza lo spettacolo televisivo.

Il Gianni Morandi è il simbolo dell’unità d’Italia, non solo per l’inno iniziale e la co-conduzione, lui è l’eroe scongelato della storia della canzone italiana che salta pure sul palco. Inguardabile però il momento con le vecchie canzone del Festival, ma che idea hanno avuto gli autori? Che tristezza.

Inutile sparare su sull’inpellato Piero Pelù, sarebbe solo pubblicità per lui e per uno degli sponsor. Anche loro scongelati come il Gianni nazionale, i Pooh con il loro medley ci hanno riportato nella tradizione  della musica leggera italiana. Forse alcuni pezzi mi sembravano urlati, ma noi matusa siam ritornati giovani. Alta e altra categoria.

Il contraltare ai Pooh è stato Salvo (ma chi è?) in collegamento dalla nave al largo di Sanremo e con il suo tuffo in piscina. Ma per favore….Non ho parole per Blanco, ci ha pensato il pubblico dell’Ariston. Da prenderlo a calci come ha fatto lui coi fiori.

Chiara Ferragni, coi suoi milioni di followers (mica scemo Ama), dopo aver annunciato le canzoni ha avuto l’angolo del suo monologo. Non me l’aspettavo devo dire la verità, ha raccontato di se stessa, molto umana. Mi fermo qua, non mi sento di dire altro, tanto ci penserà Gramellini. E poi parleranno tutti del suo vestito, fa parte dello show come il passaggio sul sessismo.

Nessuna considerazione sulle canzoni, meglio scriva qualcuno più competente di me. Ho però due preferenze, mi è piaciuta la canzone di Mr. Rain (furbina la partecipazione del coro dei ragazzini) e del gruppo Colla Zio, giovani esordienti, una ventata di freschezza.

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