SANTO CALCIO/ Il film per sorridere e ripensare agli Europei

- Gianni Foresti

Dopo la vittoria dell’Italia agli Europei si può sorridere anche guardando un film spagnolo che ha a che fare con il mondo del calcio e con Roma

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Una scena del film

Oh! finalmente un film sul calcio, Santo Calcio (2017), titolo originale spagnolo Santo Calcio – Que baje Dios y lo vea. E che Dio guardi giù veramente. Perché? Ve lo dico dopo. Prima alcune cosette.

Abbiamo arato Wembley e gli inglesi dominandoli sul campo e anche fuori. Scene indecorose, i calciatori si son tolti la medaglia appena messa, son andati via prima della premiazione dell’Italia. Gli atleti rispecchiano la cultura inglese: colonialisti (andatevi a leggere Robert Hughes La Riva Fatale su com’è nata l’Australia), violenti e razzisti (gli insulti ai rigoristi neri), tiranni (Scozia e Irlanda) per non parlare dei bombardamenti sull’Italia nella Seconda guerra mondiale. Ma da una nazione che è bastian contraria (guida a destra, libbre e miglia), che ha sempre fatto quello che ha voluto in termini di interessi (vedi in Africa con il petrolio e con le Isole Falkland) che canta God Save the Queen, ma che non crede in Dio, cosa dovevamo aspettarci?

E ora il film Santo Calcio. La pellicola prodotta da Netflix con un piccolo budget, 3,5 milioni di euro, è una commedia simpatica e divertente, senza pretese di sfondare in termine di cassetta. Un giovane sacerdote missionario, padre Salvador, viene mandato in un convento/seminario di frati spagnolo, San Teodosio, a insegnare ai giovani futuri sacerdoti. Era in Ciad e per salvare gli uomini e i ragazzi della missione dai guerriglieri ha hackerato i fondi neri del Vaticano per il riscatto. A Roma lo puniscono mandandolo in culo ai lupi.

 Il seminario è guidato da un priore vecchio stampo dove sembra di essere in un collegio degli anni ’70 dove il rispetto delle regole era centrale. Padre Salvador è un personaggio estroverso, ha sulla scapola un tatuaggio del volto di Gesù coronato di spine e pensa più alla pratica che alla grammatica. 

Il convento viene messo in vendita dal vescovo locale, diventerà un resort di lusso, mentre i fraticelli saranno dispersi in altri seminari. C’è un’occasione che potrebbe ribaltare tutto, partecipare al torneo di calcio Champion Clerum con finalissima a Roma. Padre Salvador convince il priore per il bene del convento e forma un’improbabile squadra composta dai seminaristi. E qui si sorride. Manca però un centravanti e allora arruolano un cristiano evangelico con il benestare del capo predicatore che ricorda quelli televisivi americani. Pian piano la squadra si afferma e nella partita decisiva incontra la squadra del seminario diocesano. E con scorno del vescovo vincono e vanno in finale a Roma contro la squadra del Vaticano. 

I nostri arrivano a Roma e da seminaristi ingenui che non conoscono il mondo vanno in discoteca, L’Inferno (un nome un programma) e alla fine c’è un conto di 1.300 euro da pagare. Non avendoli vengono sequestrati, arrivano il priore e padre Salvador che provano a menare scappellotti, ma poi il prete missionario è costretto ad hackerare nuovamente i fondi vaticani per pagare il debito. E si arriva alla finale della Champion Clerum dove un porporato del Vaticano vorrebbe imporre la sconfitta di San Teodosio, ma al rigor fatale si presenta sul dischetto come Roby Baggio il priore, segnerà o no?

Una pellicola con una storia semplice, una favola spassosa che lancia un po’ di mine alla gerarchia vaticana. Viene esaltata l’umanità e vocazione dei fraticelli, uno di questi capisce che non è la sua strada. Ci sono poi i vari personaggi macchietta come il rapper El Langui, il portiere messicano, i tre frati più che ottuagenari. Padre Salvador forse è un po’ troppo palestrato, ma è tutto a fin di bene. E poi si scorrazza nella Roma notturna: Piazza San Pietro, la Fontana di Trevi, il Colosseo, Castel Sant’Angelo con il suo ponte sul Tevere, ed è uno spettacolo. Roma caput mundi. Questo tour è fatto in auto, speciale però, la Papamobile, che il Priore e Padre Salvador trafugano per andare a salvare i fraticelli in discoteca.

Ripartiamo dall’inizio. E che Dio guardi giù veramente. Perché? Brutte le scelte inglesi di non onorare i vincitori; brutte le violenze post-partita; assurdo l’inginocchiarsi a bacchetta contro il razzismo; nessuna parola per le autorità inglesi che non hanno salutato Mattarella. In fondo il calcio, lo sport più bello del mondo, è solo un gioco, anzi dovrebbe, ma qui è diventata offesa alla politica internazionale, tentativo di imposizione di slogan. E forse Dio ha guardato giù veramente e la squadra considerata meno competitiva ha dato lezione di calcio e umanità.

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