SCENARIO/ Mauro: ecco chi lavora per fare un altro 2011

- int. Mario Mauro

“Conte intende condurre da solo la trattativa con Bruxelles, facendosi forte del rapporto con Mattarella e Merkel”

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L'aula del Senato (LaPresse)

“Conte intende condurre in solitaria la trattativa con Bruxelles”. E ancora: “La maggioranza giallo-verde sta ripetendo il copione che contrappose Tremonti e Berlusconi”. A dirlo è Mario Mauro, ex ministro della Difesa nel governo Letta. Mauro è stato vicepresidente vicario del Parlamento europeo per dieci anni, fino al 2014. Ha solidi legami con i vertici del Ppe e molte foto lo ritraggono in compagnia di Manfred Weber. Alle ultime europee si è candidato nella circoscrizione Sud come capolista di Popolari per l’Italia, la sua formazione politica, senza essere eletto.

Mario Mauro, cosa dice dell’ultimatum di Conte a Lega e 5 Stelle?

Conte ha rivelato a cosa tiene realmente: la politica europea non è disponibile a cederla a chicchessia. Per questo non ha più nominato un ministro degli Affari europei dopo Savona e per questo intende condurre in solitaria la trattativa con Bruxelles. Semplicemente non ritiene i leader di maggioranza all’altezza e pensa, imbeccato opportunamente da Mattarella e Merkel, di poter rappresentare una sorta di governo ombra di ottimati all’interno del governo dei populisti. Sa insomma che il governo regge fin quando l’Europa gli darà credito.

Entro domani Bruxelles comunicherà le sue considerazioni sulla risposta italiana alla lettera che ha messo in guardia il nostro paese per debito eccessivo. Quella lettera non le è sembrata, all’indomani del voto, un evidente atto politico?

La dinamica non è molto diversa da quella che ha preceduto nel 2011 la fine del governo Berlusconi. Allora la lettera della Commissione contribuì ad enfatizzare le contraddizioni all’interno della maggioranza e ad accelerare la crisi. 

Meglio: creò le condizioni per la speculazione finanziaria che portò alle dimissioni del governo.

Nei fatti, sì. Osservo però una cosa. Anche allora nel mirino della lettera c’erano le pensioni di anzianità difese a oltranza dalla Lega di Bossi. Una sorta di quota 100 anticipata sulla quale la maggioranza era spaccata.

Vuole dire che a Bruxelles sono più preoccupati di quota 100 che del reddito di cittadinanza?

Indubbiamente. Per una ragione semplice. La tenuta dei conti pubblici italiani ha molto a che vedere con capacità dei nostri governi di indicare esplicitamente le voci di entrata con cui coprire i provvedimenti di spesa. Non è avvenuto in passato e non sta avvenendo oggi.

Cosa rimprovera la Ue all’Italia?

Di nascondere la polvere sotto il tappeto. Ci sono due questioni che non si possono aggirare. La prima è che su 880 miliardi di spesa pubblica italiana, 330 vanno alle pensioni. La seconda è che nessuno sa quanti beneficeranno di quota 100 da qui a 10 anni. Il provvedimento rischia di destabilizzare i conti pubblici, rendendo insicura la risoluzione del debito. Com’è già avvenuto in passato, l’Italia dirà che intende fare riforme strutturali per sopperire in altro modo alla tenuta dei conti. Ma chi le crede, visto che queste riforme sono state tante volte annunciate e mai fatte? Nell’interesse del paese, dico che la posizione della Commissione dopo tutto non è così stravagante come la si dipinge. 

Di chi è la linea europea?

Dei tecnici e degli analisti della Commissione. Ha trovato sponda negli esponenti della Commissione uscente, formata da popolari e socialisti. I problemi per il governo italiano però non nascono dal fatto che ci sarà una maggioranza di segno diverso.

E da che cosa allora?

Dal fatto che non ci sono, tradotte in Trattati e Regolamenti, le dinamiche di carattere federale di cui ha bisogno l’Europa e che andrebbero incontro ai bisogni dell’Italia e di chi ha istanze come le nostre. Prevale quella linea sovranista che noi ostentiamo e che invece è quella che ci danneggia. 

L’immigrazione?

Non è una competenza europea. È inutile che l’Italia continui a dire che l’Ue deve farsi carico dei migranti. Per far sì che questo avvenga c’è bisogno di uno statuto federale. In sua assenza prevalgono i sovranismi.

A chi si riferisce?

Alla Francia e all’Olanda quando hanno bocciato la costituzione europea; alla Francia e alla Germania quando attuano le loro politiche nazionali spadroneggiando in Europa e comportandosi come i leoni nella giungla. 

L’esperienza di governo è politicamente conclusa. Si parla apertamente di urne a settembre.

Il voto in autunno favorirebbe Pd e Lega perché conviene a entrambi: a Zingaretti per avere nuovi gruppi parlamentari, a Salvini perché gli consentirebbe di liberarsi di M5s e di costruire il nuovo centrodestra che ha in mente. È la lezione di Renzi: oggi i capi politici si sottraggono raramente alle tentazioni se non hanno la stoffa degli statisti.

Quali sviluppi prevede?

Il voto potrebbe consentire di escludere M5s da Palazzo Chigi, ma il governo si troverebbe probabilmente ad affrontare gli stessi problemi di oggi senza saper formulare una proposta che sappia convincere i tecnici dell’Ue. E nemmeno i mercati internazionali.

Cosa si deve fare secondo lei?

L’ho spiegato: quali sono le proposte dettagliate per fare crescere la produttività con equità e rigore? Renzi si è fermato agli 80 euro, questo governo a quota 100 e al reddito di cittadinanza.

Savona, d’accordo con la Lega, voleva superare il 3% di indebitamento per fare investimenti produttivi.

D’accordo, ma quali sono i provvedimenti concreti, le misure, attraverso le quali il governo di Roma pensa di fare crescere l’economia rilanciando gli investimenti? Occorrono il “come”, il “dove” e il “quando” di queste misure. Non sono dettagli. È la parte programmatica che manca alla politica italiana da almeno due decenni. La definirei come la fatica vana della seconda repubblica.

Perché vana?

La seconda repubblica ha tentato di risolvere i problemi del paese lasciando immaginare che la politica avrebbe recuperato la propria capacità taumaturgica se solo fosse arrivato al potere l’uomo giusto. Possibilmente solo contro tutti, per gestire l’esistente senza che nessuno – dai sindacati alle associazioni di categoria, dal no profit alla Chiesa – gli facesse le pulci. Dopo Berlusconi, Monti è stato l’uomo dei tecnici, Renzi l’uomo dell’accelerazione; Di Maio e Salvini incarnano rispettivamente il proposito di dare qualcosa a tutti e di fugare le paure degli italiani.

E invece?

Senza la concretezza delle soluzioni, la delusione aumenta ad ogni giro e i rischi per la democrazia diventano sempre maggiori. 

Cosa dovrebbe dire chiaro e tondo un governo responsabile?

Che le politiche espansive si possono immaginare solo a fronte di proposte articolate, concrete, dalle quali non si possono estrapolare i necessari sacrifici. Torniamo sempre lì: chi fa politica non deve fermarsi all’introduzione del libro, deve scriverne anche i capitoli. 

Lei con la sua lista Popolari per l’Italia si è candidato al Sud, senza essere eletto. Ci dica in tre punti qual è il suo programma per il Sud, che vota in maggioranza M5s.

Il primo problema è educativo. Occorre mettere a disposizione di una generazione la possibilità di formarsi a una visione della politica adeguata. Per capirci: serve una classe dirigente capace di governare un comune senza mandarlo in dissesto finanziario. Al Sud il coinvolgimento fatto da M5s è solo emotivo, mentre la Lega sta imbarcando una classe politica riciclata.

Secondo punto?

Il Sud Italia ha di fronte 360 milioni di persone, dal Marocco alla Turchia, che insieme non raggiungono il 70% dell’economia italiana. L’Italia deve farsi interprete di una reale politica mediterranea. Deve diventare il Nord del Mediterraneo.

Stavolta sono io che le chiedo di essere più specifico. Come?

Elaborando una strategia di sviluppo per le infrastrutture che sono strategiche per avere questa proiezione: i porti. Un avvicinamento a questa strategia sarebbero corpi intermedi capaci di realizzare incontri e collaborazioni tra imprenditori, intellettuali, partiti delle due sponde. 

Terzo punto?

L’investimento europeo nel settore difesa deve concentrarsi nel Sud Italia. Per settant’anni la nostra presenza più significativa dal punto di vista militare è stata alla frontiera orientale, per ovvie ragioni. È cambiato tutto. Nel Sud Italia passa il vallo di Adriano della nuova Europa. Investire in difesa vuol dire investire in industria e in ricerca. Una politica che si sposerebbe perfettamente con i distretti di eccellenza dell’aerospazio campano e pugliese, con la ristrutturazione dell’arsenale di Taranto e altro ancora. Ma occorrono idee chiare e la volontà di fare.

(Federico Ferraù)

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