SEA WATCH 3, CAROLA RACKETE RESTA AI DOMICILIARI/ Salvini “criminale, la espelleremo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Sea Watch 3, dopo interrogatorio Carola Rackete resta ai domiciliari: domani Gip decide sulla convalida dell’arresto. Pm “ha speronato apposta la Gdf”, Salvini “criminale”

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La nave Sea Watch 3, della Ong tedesca Sea Watch (LaPresse)

Al termine dell’interrogatorio a Carola Rackete, il Gip si è riservato di decidere domani in merito alla conferma o meno dell’arresto alla capitana della Sea Watch: al momento la giovane 31enne tedesca rimane ai domiciliari anche dopo quanto riportato dal pm di Agrigento Luigi Patronaggio (lo stesso giudice che aveva indagato il Ministro Salvini per il caso Diciotti, ndr) «Non è stata un’azione necessitata. Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla guardia di finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità». Secondo il pm dell’accusa, la Rackete ha agito in maniera volontaria nello speronare la nave della Guardia di Finanza «La manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà». Nel frattempo, in attesa della decisione di domani sulla capitana della nave salva-migranti, torna ad attaccarla pesantemente il Ministro dell’Interno Salvini: «Dalla giustizia mi aspetto pene severe per chi ha attentato alla vita di militari italiani e ha ignorato ripetutamente le nostre leggi. Dagli altri Paesi europei, Germania e Francia in primis, mi aspetto silenzio e rispetto. In ogni caso, siamo comunque pronti ad espellere la ricca fuorilegge tedesca». Poco prima su Facebook lo stesso leader della Lega aveva aggiunto «Io voglio sperare che ci sia un giudice che rende giustizia a quei quattro militari della Gdf e a un popolo di 60 milioni di persone che sono stufi di essere trattati come una discarica per tutta Europa e, quindi, che venga confermato l’arresto per questa criminale».

LA DIFESA DI CAROLA “NON VOLEVO COLPIRE LA GDF”

Davanti al Gip la capitana della Sea Watch 3 ripercorre le ultime ore della sua nave a largo di Lampedusa prima della decisione di forzare il blocco della Guardia di Finanza arrivando anche a speronare la nave delle forze dell’ordine italiane: «Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti. Non era mia intenzione colpirli» ha detto Carola Rackete, rispondendo al gip Alessandra Vella. Secondo la portavoce della Ong tedesca, Giorgia Linardi, presente all’arrivo della capitana in Procura ad Agrigento «Ho visto scendere Carola dalla macchina tramortita dagli eventi». Secondo il Sottosegretario alla Difesa in quota Lega, Raffaele Volpi «Le modalità dell’ingresso della Sea Watch 3 nel porto di Lampedusa e la successiva internazionalizzazione del caso segnano un salto di qualità nella gestione illegale dei flussi migratori diretti verso il nostro Paese. Non solo è stata messa a rischio la vita di un equipaggio e la sicurezza di un’unità navale dello Stato, ma autorità politiche di Stati esteri hanno censurato il comportamento del governo italiano, intento ad assicurare il rispetto di leggi approvate da un Parlamento liberamente eletto». (agg. di Niccolò Magnani)

CESARINI “REPRESSIONE NON CI FERMA”

Carola Rackete libera entro domani, si riaccende il dibattito politico dopo la querelle Sea Watch 3. E la capitana tedesca può contare sul sostegno degli altri esponenti delle Ong, a partire da Luca Casarini: «La repressione e la criminalizzazione non ci fermano. E’ troppo forte il desiderio di aiutare le persone e la volontà di non girare la testa dall’altra parte questa volta. Nella storia, in Europa, lo abbiamo già fatto di girare la testa dall’altra parte di fronte ai campi di concentramento, ma non lo faremo più», le sue parole riportate da Il Tempo. Ira Lega, con Roberto Calderoli che va all’attacco: «Leggo con relativo stupire i proclami barricadieri di Luca Casarini, che si appresta a solcare le acque internazionali con la nave Mediterranea per emulare le prodezze della Sea Watch, per andare a prendersi immigrati nelle acque libiche con l’idea di trasportarli in Italia, convinto di poterlo fare avendo una nave battente bandiera italiana. Forse allo storico esponente dei ‘disobbedienti’ sfugge un passaggio che in realtà dovrebbe essere facile da comprendere: le leggi italiane valgono per tutti, anche per gli italiani, o pensa che una nave italiana che infrange in acque internazionali le nostre leggi sull’immigrazione possa farla franca solo perché ha la nostra bandiera? Se violeranno le nostre leggi andranno incontro a quanto previsto dai nostri codici e ne risponderanno in tribunale. Certo Casarini, a differenza della sua amica Carola, non rischia l’espulsione dall’Italia, ma rifletta bene, perché rischia la galera. Auguri di buona crociera nel Mediterraneo…». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CAROLA LIBERA ENTRO DOMANI, MATTARELLA: “ABBASSIAMO I TONI”

Lo scontro a distanza tra Italia e Germania prosegue e dopo lo stallo sulle nomine Ue tra Conte e Merkel, il Ministro degli Esteri tedesco – Heiko Maas – su Facebook chiede l’utilizzo immediato della scarcerazione per la “capitana” della Sea Watch «Dal nostro punto di vista una procedura nell’ambito dello stato di diritto può portare soltanto al rilascio di Carola Rackete. Il mercanteggiamento a livello europeo sulla distribuzione dei rifugiati è indegno e deve finire». Salvini rilancia al collega tedesco di adeguare bene i toni e di non intromettersi in decisioni che spettano alla giustizia italiana: nel frattempo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella prova a calare la sua opera di “persuasione” per piantare immediatamente l’esplosione dei toni sul caso Sea Watch 3. «Ora serve un abbassamento generale dei toniche consenta di affrontare con maggiore serenità e concretezza la questione dei migranti. L’Italia ha una Costituzione cui per dovere e convinzione personale sono molto legato. La Costituzione prevede una assoluta divisione dei poteri, la nostra magistratura è di assoluta indipendenza e io ho in essa molto fiducia. La questione è nelle mani della magistratura e questa indipendenza assoluta è l’unico criterio che può guidare in questo momento il presidente della Repubblica italiana», spiega il Capo dello Stato. Intanto come anticipato da Il Fatto Quotidiano, Carola Rackete sarà liberata entro domani: la Procura (che oggi interrogherà la capitana della Sea Watch 3) ha chiesto il divieto di dimora in provincia di Agrigento e, stando all’articolo 291 del codice penale, il Gip non può richiedere una misura cautelare maggiore. (agg. di Niccolò Magnani)

ONG VS GUARDIA DI FINANZA

In attesa di scoprire quale sarà il destino della capitana Carola Rackete, in attesa dell’udienza di convalida prevista tra oggi e domani, il team della Ong Sea Watch 3 la difende ed attacca la Guardia di Finanza, come riferisce oggi il quotidiano La Stampa: “Carola si è scusata con la Finanza, ma non per essere entrata in porto. Anche se è stato violato un alt, è stato un comportamento irresponsabile che si sia fatto un tipo di manovra ostruttiva nei confronti di una nave che non voleva certamente minacciare o bombardare”, tuona. Un attacco anche contro le forze dell’ordine che “non hanno bloccato chi ci stava insultando”. Mentre la nave resta al largo, il suo equipaggio tenta di far arrivare alla capitana il suo appoggio: “Siamo tutti orgogliosi di lei, ma siamo anche molto preoccupati”, ha dichiarato un volontario 26enne a bordo. “È la donna più coraggiosa che io abbia mai incontrato in tutta la mia vita”, ha proseguito. L’equipaggio si dichiara ancora sotto choc per quanto accaduto: “non ci aspettavamo quelle reazioni scomposte da parte delle persone sulla banchina. Non capivamo cosa dicessero ma avevamo capito che erano insulti nei confronti di Carola, eravamo preoccupati per lei. È stato terribile”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“SBAGLIATO ARRESTO, CAROLA SALVA VITE”

L’arresto di Carola Rackete e il caos-caso Sea Watch 3 diventa un caso diplomatico non solo tra Italia e Olanda ma ora anche con la Germania: nelle ore caldissime delle nomine Ue, nuovo ostacolo sull’asse Roma-Berlino dopo l’arresto della “capitana” arriva dalle parole del Presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier «Può darsi che ci sia una legislazione italiana su quando una nave può entrare in porto e quando no, e può anche essere che ci siano reati amministrativi o reati penali. Tuttavia l’Italia non è uno Stato qualsiasi, è al centro dell’Ue, è uno Stato fondatore dell’Ue. Ed è per questo che ci aspettiamo che affronti un caso del genere in modo diverso. Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali» ha detto Steinmeier alla Zdf. Critica feroce alla linea di Salvini e Conte, “confermata” poco dopo anche dall’ex Premier italiano Romano Prodi che intervenendo a “In mezz’ora in più” attacca «Me lo ricordo il dramma con l’Albania, mi ricordo anche il momento drammatico di quando andai ai funerali. Si tratta di capire quando c’è umanità, di evitare incidenti. Con l’umanità si devono risolvere le controversi. Non c’è solo la legge astratta, questa va rispettata. Ma con l’umanità e la comprensione si risolvono i problemi». (agg. di Niccolò Magnani)

CONTE: “CI SONO LE LEGGI, PIACCIA O MENO”

Dal G20 di Osaka il premier Giuseppe Conte ha commentato nelle passate ore la vicenda della nave Sea Watch 3 dopo l’attracco al porto di Lampedusa e l’arresto della capitana Carola Rackete. A riportare le sue parole è il Fatto Quotidiano online: “Le leggi ci sono, che piaccia o non piaccia”, ha detto, “Se le decisioni degli inquirenti sono esagerate dovete chiederlo a loro, domandate ai magistrati. Da giurista, conoscendo i provvedimenti adottati, si prefiguravano responsabilità penali. Non voglio sostituirmi alla magistratura, a cui spetta applicare le leggi”. Nel frattempo, l’equipaggio ha rinnovato le scuse agli uomini della Guardia di Finanza, dopo quelle giunte anche dalla capitana ed hanno aggiunto che “non volevamo assolutamente fare del male ai finanzieri”. Lo stesso concetto era stato espresso anche dalla Rackete. Non solo, i membri dell’equipaggio hanno tenuto a far sapere che durante la manovra finita sotto accusa ci sono state confusione e “incomprensioni”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

EQUIPAGGIO: “E’ STATO TERRIBILE, SIAMO ANCORA SOTTO SHOCK”

Il giorno dopo l’attracco della Sea Watch al molo di Lampedusa, giungono le parole anche da parte dell’equipaggio della stessa imbarcazione. Oscar, un ragazzo tedesco di 23 anni, ha spiegato: «E’ stato terribile – le sue dichiarazioni riportate da Today.it – siamo ancora sotto shock per quello che è accaduto la notte dello sbarco sul molo di Lampedusa. Non ci aspettavamo quelle reazioni scomposte da parte delle persone che stavano sulla banchina. Non capivamo cosa dicessero ma avevamo capito che erano insulti nei confronti di Carola, eravamo preoccupati per la nostra comandante». L’equipaggio si trova ancora a bordo della nave, che è stata riportata a 3 miglia circa di distanza dal molo di Lampedusa, in attesa poi di essere trasferita presso il porto di Licata, in provincia di Agrigento. «Eravamo preoccupati anche per le persone a bordo che non capivano cosa stesse accadendo – ha proseguito Oscar, da tre anni volontario presso la Sea Watch 3 – sono persone vulnerabili che hanno subito in Libia torture di ogni genere. Noi li abbiamo rassicurati ma sono stati momenti molto molto difficili». Infine un commento sulle direttive del ministro Salvini, che ha sempre chiuso i porti alla Sea Watch 3: «Io capisco che Salvini deve fare politica – dice ancora il volontario – ma prima vengono le persone, e non si può fare politica sulle spalle dei più deboli. E’ sbagliato il punto di vista. Anche l’Europa deve fare la sua parte e deve aiutare l’Italia. Posso anche capire la reazione dell’Italia ma non è questa la soluzione». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SEA WATCH 3: LETTERA DELL’OLANDA A SALVINI

Continua a tenere banco il caso della Sea Watch, l’imbarcazione capitanata da Carola Rackete, che due notti fa ha attraccato a Lampedusa senza il permesso necessario e rischiando di travolgere una motovedetta della guardia di finanza. Nelle ultime ore è giunta la lettera da parte di Ankie Broekers-Knol, Segretario di Stato per la migrazione olandese, indirizzata a Matteo Salvini dopo che lo stesso ministro dell’interno aveva rivolto pesanti accuse proprio allo stato dei Paesi Bassi. In poche parole la nazione dei tulipani ha specificato chiaramente di non essere più intenzionata ad accogliere migranti: «Come Lei sa – scrive l’esponente del governo orange – dopo un episodio simile occorso alla Sea-Watch 3 nel gennaio 2019, e in assenza di un progetto di cooperazione verso una soluzione concreta e strutturale come indicata nelle direttive del Consiglio europeo nel giugno 2018, l’Olanda ha deciso che non avrebbe più partecipato ai programmi di sbarco. In questo contesto, l’Olanda ha esplicitamente dichiarato la sua intenzione di non accogliere più i migranti raccolti dalle navi della Sea-Watch. Vorrei inoltre aggiungere – precisa Ankie Broekers-Knol – che nel caso di migranti non aventi diritto a protezione internazionale, il ricollocamento rappresenta uno spreco di risorse e di denaro pubblico, e pertanto va evitato a ogni costo». Il segretario di stato aggiunge che con questa presa di posizione non significa che l’Olanda non intende assumersi le sue responsabilità: «Il prossimo Consiglio informale per la giustizia e gli affari interni – conclude – che si terrà a Helsinki, offre un’eccellente opportunità di approfondire questi argomenti. Mi auguro vivamente di poterLa incontrare in quell’occasione. Inoltre, come ho fatto presente al Suo ambasciatore all’Aia, sono pronta a venire a Roma e intavolare un dibattito bilaterale per affrontare le attuali criticità». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SEA WATCH 3: IL CASO E’ ANCORA APERTO

Giornata senza dubbio convulsa quella di ieri, con al centro la Sea Watch 3, l’imbarcazione che la capitana Carola Rackete ha fatto attraccare al molo di Lampedusa, violando il blocco dello stato italiano e mettendo a rischio la vita di alcuni agenti della Guardia di finanza. La 27enne capitana della nave è stata arrestata poco dopo lo sbarco, e si trova al momento ai domiciliari presso il centro di accoglienza dei migranti, in attesa di conoscere il proprio destino. Secondo le leggi italiane, come ribadito anche dall’agenzia Ansa, la ragazza rischia dai 3 ai 10 anni di carcere, ma nulla è da lasciare al caso anche perché da più parti si stanno mobilitando in favore della stessa Rackete, nei confronti di un’azione che è stata giudicata più umanitaria che ostile. Oltre confini piovono attacchi verso il governo italiano, a cominciare da Germania e Lussemburgo, dove viene sottolineato come il soccorso in mare non debba mai essere criminalizzato.

SEA WATCH 3: CAROLA RACKETE, I MIGRANTI E LO SCONTRO

“Non criminalizzare il soccorso in mare”, fanno sapere da Berlino, mentre dal Lussemburgo è partito l’appello all’Italia: “salvare vite è un dovere e non può mai essere un reato o un crimine. Non farlo, al contrario, lo è”. Simile il pensiero della Chiesa, per bocca del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede: “Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera, ecco. Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario”. Ovviamente diverso il pensiero del Belpaese, come si capisce chiaramente dalle parole del ministro Salvini: “Difendere i confini nazionali non è un diritto ma un dovere. L’Italia non prende lezioni da nessuno e dalla Francia in particolare: Parigi ha chiuso Schengen, era in prima fila per bombardare la Libia, abbandonava immigrati nei boschi italiani”. I legali della Rackete parlano di “stato di necessità</strong>”, ma fonti del Viminale sostengono come i 41 migranti scesi a terra non presentino problemi particolari “Resta quindi da capire – fanno sapere – a quale stato di necessità si riferisse la Ong per giustificare l’attracco non autorizzato con speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza”. Insomma, la vicenda è tutt’altro che chiusa.

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