Sea Watch ha chiesto porto a Libia?/ Salvini ‘smonta’ tesi ong: ecco cosa è successo

- Niccolò Magnani

La Sea Watch ha chiesto o no il porto alla Libia per i migranti salvati? Salvini “smonta” la tesi della Ong: ecco cosa è successo e le mancanze (di entrambe le parti)

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Matteo Salvini (LaPresse)

La Sea Watch ha chiesto o non ha chiesto tra i vari Sos un porto anche alla Libia? Su questo scontro si regge l’ennesima lite-discussione tra il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e la ong che soccorre migranti nel Mediterraneo ma si allarga soprattutto il tema degli attacchi costanti della organizzazione tedesca contro il Governo italiano che rifiuta l’ingresso della nave dopo l’ultimo decreto firmato dal vicepremier leghista. Oggi una breve ma intensa “lite” è andata in scena a Recco tra una giornalista di Sky Tg24 (Monica Napoli, ndr) e lo stesso Salvini proprio su questo “dettaglio” non da niente dell’ennesimo capitolo Sea Watch-Italia. Nei giorni scorsi, quando la nave tedesca è tornata in mare per soccorrere una cinquantina di migranti in difficoltà al largo della Libia, era stato mandato un sos per un porto sicuro di approdo e Salvini aveva sentenziato che la Libia aveva risposto presente con la messa a disposizione del porto vicino Tripoli. La ong però si è rifiutata accusando il Ministro di aver detto il falso visto che per loro la Libia è tutt’altro che un porto sicuro di approdo: «Ci sono persone a bordo per scelta di questi delinquenti – ha detto il ministro dell’Interno nell’intervista -, per scelta di questi sequestratori di esseri umani. Bambini, donne incinte e malati scendono, questi delinquenti risponderanno alle loro coscienze di eventuali problemi. Questi dovevano andare in Libia, potevano andare in Tunisia o a Malta: sono arrivati in Italia. L’hanno chiesto loro il porto alla Libia, la Libia lo ha dato e loro hanno disobbedito».

SEA WATCH-SALVINI: CHI HA RAGIONE SUL PORTO IN LIBIA?

Qui però la cronista di Sky avanza per ben tre volte che la Ong Sea Watch in realtà non avrebbe mai chiesto ufficialmente il porto libico tra le opzioni, con il Ministro dell’Interno che ben tre volte le replica che invece loro avevano chiesto sì approdo anche ai libici, salvo poi rifiutare l’invito e accusare l’Italia di non volerli accogliere. «Il porto l’hanno chiesto loro, il porto l’hanno chiesto loro» ripete più volte e poi sbotta «Scusi lei fa politica? Se vuole far politica si candidi con la sinistra». Il dissidio non si placa visto che la giornalista resta della sua idea e il vicepremier pure. Già, ma chi ha ragione allora? Stando ai dati forniti da Viminale e dalla stessa ong i migranti erano stati recuperati all’interno della Sar libica: per questo motivo la Sea Watch si è vista costretta, per regolamento, a comunicare le operazioni di soccorso anche a Tripoli. Non solo, nel sos lanciato dal comandante a Italia, Malta e Olanda per chiedere un porto sicuro – spiega Open – «la Ong aveva messo in copia le autorità di Tripoli che hanno risposto fornendo un luogo di sbarco sul proprio territorio». Da qui la lunga polemica che si basa su un punto inequivocabile: il porto alla Libia è stato chiesto, ma viene considerato comunque non sicuro dalla stessa Ong. In questo modo hanno “ragione” tutti, ma nessuno riesce ancora a risolvere il “nodo” immigrazione senza generare per forza uno sconto titanico che non serve a nessuno e che perde di vista più dettagli: la vita dei migranti in primis e il riconoscimento di verità fuori dai pregiudizi in secondo luogo.

 

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«Mi scusi, lei fa politica o fa domande?». Questa la frase che si è sentita rivolgere una giornalista di Sky quando ha fatto presente al ministro dell’Interno che la nave Sea Watch, ferma da ormai due giorni a Lampedusa, non ha mai chiesto un porto a Tripoli – consapevole del fatto che un Paese come la Libia non può essere considerato un porto sicuro. Sorvolando sul merito, lo scambio tra i due ha riaperto il dibattito sulla tendenza di molti politici, nostrani e non, di non rispondere a domande che escano dallo schema del comizio elettorale, tacciando i giornalisti di “fare politica”. Ma davvero per fare una domanda non richiesta a una figura politica è necessario candidarsi alle elezioni? L’articolo completo su #openonline Video di Vista

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