STATUE ABBATTUTE/ È un Marx “made in Usa” il pensiero (razzista) che c’è dietro

- Massimo Introvigne

L’attacco alle statue del movimento BLM è arrivato alla follia. Alla radice dell’ignoranza ci sono le manipolazioni della “teoria critica della razza”

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Abbattimento di una statua nel Wisconsin, Usa (LaPresse)

A Oxford, come ha riferito Il Sussidiario, alcuni protestano per borse di studio riservate esclusivamente a studenti neri che s’identificano con il movimento Black Lives Matter (Blm). A Columbus, nell’Ohio, l’università butta giù le statue di Cristoforo Colombo, di cui pure la città porta il nome. Shaun King, una delle voci più ascoltate del movimento Blm – e, paradossalmente, pastore di una chiesa protestante – è invitato da prestigiose università per presentare la sua proposta che mira a distruggere statue e opere d’arte che raffigurano Gesù Cristo come bianco. “Era nero, come la Madonna e San Giuseppe”, proclama. “La prova? Quando hanno avuto paura del bianco Erode sono scappati in Egitto, mica in Danimarca”.

Il movimento è arrivato alla follia – abbattendo statue di campioni dell’abolizione della schiavitù come Abraham Lincoln – e ha dato libero corso all’ignoranza. A Torino un corteo ha attaccato la statua del re Vittorio Emanuele II come “responsabile del colonialismo italiano in Africa”, che però è iniziato quando il primo re d’Italia era morto e sepolto. Il problema non è che esistano gli ignoranti, la cui madre, come quella degli imbecilli, è sempre incinta. Il problema è che gli ignoranti siano invitati a fare lezione nelle università, la cui funzione sarebbe in teoria quella di debellare l’ignoranza.

Una ragione c’è, ed è avere aperto le porte degli atenei a un’ideologia chiamata “teoria critica della razza” (Critical race theory, Crt), frutto tardivo di quello strano fenomeno che è il marxismo statunitense, che è stato per anni il tentativo di spiegare agli americani che in realtà si viveva meglio in Unione Sovietica. Alle origini della teoria c’è una studentessa di legge a Harvard, Kimberlé Williams Crenshaw. Oggi ha sessant’anni e se la contendono come docente le migliori università americane tanto che, per accontentarne almeno due, deve dividere il suo tempo tra l’Università della California a Los Angeles e la Columbia University a New York.

Spiegata in termini semplici, e depurata del gergo marxista, la Crt insegna la “intersezionalità”, cioè che bisogna andare oltre Marx scoprendo che la classe sociale da sola non determina la nostra identità, ma va combinata con altri fattori, il più importante dei quali, anzi il centro di tutto, è la razza. Le razze però non sono tutte uguali. La razza bianca è strutturalmente e irrimediabilmente razzista, e le altre razze, pur vittima dei bianchi, hanno però collaborato con loro nel vittimizzare i neri.

Il “razzismo sistemico” è la chiave per comprendere la storia e la società e riformare tutte le scienze. È anche ineliminabile, i bianchi essendo irriformabili.

L’obiezione secondo cui alcuni bianchi si battono contro il razzismo e per i diritti dei neri è dimostrata falsa, secondo la Crt, dalla teoria neomarxista della “convergenza degli interessi”. I bianchi che sostengono i neri lo fanno per qualche “interesse” occulto o per sembrare migliori, mentre non lo sono.

La Crt insegna anche che la democrazia liberale è strutturalmente razzista e rappresenta il razzismo più subdolo, perché manipola i neri persuadendoli che possono cambiare le cose con il voto. Questo è impossibile, e solo una rivoluzione può risolvere i loro problemi.

Infine, un altro principio chiave della Crt è che la “verità oggettiva” che è proposta dalle scienze, in particolare la storia e l’economia, è falsa. La storia e la scienza sono scritte dai vincitori, cioè dai bianchi. Le “prove” sono frutto di manipolazioni razziste. Non è importante quello che i documenti ci dicono, per esempio su Lincoln, Cristoforo Colombo o il missionario francescano Junipero Serra, canonizzato da Papa Francesco nel 2015 e le cui statue in California sono ora sistematicamente abbattute, trascinate per le città perché siano coperte di sputi e rifiuti, e distrutte. I documenti mentono, mentre il “sentire profondo” delle folle nere non mente.

Non ci sarebbe da spendere troppe parole per identificare tutto questo come paccottiglia leninista, che sostituisce la razza alla classe e per il resto ripete i vecchi slogan di Lenin, Stalin e Mao Tse-tung. Come in ogni forma di marxismo, le “folle” sono sempre “rappresentate” e manipolate da qualcuno, pronto a sostituire la democrazia con il suo potere personale.

Il problema del razzismo, che è reale, non è affrontato ma peggiorato dalla Crt. Difendere le statue non dovrebbe essere un problema filosofico, ma di polizia. Purtroppo, il complesso di inferiorità di intellettuali, in maggioranza bianchi, rispetto non solo alla Crt ma anche al marxismo, rende impossibile una reazione pacata ma ferma all’ignoranza e alla manipolazione.

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