Terrorismo jihadista minaccia per Italia/ Report 007: potenziale bersaglio per centralità nel mondo cristiano

- Silvana Palazzo

Terrorismo jihadista una minaccia costante per l'Italia (non solo per l'Europa). Report 2023 dell'intelligence conferma che siamo un potenziale bersaglio per centralità nel mondo cristiano

relazione annuale 2023 intelligence 640x300 Relazione annuale 2023 sulla politica dell'informazione per la sicurezza

Gli attentati riconducibili direttamente alla matrice islamista sono raddoppiati nel 2023 rispetto all’anno precedente, pur mantenendo un numero di vittime relativamente contenuto. Lo evidenzia la Relazione annuale 2023 realizzata dall’intelligence italiana sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Nel capitolo riguardante il terrorismo jihadista, si evidenzia come la minaccia sia costante. In generale, in Europa la minaccia ha una connotazione endogena, infatti le azioni sono state compiute da singoli soggetti, già presenti nel territorio ed estranei alle organizzazioni jihadiste, con l’utilizzo di armi semplici. Fa eccezione l’attentato di Bruxelles del 16 ottobre, perché è stata usata un’arma da fuoco automatica ed è apparso come il frutto di una pianificazione più complessa col coinvolgimento di diversi soggetti. Peraltro, è stato l’unico rivendicato ufficialmente da Daesh.

L’Italia resta un potenziale bersaglio a causa della sua centralità nel mondo cristiano, oltre che per il suo impegno contro il terrorismo e la presenza di luoghi simbolo della storia occidentale, come il Colosseo, ritenuto obiettivo di conquista privilegiato all’interno dell’Europa “miscredente”. Basti pensare che dopo il rogo di una copia del Corano a Stoccolma del 28 giugno, fu diffusa una locandina con l’immagine di un mujaheddin col volto travisato, alle cui spalle era raffigurato proprio il Colosseo con la bandiera della Svezia e l’hashtag in lingua araba «bruciare le copie del Corano e bombardare le moschee».

COME È CAMBIATO IL TERRORISMO JIHADISTA

Anche se il numero di azioni violente nei primi mesi dell’anno è stato esiguo, c’è stata una sequenza ravvicinata di tre attentati in Europa, inseriti però a livello temporale in un mutato contesto internazionale legato all’attacco del 7 ottobre di Hamas contro Israele e all’escalation militare nella Striscia di Gaza, con ripercussioni sull’esposizione europea alla minaccia jihadista globale. Del resto, le grandi organizzazioni terroristiche, come Daesh e al Qaida, stanno provando a sfruttare a proprio vantaggio la crisi attuale per dare vita a un processo di “jihadizzazione” della questione israelo-palestinese. Ci sono poi eventi forti dal punto di vista dell’impatto emotivo che possono diventare fattori scatenanti per il passaggio all’azione di soggetti radicalizzati. Basti pensare ai casi di roghi di copie del Corano, percepiti come attacchi alle comunità musulmane.

Anche se Daesh, al Qaeda e i gruppi regionali a esse affiliate o ispirate, hanno subìto negli ultimi anni un ridimensionamento della loro capacità di proiezione esterna, continuano comunque a rappresentare una minaccia concreta per l’Europa. Infatti, ci sono evidenze informative per il 2023 di azioni di contrasto al terrorismo che confermano l’esposizione al rischio dell’Europa, soprattutto in relazione all’attivismo operativo della branca afghana di DAESH (ISKP) e a quello di singoli gruppi a vario titolo collegati con l’organizzazione terroristica.

GLI EVENTI DI NATURA TERRORISTICA IN EUROPA NEL 2023

L’anno scorso sono stati compiuti diversi attentati in Europa con modalità diverse: dall’uso della katana in Spagna alle armi da fuoco in Belgio, a conferma di quanto la minaccia del terrorismo jihadista possa diversificarsi. Nel caso dell’attentato di Bruxelles del 16 ottobre, un 44enne tunisino aprì il fuoco contro alcuni al grido “Allah Akbar” facendo due morti e ferendo una persona, dandosi poi alla fuga per essere neutralizzato il giorno dopo in un bar. In due video ha dichiarato la sua affiliazione a Daesh e di aver agito per vendicare i musulmani, in particolare dopo gli episodi dei Corani bruciati in Svezia (infatti, le tre persone colpite erano di cittadinanza svedese). Questo è, tra gli eventi di natura terroristica in Europa del 2023, l’unico con arma da fuoco. Gli altri, invece, sono stati con arma bianca.  Come l’attentato del 25 gennaio in Spagna con la katana, commesso da un 25enne marocchino che era stato espulso e che ha ferito il parroco della chiesa di Sant’Isidro, per poi dirigersi verso la chiesa di Nuestra Senora de La Palma colpendo quattro persone (un morto). Non è stato escluso che il soggetto, poi arrestato, fosse mosso sempre dai roghi dei Corani in Nord Europa.

Il 13 ottobre in Francia un 20enne russo di origine cecena, già noto all’intelligence francese, ha ucciso con un’arma da taglio un insegnante, ferendo altre tre persone, di fronte a una scuola, per il suo odio per la Francia. Invece, il giorno prima dell’attentato di Bruxelles, un 44enne marocchino richiedente asilo nel Regno Unito ha aggredito alcune persone in un alloggio per rifugiati, uccidendo una persona e ferendone un’altra, con un’arma da taglio. In questo caso avrebbe avuto un ruolo il riacutizzarsi della crisi israelo-palestinese, visto che durante l’arresto l’attentatore ha dichiarato di voler tornare in Palestina e morire a Gerusalemme. Risale al 2 dicembre l’ultimo attentato, in questo caso a Parigi, commesso da un 26enne di origine iraniana che armato di coltello e martello ha colpito alcuni passanti (un morto e due feriti). In questo caso il motivo dell’attacco è la persecuzione dei musulmani, in particolare in Palestina, come riferito dallo stesso attentatore.

LE STRATEGIE DI PREVENZIONE E CONTRASTO DEGLI ATTENTATI

La relazione 2023 dell’intelligence italiana evidenzia come le autorità europee abbiano intercettato preventivamente diversi progetti terroristici, soprattutto con l’intensificarsi delle operazioni di polizia e appunto dell’attività di intelligence. L’impegno nel contrasto del terrorismo jihadista è costante e non avviene solo tramite la repressione, ma anche attraverso strategie di prevenzione e collaborazione internazionale. Infatti, l’attenzione dell’intelligence italiana sul terrorismo jihadista resta alta. In particolare, c’è quella sui foreign fighters, che hanno raggiunto il quadrante siro-iracheno per unirsi a Daesh o altre organizzazioni terroristiche attive.

L’anno scorso sono arrivati a 149 (di cui 39 returnees) i soggetti inseriti nella “lista consolidata” preparata nell’ambito del Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, perché a vario titolo legati all’Italia. Inoltre, come evidenziato nella Relazione annuale 2023, gli 007 italiani continuano a controllare l’eventuale arrivo e transito in Italia di soggetti “a rischio” che potrebbero sfruttare anche l’immigrazione clandestina terrestre e marittima. I soggetti vengono ritenuti “a rischio” per background, vicende giudiziarie o segnalati per profili di pericolosità a livello internazionale.

NON SOLO VIGILANZA: NEL MIRINO ANCHE I PROCESSI DI RADICALIZZAZIONE

Il rapporto annuale dell’intelligence italiana si sofferma anche sull’efficacia delle misure di sicurezza che sono state adottate in Europa, mostrando come eventi internazionali e la narrativa jihadista siano in grado di condizionare la percezione e l’esposizione alla minaccia del terrorismo jihadista. Il ruolo dell’intelligence e delle forze di polizia è, quindi, cruciale per anticipare i rischi e neutralizzarli, mantenendo un alto livello di vigilanza. Infatti, nel 2023 sono stati allontanati dall’Italia soggetti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale, anche grazie al contributo informativo dell’intelligence. Ci sono stati, infatti, 77 rimpatri di cui 13, soprattutto tunisini, a carico di persone che erano riuscite a rientrare in Italia clandestinamente, anche se erano stati rimpatriati in precedenza. Il terrorismo jihadista in Europa ha assunto da tempo tratti soprattutto autoctoni e destrutturati, motivo per il quale l’intelligence italiana si è soffermata anche sull’estremismo endogeno e dei processi di radicalizzazione in precisi luoghi fisici (come quelli di culto e socialità, carceri e centri di permanenza per i rimpatri) e virtuali, dove possono attivarsi in maniera autonoma soggetti anche solo ispirati dai gruppi terroristici, anche se non vi hanno alcun legame, quindi permeabili al messaggio jihadista.

Come accade in Europa, il fenomeno è riscontrato soprattutto tra i giovani internauti che si radicalizzano in modo autonomo. Si tratta di soggetti molto abili nell’uso degli strumenti informatici, con una scarsa se non assente preparazione pregressa a livello ideologico e religioso, una propensione generale alla violenza e una presenza ricorrente di disagi e fragilità psicologiche. L’intelligence evidenzia che su Internet si continuano a registrare convergenze occasionali con alcune ideologie e narrative della destra suprematista e “accelerazionista” internazionale a livello di iconografie, strumenti operativi e individuazione di obiettivi comuni, come ebrei e Israele, così pure la comunità LGBTQ+ che è considerata uno dei simboli di degenerazione dell’Occidente.





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