USA/ Aborto, il cattolico Biden promosso dalla “religione dei diritti”

- Dario Chiesa

Kennedy fu costretto ad affrontare una dura opposizione a causa del suo essere cattolico. Biden no, alla luce del suo appoggio su aborto e teorie gender

biden
Il presidente eletto Joe Biden. Sullo sfondo, la vicepresidente Kamala Harris (LaPresse)

Se venisse confermata definitivamente la sua elezione, Joe Biden diventerebbe il quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti, il secondo cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo Presidente dal 1961 fino alla sua uccisione nel 1963. La sua appartenenza alla Chiesa cattolica non ha tuttavia destato le preoccupazioni che sorsero con la candidatura di Kennedy, alla quale si oppose una buona parte del mondo protestante. Un’opposizione pesante, pur se meno violenta di quella che dovette affrontare nel 1928 Al Smith, l’unico altro cattolico che tentò di essere eletto, ma senza successo.

E’ rimasto famoso il discorso che Kennedy fece nel settembre del 1960 a un gruppo di pastori protestanti, in cui proclamò la sua laicità: “Contrariamente a quanto dicono comunemente i giornali, io non sono il candidato cattolico alla Presidenza. Io sono il candidato del Partito Democratico, che è per coincidenza un cattolico. Non parlo per la mia Chiesa negli affari pubblici e la Chiesa non parla per me.” In tal modo, Kennedy cercò di tranquillizzare, evidentemente con successo, i protestanti che temevano che un cattolico potesse essere più leale al Vaticano che al suo Paese. Una dichiarazione di fedeltà al Paese che non appare sia stata richiesta in questi termini ai Presidenti protestanti che lo avevano preceduto.

Non sembra che niente di simile sia avvenuto per Biden, forse per una situazione notevolmente cambiata rispetto ai due precedenti casi, con una perdita di importanza dell’appartenenza religiosa, non solo quella cattolica. E’ da notare, però, che il sostegno evangelico a Trump è stato, per converso, molto più sottolineato dai commentatori. Probabilmente il supporto all’aborto e alle teorie gender ha assicurato a Biden l’approvazione di quella che è ormai la “religione” dominante negli States e non solo.

Sull’aborto, in un discorso al Limestone College nella Carolina del Sud, Biden ha affermato: “Sono pronto ad accettare per me, personalmente, la dottrina della mia Chiesa, ma non sono pronto a imporre questo ad ogni altra persona”. Sulla questione gender, in un discorso a Filadelfia ha detto che davanti all’idea che “un bambino di otto o dieci anni dica ‘Sai, ho deciso, voglio diventare transgender. E’ quello che penso sia meglio per me, che renderà la mia vita molto più facile’ non vi dovrebbe essere nessuna discriminazione”. E ha aggiunto la promessa di eliminare tutte le disposizioni di Trump dirette a limitare i cambiamenti di sesso.

Con queste posizioni diventa chiaro perché la fede cattolica di Biden non sia stato un punto critico per la sua elezione, come lo fu invece per Kennedy. Kennedy assicurava la sua adesione alla distinzione tra Chiesa e Stato, Biden sembra invece relegare la religione a un fatto privato, importante per l’individuo, ma non rilevante nella sua azione pubblica. Perfino in questioni come aborto e gender, che non sono private e personali, ma che riguardano l’essenza stessa dell’essere umano.

Mi sembra appropriato quanto scrive a tal proposito Davide Rondoni in un recente articolo: “Proprio una forte identità religiosa cattolica esercitata all’impegno civile culturalmente attrezzata, come mostra ad esempio tra altri il testo di don Giussani L’io, il potere, le opere, può dare un contributo significativo e non da cortigiani”. La posizione che risulta dalle affermazioni riportate di Biden ridurrebbe il cattolico a un essere limitato, non libero perché sottomesso all’ideologia dominante, a “un cortigiano”, come dice Rondoni.

Nel suo articolo, Rondoni cita anche l’editoriale di Fernando De Haro e la sua denuncia della teologizzazione della politica, che indica la giusta preoccupazione di evitare “guerre religiose” in politica. Occorrerebbe aggiungere, però, che la vera guerra religiosa attualmente in corso è quella che la nuova “religione” del diritto all’aborto, al cambiamento di genere, all’eutanasia e via dicendo sta conducendo con successo contro chiunque sostenga una diversa posizione.

Il vero attuale pericolo non pare essere la teologizzazione della politica, bensì la politicizzazione della teologia.



© RIPRODUZIONE RISERVATA