VACCINO COVID & REAZIONI/ Pregliasco: in Italia è più sotto controllo di altri farmaci

- int. Fabrizio Pregliasco

Rispetto al resto dell’Europa la percentuale delle segnalazioni di avventi avversi dopo la vaccinazione in Italia è molto bassa. Colpa anche di una scarsa informazione

Gilberto Corbellini
(LaPresse)

Si chiama farmacovigilanza (o anche vigilanza farmacologica) quella che l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) opera per accertarsi dei possibili effetti negativi di uno specifico farmaco, vaccini compresi. Purtroppo in Italia questa attività è scarsamente conosciuta, “principalmente per una problematica di tipo culturale rispetto al resto dell’Europa” ci ha detto in questa intervista Fabrizio Pregliascoricercatore del Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, “ma anche per una scarsa pubblicizzazione della sua esistenza da parte delle autorità sanitarie e del personale sanitario stesso”.

Sta di fatto che per quanto riguarda il vaccino anti-Covid, il problema sanitario che oggi interessa di più, in Europa (fonte: EudraVigilance) risultano segnalati lo 0,44% di avventi avversi, mentre in Italia (fonte: Aifa) solo lo 0,12% e i decessi correlati agli eventi gravi sono l’1,06% in Europa e lo 0,60% nel nostro paese. Come segnala l’Agenzia del Farmaco, nel periodo gennaio-maggio 2021 sono pervenute 66.258 segnalazioni su un totale di allora 32.429.611 dosi somministrate, numeri che non sono certo una bazzecola, anche se, come specifica la stessa Aifa e come sostiene Pregliasco, “nel 90% dei casi si tratta di eventi non gravi, come semplice febbre o dolori muscolari”.

Come mai in Italia rispetto al resto dell’Europa i casi di segnalazione di eventi avversi alla vaccinazione sono così pochi? Da noi si raccolgono meno segnalazioni?

C’è scarsa attenzione a proposito della farmacologia passiva in termini di abitudine. Questo è un discorso generale, che vale non solo per i farmaci, ma anche per i dispositivi medici. Sicuramente c’è meno cultura in Italia, è un fatto già acclarato.

Ma chi fa le segnalazioni? Il cittadino direttamente o il personale medico?

Ci sono valutazioni attive, cioè l’azione diretta su base campionaria di alcune valutazioni, mentre per il resto si tratta, appunto, di segnalazione passiva, tanto che esiste oggi anche un hub apposito. Chiunque – cittadino, farmacista, medico di qualsiasi grado e ruolo – ritenga di dover segnalare un inconveniente dopo la somministrazione di un farmaco può e deve farlo. Per questo parlavo di scarsa attenzione: spetta più al medico che può circostanziare queste segnalazioni, ma un cittadino può andare in una farmacia qualsiasi e dire come si sente. Ogni valutazione segue poi un algoritmo studiato per trovare la correlazione. Qualora emergano casi gravi, viene condotto un focus specializzato.

I grandi media però non parlano molto di questa possibilità, forse anche per questo le segnalazioni rispetto a eventi contrari del vaccino sono così poche?

In generale, come dicevamo, c’è un aspetto culturale da approfondire, di responsabilità non tanto dei cittadini. Direi però che il vaccino sia sotto osservazione molto attenta, bisognerebbe fare un paragone con altri farmaci.

Cosa intende?

Intendo che la vaccinazione è così sotto attenzione che questi dati sono migliori rispetto alle segnalazioni di altri farmaci in Italia. Nella percezione delle persone molti mi dicono: ho avuto mal di testa. Ma bisogna tener conto che si aggregano effetti avversi, qualcosa è causa del vaccino, ma ben poco fortunatamente.

A proposito di avventi avversi, purtroppo viene subito in mente il caso della ragazza genovese deceduta in seguito alla somministrazione di AstraZeneca, e si è accertato che la causa della morte è stata proprio il vaccino.

Sì, però la possibilità di trombosi e miocardite esiste per tutti. E’ chiaro che come sempre è il caso eclatante, sono le brutte notizie quelle che fanno bolle mediatiche, in particolare per quanto riguarda la vaccinazione. Se abbiamo mal di testa, sfido chiunque a leggersi il bugiardino di un antidolorifico, perché il problema è evidente e poi ne hai una efficacia immediata, il mal di testa passa. Invece il vaccino ha una problematica intrinseca: lo si fa mentre si sta bene, hai una percezione che puoi star male e non saprai mai se ti è servito, perché non sai se incontri il virus dell’epatite o no. Andando a vedere il tasso di segnalazioni che lei ha citato, pur basso, è molto di più che per molti altri farmaci. Il caso della morte di una ragazza giovane piena di vita ovviamente fa sensazione, ma purtroppo può succedere, il rischio zero non esiste. Ho provato a dirlo in una trasmissione televisiva e sono stato coperto di insulti.

Purtroppo i rischi ci sono, è la realtà, ma fortunatamente l’Aifa ricorda che il 90% delle segnalazioni di disagi post-vaccino riguarda effetti molto labili. Che ne pensa?

È assolutamente così.

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