Vasco Rossi: “Vita spericolata fu fraintesa”/ “Fu una sberla a Sanremo e alla platea”

- Lorenzo Drigo

Vita Spericolata di Vasco Rossi domani compirà 40 anni. Il cantante ne parla come della canzone più fraintesa della storia dell'umanità, nata per essere uno sberleffo a Sanremo

Vivere Vasco Rossi, autore di "Vivere", in concerto a San Siro (Foto LaPresse)

40 anni di Vita spericolata di Vasco Rossivasco

Domani Vita spericolata, una delle più celebri ed apprezzate canzoni di Vasco Rossi compirà 40 anni. Un traguardo importante, tanto per il tempo che passa, quanto per il successo che la canzone ha riscosso negli anni, dopo il suo primo fondamentale fallimento. Venne, infatti, lanciata in occasione del Festival di Sanremo del 1983, al quale si classificò però penultima, appena sopra “Cieli azzurri” di Pupo, mentre il primo posto fu assegnato a “Sarà quel che sarà” di Tiziana Rivale.

Ora Vasco Rossi, sulle pagine della Stampa, ha voluto parlare un po’ della sua celebre canzone, “nata dalla sbornia di ottimismo probabilmente ingenuo degli anni Ottanta. Dopo la grande illusione del sogno di poter cambiare il mondo o almeno il sistema che metteva al centro la merce, il profitto, il consumismo, la pubblicità, invece che l’uomo”. “È una delle canzoni più fraintese della storia dell’umanità, è un inno alla vita vissuta spericolatamente, nel senso di intensamente”, spiega Vasco Rossi, che ricorda anche che quell’anno, a Sanremo, non ci voleva neppure partecipare, dopo la delusione dell’anno precedente con “Vado al massimo” (piazzatasi 22esima), ma “nacque ‘Voglio una vita spericolata’. Ho pensato: ‘Questa qui la voglio cantare a Sanremo’, era uno sberleffo a tutta la platea a quei tempi molto ingessata”.

Vasco Rossi e Sanremo 1983

Di quell’edizione di Sanremo, un festival ancora immaturo, alle sue prime timide battute, Vasco Rossi ricorda che “c’erano tutti i cantanti che si preparavano. A me sembrava di essere in un mondo diverso da loro. Loro mi guardavo come se fossi venuto da Marte e viceversa”, mentre lui era lì con un obbiettivo preciso: “dare una scossa”. Che, tuttavia, non arrivò veramente, o meglio non arrivò immediatamente, perché la canzone si piazzò 25esima su 26.

Ma Vasco Rossi racconta che “Sanremo a quei tempi durava 3 giorni, le canzoni si ascoltavano una volta sola, due se arrivavi in finale. La più semplice colpiva. Io ero lì per farmi notare, per dare uno schiaffo a questo mondo imbalsamato. Il Festival”, racconta, “si guardava per i cantanti classici”. Una tendenza che, forse fortunatamente, oggi si è invertita, “le canzoni si ascoltano 4 o 5 volte durante tutta la settimana, hai tempo di apprezzare la qualità oltre la semplicità e basta”. Secondo Vasco Rossi, inoltre, “chi vota è un po’ più giovane, e cominciano a vincere quelli che hanno le canzoni più forti. [Ma] il risultato vero si sa dopo, quando una canzone va nell’aria e arriva al cuore della gente“.







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