WAGNER/ “Parsifal” e la prigione dove domina il peccato

- Giuseppe Pennisi

E’ disponibile sino al 17 luglio in streaming su Arte Tv il Parsifal di Richard Wagner a opera della Staatsoper di Vienna

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Foto Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Vale davvero la pena cliccare su Arte Tv per vedere ed ascoltare la nuova produzione di Parsifal di Richard Wagner della Staatsoper di Vienna, disponibile sino al 17 luglio. La Staatsoper, come gran parte dei teatri austriaci, è un teatro di repertorio che propone ogni anno una quarantina di titoli d’opera ed una ventina di balletti. In grandissima misura, sono allestimenti che vengono presentati per diversi anni. Unicamente quattro o cinque sono nuove produzioni. Il teatro è chiuso da mesi a ragione della pandemia; questa nuova produzione di Parsifal è stata presentata sul circuito televisivo franco tedesco Arte e può essere vista ed ascoltata in streaming in attesa che il teatro venga riaperto e riprenda la programmazione dal vivo.

E’ una produzione, al tempo stesso, inquietante, commovente e  religiosa. Per regia, scene e costumi, ci si è affidati al regista cinematografico russo Kirill Serebrennikov, le luci sono di Franck Evin, le foto ed il video design di Aleksey Fokin e Yurii KarihLa vicenda si svolge interamente in una prigione, verosimilmente in un luogo innevato delle Federazione Russa. Il palcoscenico è a più livelli, da un boccascena praticabile sino a tre schermi che sovrastano la scena vera e propria: negli schermi, simili a quelli del Napoléon di Abel Gance del 1927, scorrono video in bianco e nero che illustrano o dettagli dell’azione o l’ambiente circostante la prigione (i resti di una chiesa ortodossa, fiumi ghiacciati).

Nel primo atto, siamo in un carcere maschile dove imperano piccola corruzione e violenza (anche carnale); Kundry si aggira scattando fotografie, Gurnemanz tenta di mantenere ordine, Anfortas di celebrare l’eucarestia. Nel secondo, l’ambiente è l’ufficio di quello che potrebbe essere il direttore, Klingsor; Kundy ne dirige lo staff, le “fanciulle fiore” sono la segreteria; su una parete c’è una croce, ma dietro la scrivania di Klingsor, foto di giovani ragazzi discinti. Nel terzo, siamo di nuovo nella prigione; prima nella sezione femminile (dove Kundry lavora con le altre prigioniere prima di essere battezzata da Parsifal), successivamente nell’ambiente del primo atto, le porte delle cui celle vengono aperte e quello dell’edificio spalancate, dopo la celebrazione dell’eucarestia da parte di Parsifal mentre alla nevicata si sostituiscono i segni di una primavera siberiana.

La metafora è chiara: la prigione è il peccato che domina l’umanità sino alla redenzione. Recitazione accuratissima, come mostrano i primi piano ed i piano all’americana. Un ultima notazione, Jonas Kaufmann (Parsifal), ormai cinquantunenne, è affiancato da un giovane attore Nikolay Sidorenko che rappresenta il Parsifal adolescente e che può denudarsi sul palcoscenico nella scena delle “fanciulle fiore”.

Andiamo alla parte musicale. Philippe Jordan dirige i Wiener Philarmoniker e Thomas Lang il Wiener Staatsoper Chor. Jordan segue il rigoroso diario tenuto, nel 1882, da Hermann Levi delle prove del debutto sotto gli occhi vigili di Wagner. Quindi offre una concertazione più rapida a quella a cui siano abituati; per dare un esempio, il primo atto nel 1882 durava esattamente un’ora e quarantacinque minuti mentre Daniele Gatti nel 2008 a Roma, all’Accademia di Santa Cecilia, lo estendeva a due ore e cinque minuti (e Toscanini a Bayreuth a ben due ore e venti minuti). La direzione di Jordan è a volte nervosa, a volte sensuale, a volte altamente mistica. Ricorda quella di Pierre Boulez, con grande attenzione all’azione scenica ed un po’ meno ai colori orchestrali, rispledenti nelle incisioni di Karajan. Orchestra e coro sempre magnifici.

Nel cast due debutti e numerosi cantanti avvezzi alla partitura. Elīna Garanča (Kundry) e Ludovic Tézier (Amfortas) debuttano nei rispettivi ruoli. Ambedue di altissimo livello. La Elīna Garanča è una Kundry seducente soprattutto nella scena centrale del secondo atto e dolente nel resto, con un’emissione perfetta. Tézier non il Pelléas che ci incantò sedici anni fa alla Scala o il Marchese di Posa ammaliante visto ed ascoltato a Salisburgo nel 2013: la voce si è scurita (come conviene a Amortas) e  esprime a pieno le sofferenze e l’”ennui de vivre” del personaggio. Georg Zeppenfeld (Gurnemanz) e Wolfgang Koch (Klingsor) sono interpreti di lungo corso dei loro personaggi. Così lo è Kaufmann: non ha più lo squillo di venti anni fa ma che magnifico legato! E quale maestria nel fraseggio!

Di gran livello le fanciulle fiore: Aurora Marthens, Ileana Tonca, Isabel Signoret, Slávka Zámečníkova, Joanna Kedzior, Anna Nekhames

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