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PAPA/ Ogni famiglia ha bisogno di un padre: Francesco e il dono di Romero (e Rutilio)

Pubblicazione:giovedì 5 febbraio 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Ogni famiglia ha bisogno di un padre. Ne parlava ieri Papa Francesco nella sua catechesi del mercoledì. Un padre che sia vicino ai figli, che condivida tutto, gioia e dolori, fatiche e speranze. Un buon padre che sa attendere e perdonare, dal profondo del cuore. Un padre misericordioso come quello della parabola del figliol prodigo. E a me è venuto in mente un altro padre che in questi giorni fa parlare. Un padre che ha dato il sangue per la sua famiglia allargata, il suo popolo, la sua terra. E che finalmente sarà proclamato beato.

Oscar Arnulfo Romero sarà il primo santo de El Salvador. Paese in festa per il riconosciuto martirio dell'arcivescovo di San Salvador, icona della Chiesa latino-americana, assassinato sull'altare, mentre benediceva il pane e il vino dell'Eucarestia, il 24 marzo 1980. Ora nella cattedrale la sua tomba è meta di pellegrinaggi, i suoi poveri versano le lacrime di gioia, mentre gerarchie ecclesiastiche e vertici istituzionali fanno a gara nell'omaggiare il pastore dei poveri. 

Mons. Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador, ha dichiarato alle telecamere che già si guarda alla canonizzazione a Roma, anche se non è stata ancora decisa la data di beatificazione. Persino il presidente di El Salvador, Sanchez Ceren, si è fatto riprendere in pompa magna mentre si gloriava della notizia "importante per il paese  e per l'intero mondo". 

Orgoglio tardivo. Non è un mistero che la figura di Romero, negli anni, ha dovuto subire pesanti attacchi. Una persecuzione feroce in vita, culminata con il sangue sull'altare, in una Chiesa devastata dalla perdita e poi i sospetti, le lentezze e gli arresti nel processo di beatificazione, le controverse interpretazioni di un'azione pastorale sempre evangelica, profondamente conciliare, impastata di carità. 

Mons. Rafael Urrutia, vicario per la pastorale dell'arcidiocesi salvadoregna, afferma candidamente che "è ovvio che alcuni lo amino e altri no". Ma come si dice proprio nei sacri palazzi, Roma  locuta, causa finita. Vale a dire Roma ha parlato e il caso è chiuso. Ma siamo proprio sicuri? Certamente la definizione di martire è un traguardo sudato, che tutti dovranno accettare per fede. Ma i 22 anni di travagliato iter processuale raccontano una verità scomoda. Che l'evidenza di un pastore ammazzato in odium fidei mentre alzava l'ostia per la consacrazione ha faticato ad imporsi. Che le letture ideologiche di un'esistenza spirituale complessa e tormentata hanno oscurato e ritardato il riconoscimento di una testimonianza esemplare. Proprio il postulatore della causa di beatificazione di Oscar Romero, mons. Vincenzo Paglia, ha spiegato ieri durante un'affollata conferenza stampa che bisognava attendere un papa latinoamericano per mettere la parola fine ad un'indagine andata avanti per due decadi, tra alti e bassi, e molte obiezioni interne. 


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