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FINANZA/ Il “golpe” della Bce minaccia i cittadini d’Europa

La ricetta della Bce è minacciare di espulsione tout-court dall’Ue chi intendesse, magari solo per un periodo, abbandonare l’euro, oltre a influenzare la sovranità dei singoli Stati

Trichet_EuroR375.jpg (Foto)

Mentre a Davos i banchieri del mondo si uniscono per contrastare l’attacco contro i propri privilegi - ovvero utilizzare denaro pubblico per fare profitti salvo poi scaricare su governi e cittadini le perdite, una sorta di modello Fiat globale che le prossime trimestrali ci sveleranno in tutta la sua portata - a Francoforte stanno attrezzandosi per quello che ilsussidiario.net sta dicendo ormai da settimane. Ovviamente nel silenzio più totale, degli euro-burocrati ma anche dei media.

 

A Londra, invece, è circolato con molto interesse in ambienti finanziari l’ultimo pamphlet-outlook della Bce, intitolato “Ritiro ed espulsione dall’Ue e dall’unione monetaria europea: alcune riflessioni”. Il titolo, già di per sé, lascia poco all’immaginazione. Le prime parole con cui viene presentato, poi, tolgono ogni dubbio: «I recente avvenimenti, forse, hanno aumentato il rischio di una secessione - pur restando sempre modesti - così come la necessità di far fronte a questo possibile scenario».

Insomma, siamo alle soglie del rischio di estromissione di un paese dell’Ue dall’area euro: chi possa essere non è difficile capirlo, basta vedere dove i tassi di interesse reali stanno salendo: Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia. Insomma, saremmo alle soglie di un peg, ovvero un agganciamento fisso all’euro da parte di chi non è in grado di sottostare alle regole della casa in tempo di crisi? Non proprio.

La ricetta della Bce è differente: minacciare di espulsione tout-court dall’Ue chi intendesse, magari solo per un periodo, abbandonare l’euro. Sono gli Stati che stanno pensando di scappare dalla gabbia dorata della moneta unica, non il contrario. Ma questo non basta. Il documento, che formalmente dovrebbe essere di carattere meramente economico, spazia invece anche nella politica, attaccando con durezza estrema quegli elettorati europei, ovvero i popoli sovrani, che continuano a opporsi a una maggiore integrazione e avverte che l’Ue ha di fatto creato un nuovo ordine legale in base al quale la secessione, ovvero l’addio, non è più un diritto di autodeterminazione ma una scelta che necessita dell’ok della stessa Unione. Sovietica, verrebbe da dire.

Il perché della necessità di questo documento proprio ora, quando le priorità sembrano per altre, è presto detto: andarsene dall’Ue per alcuni Stati significherebbe potersi gettare a capofitto sul mercato divenendo maggiormente competitivi grazie all’export che vivrebbe un boom con l’euro così sovradimensionato e il dollaro debole, ma non ancora a pezzi come sarà fra tre-quattro mesi.


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