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FINANZA/ Non sono tutte di Goldman Sachs le colpe sul crac della Grecia

Pubblicazione:martedì 23 febbraio 2010

bce_sede2R375.jpg (Foto)

Così parlò il filantropo: un pacchetto di aiuti è sufficiente per salvare la Grecia, ma non risolve i problemi dell'euro. Parola dello speculatore miliardario, ora tramutatosi in salvatore del mondo, George Soros. In una lettera al Financial Times, Soros scrive che «un'assistenza mirata è sufficiente per salvare la Grecia, ma restano i problemi di Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda. Tutti insieme questi paesi rappresentano un pezzo di Eurozona troppo grande per essere aiutato allo stesso modo». Per questo, secondo Soros, «il salvataggio della Grecia lascia aperto il problema del futuro dell'euro».

 

Soros, però, non ha tutti i torti. Anzi. Ha decisamente ragione. Tanto più se l'Europa continuerà a comportarsi come sta comportandosi sulla questione Grecia. Ieri il differenziale di rendimento tra i decennali greci e tedeschi è sceso di tre punti a 314 punti base, questo grazie alla buona accoglienza da parte dei mercati della voce, diffusa dal settimanale Der Spiegel, secondo la quale il ministero delle Finanze tedesco starebbe preparando un piano europeo di aiuti tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

 

Peccato che, a stretto giro di posta, sia il governo tedesco che quello greco abbiano smentito l'esistenza del piano stesso. Insomma, confusione totale. Confermata nella tarda mattinata di ieri anche dalla commissione Ue: «Non c'è un piano del genere - ha dichiarato il portavoce Ue Amadeu Altafaj - perché la Grecia non ha chiesto neppure un euro di aiuti finanziari». Il piano c'è, in verità, è che Berlino nicchia nell'ufficializzarlo perché vuole e deve trovare un modo per renderlo digeribile ai propri compatrioti: insomma, vanno create le condizioni affinché il salvataggio greco diventi un qualcosa di indispensabile agli occhi di contribuenti e risparmiatori.

 

Serve, in parole povere, un bello spavento. Bisogna portare la situazione greca fino quasi al punto di non ritorno, ovviamente controllando gli avvenimenti e approntando i paracadute del caso, porre l'opinione pubblica di fronte al rischio del contagio in tutta l'eurozona e allora, solo allora, quando si avrà paura di un default argentino generalizzato dei cosiddetti paesi Pigs, si potrà agire con il consensus necessario. Strategie vecchie ritrite ma sempre valide.

 

Il problema è un altro: ovvero, risolto il caos greco va affrontata la situazione più generale dell'euro e per farlo occorre che i politici, non i burocrati non eletti, ordinino alla Bce, in forza dell'articolo 219 dell'Unione, di svalutare l'euro al fine di evitare che quel 20% di sopravvalutazione attuale non ci porti dritti dritti verso una trappola deflattiva. Ovviamente non lo faranno, perché si naviga a vista e la Bce, oggi in cerca di un successore a Trichet, è e rimane troppo potente: non è un caso che la guerra aperta tra i vari membri sia quella per decidere tra Mario Draghi e Alex Weber come nuovo governatore della moneta unica.

 


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