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FINANZA/ Quel nuovo allarme ignorato dal vertice Ue

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A dispetto di farmi annichilire dalla cronaca, oggi non parlo né di Consiglio europeo, né tantomeno di Grecia. Non ne posso più, sinceramente: per quali motivi un qualsiasi accordo venga raggiunto tra creditori privati e governo ellenico sarà totalmente inutile a evitare il default, penso di avervelo dettagliatamente spiegato la scorsa settimana, quindi siete in grado di leggere la cronaca di queste ore con strumenti qualificati e qualificanti. Un solo appunto: al netto del fatto che il secondo salvataggio greco è già salito da 130 a 145 miliardi e che non mi fiderei di prestare nemmeno un euro a un politico greco, ci vuole proprio la mancanza di rispetto tedesca - o, forse, la volontà di giungere al default e non spendere altri soldi - per avanzare la proposta di commissariamento di un Paese mentre questo sta cercando di concludere le trattative per lo swap sul debito. Lo si dica chiaro, siamo stufi di pagare per Atene: almeno i mercati compreranno o venderanno una notizia, non i soliti rumours che poi portano a correzioni suicide dei corsi.

Ora parliamo di cose serie, ovvero del Portogallo. Un report del Kiel institute for the world economy pubblicato la scorsa settimana dice chiaro e tondo che Lisbona dovrà avere un surplus di budget di oltre l’11% del Pil per evitare che le sue dinamiche del debito vadano fuori controllo, questo anche in uno scenario benevolo di una crescita del 2% annua (impossibile). Per David Bencek, uno dei due autori, «il debito lusitano è insostenibile, questa è l’unica conclusione realistica a cui si può giungere. Tanto più che nessuna nazione può vantare un surplus di budget primario superiore al 5% per molto tempo. Non sapremo, probabilmente, cosa farà scattare il meccanismo, ma una volta che sarà stata presa una decisione sulla Grecia, la gente comincerà a guardare sempre di più al Portogallo e si renderà conto che la sua situazione attuale è identica a quella ellenica di un anno fa».

L’inversione della curva dei tassi portoghesi, in effetti, parla chiaro. Nonostante aste di successo grazie al programma Ltro della Bce e una generale compressione al ribasso degli spread dei principali paesi dell’eurozona, la tensione sui titoli portoghesi continua infatti a crescere. Ieri lo spread tra bond a 10 anni lusitani e Bund tedeschi è schizzato al livello record di 1.435 punti, portando il rendimento del decennale a oltre il 16%. In forte rialzo anche i credit default swaps, visto che in base ai dati di Cma, il costo per assicurare 10 milioni di dollari di debito sovrano lusitano per i prossimi cinque anni è schizzato a 3,95 milioni di dollari, da pagare in anticipo, più altri 100mila dollari da pagare annualmente: gli hedge funds già si leccano le dita, in attesa della sell-off definitiva di banche e fondi.

Il rendimento del bond a cinque anni, poi è salito al 22,69%, obbligando la Bce ad acquistare sul mercato secondario per frenare il rally, e quello a tre anni, addirittura, oltre il 23%: il perché è presto detto, il mercato ha già prezzato la necessità di un haircut sul debito e di un nuovo piano di aiuti da almeno 30 miliardi di euro, dopo il primo da 78. Nonostante il problema del debito lusitano sia molto minore di quello greco, rischia però di attrarre su di sé molta attenzione, tanto per cambiare a causa della mancanza di chiarezza da parte dei regolatori.

 

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