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CRISI GRECIA/ Tensione crescente tra Atene e Berlino

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Ritornano le paure sulla durata dell’euro: la Grecia non riesce a finire i compiti imposti dall’Europa in cambio degli aiuti finanziari, la Spagna e l’Italia stanno a guardare e la Germania è sempre più intransigente in vista delle elezioni del 2013. E il tanto atteso scudo anti-spread è soltanto una realtà virtuale, in attesa che la Corte costituzionale tedesca si pronunci sulla costituzionalità del Fondo salva stati, il Meccanismo europeo di stabilità (Esm). Anche la Banca centrale europea guidata dall’italiano Mario Draghi è di fatto limitata nella possibilità di azione a motivo dell’impasse che coinvolge tutta la politica europea. Ma i problemi economici dell’eurozona intanto perdurano e la crisi potrebbe anche riacutizzarsi nei prossimi mesi.

Il primo problema in calendario per i leader del Vecchio continente è quello della Grecia che, martedì scorso ha raccolto appena 4 miliardi, oltretutto a tassi altissimi, che bastano appena per pagare alla Bce il prestito in scadenza lunedì prossimo. Il governo di Antonis Samaras fatica a mettere assieme gli 11,5 miliardi di tagli richiesti dagli emissari della Troika (Bce, Ue e Fmi), indispensabili per sbloccare la nuova tranche di aiuti da 31 miliardi di euro. Se tardassero ad arrivare gli aiuti, la Grecia, rischierebbe già il default e Samaras, che settimana prossima incontrerà Angela Merkel, Francois Hollande e il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker, sembra intenzionato a chiedere due anni di tempo in più per sistemare i conti dello stato. Difficile che gli verranno concessi.

Non è messa molto meglio la Spagna: le banche iberiche, infatti, non possono continuare ad acquistare Bonos per sopperire alle aste dei titoli del debito andate male e, oltretutto, a causa dei mutui in sofferenza, stanno attraversando un’importante crisi di liquidità. Di fatto sono mantenute in vita solamente dai prestiti della Bce, in attesa del prestito da 100 miliardi promesso dall’Unione europea con il Fondo salva stati. Anche in Italia, infine, nonostante qualche calo, il livello dello spread resta a livelli di guardia sopra i 400 punti base.



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