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MPS/ Il mistero dei depositi "scomparsi" da Siena

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Dunque, cari lettori, la Pasqua ci ha portato tre novità: primo, siamo una Repubblica presidenziale come la Francia, de facto. Secondo, per sbloccare l’empasse istituzionale è intervenuto il presidente della Bce, Mario Draghi, il quale ha chiamato Giorgio Napolitano dicendogli più o meno quanto segue: «Presidente, non lasci il timone. I mercati non capirebbero». Terzo, Mario Monti, la cui lista ha preso circa il 10% dei consensi, è ancora capo del governo e lo resterà non si sa per quanto, in attesa dei saggi e dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Ora, al netto del fatto che vorrei sapere, stante questo scenario, perché abbiamo imbastito quella costosa pantomina delle elezioni di febbraio, mi sovviene un dubbio: cosa sa Draghi che noi non sappiamo e che, di fatto, ha fatto ingoiare a tutti - chi più, chi meno volentieri - questa sorta di secondo golpe di velluto del Quirinale? «I partiti non comprendono i rischi della crisi», avrebbe ancora detto Draghi a Napolitano. Quale segnale di allarme ha costretto Draghi a intervenire in maniera così irrituale presso il Quirinale? Non si era mai sentito, infatti, che il governatore della Bce alzasse la cornetta e chiamasse un capo di Stato europeo per chiedergli di restare al suo posto, dettando quindi in un certo senso l’agenda politica di quel Paese (solo un pazzo, infatti, se l’Eurotower ti dice di restare e chissà con quali argomenti, poi lascia).

Azzardo un’ipotesi: la stampa nazionale sembra aver archiviato un po’ troppa in fretta quanto accaduto il 28 marzo scorso nel corso di una conference call di Monte dei Paschi di Siena. In quell’occasione, il cfo dell’istituto, Bernando Mingrone, rispose così a una domanda che gli venne posta rispetto alla situazione dei depositi: «Gennaio è iniziato bene, siamo stati in qualche modo invece impattati in febbraio, ma ci siamo ripresi velocemente in marzo». Insomma, il 28 marzo Mingrone ammise un calo dei depositi nel mese di febbraio a seguito dello scandalo derivati, ma invitò tutti alla calma, visto che in marzo la situazione è tornata in positivo.

Un calo quantificabile in quale cifra? A questa domanda Mingrone durante la conference call non rispose e si rifiutò anche di fornire previsioni rispetto al livello dei depositi dell’istituto nel primo trimestre di quest’anno. Sabato, però, ci ha pensato la Reuters a prendere l’evidenziatore e a tirare una bella linea sulla faccenda. Nel silenzio generale, infatti, l’agenzia di stampa rilanciava un comunicato di Monte dei Paschi postato sul sito internet dell’istituto in mattinata e nel quale si parlava di un calo dei depositi in febbraio di «pochi miliardi di euro» dopo lo scandalo. Pochi miliardi di euro? Parliamo di una banca che dopo aver perso 4,6 miliardi di euro nel 2011, ha chiuso il 2012 con un passivo di 3,17 miliardi, effetto combinato delle svalutazioni e di un anno difficilissimo.

Il primo bilancio approvato dal tandem Alessandro Profumo-Fabrizio Viola ha surclassato, purtroppo in negativo, le previsioni degli analisti che avevano ipotizzato un rosso compreso fra i 2 e i 2,3 miliardi. Nel dettaglio, come è possibile leggere sul documento licenziato pochi giorni fa, sul risultato hanno pesato rettifiche nette su crediti da oltre 2,67 miliardi, oneri di ristrutturazione una tantum da 311 milioni, svalutazione di partecipazioni. Nei nove mesi la perdita netta era stata di 1,66 miliardi per le ulteriori svalutazioni degli avviamenti. Il core tier1 della banca è salito all’11,3%, mentre qualche segnale positivo arrivava - stante quanto scritto nero su bianco dalla banca - proprio dall’attività agli sportelli, che si è mantenuta quasi costante, nonostante lo scandalo e il timore che qualche correntista si fosse fatto prendere dal panico. E una banca che sostiene queste cose e presenta questi numeri, può liquidare con «pochi miliardi di euro» la domanda su quanti depositi siano volati via in febbraio?



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