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SPY FINANZA/ Italia, tre "strade" che portano a rivivere la crisi del 2011

Pubblicazione:lunedì 8 dicembre 2014

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Ricordate il 2011, l’impennata dello spread a seguito della vendita da parte di Deutsche Bank di circa 9 miliardi di debito italiano, la lettera della Bce al governo Berlusconi e l’arrivo col paracadute del primo governo targato troika, quello guidato da Mario Monti? Bene, tra fine aprile e maggio del prossimo anno potremmo vivere la versione 2.0 di quella stagione, con conseguenze però decisamente più nefaste per la tenuta stessa del sistema Italia e la sua residua sovranità. Ma partiamo da principio, ovvero dall’ennesima delusione rifilata giovedì da Mario Draghi ai mercati. Nonostante le belle parole - «Il consiglio resta unanime sul ricorso a ulteriori misure non convenzionali nel caso di un prolungarsi dei rischi di un’inflazione troppo bassa... il possibile acquisto di titoli di Stato avverrà in maniera tempestiva, se necessario... la Bce non tollererà prolungate deviazioni dalla stabilità dei prezzi, che potrebbero a sua volta alimentare aspettative di inflazione... il Qe sarebbe una decisione di politica monetaria, l’acquisto bond sovrani ricade nel nostro mandato e non abbiamo bisogno dell’unanimità in Consiglio» -, il governatore della Bce non ha fatto altro che prendere ulteriore tempo, sperando di garantirsi altri due mesi almeno di calma sui mercati durante i quali provare a inventarsi qualcosa che la Bundesbank possa digerire e che riattivi un po’ il meccanismo del credito, alzando il tasso di inflazione.

Ora, le contraddizioni si sprecano, una su tutte. Come si può infatti dire che «la Bce non tollererà prolungate deviazioni dalla stabilità dei prezzi, che potrebbero a sua volta alimentare aspettative di inflazione», quando la situazione attuale nell’eurozona è quella dipinta plasticamente da Marchel Alexandrovich della Jefferies Fixed Income, il cui studio dimostra come nel paniere dell’inflazione tedesca il numero di beni in conclamata deflazione a ottobre è salito al 31,2% dal 22,9% di settembre? E c’è chi sta peggio, perché la ratio italiana è del 36,7%, quella spagnola al 40,9%, quella olandese al 41,7%, quella portoghese al 43,6%, quella slovena al 54,1% e quella della Grecia uscita dalla crisi addirittura all’85%.

L’esperienza giapponese ci dice che il processo per uscire dalla trappola deflazionaria diventa davvero difficile quando gli effetti dell’inflazione inesistente toccano il 60%, tanto che per Jacques Cailloux di Nomura, «l’area euro sta affrontando una situazione che rappresenta una sfida molto più difficile di quella del Giappone». Ma d’altronde questi sono di fatto burocrati, sono parole che sentiamo più o meno ripetere da almeno cinque mesi. C’è un altro segnale che deve far riflettere, come vi dicevo la settimana scorsa. Con il solito tempismo, infatti, Goldman Sachs - banca d’affari Usa ed ex datrice di lavoro di Mario Draghi - consigliava già da almeno dieci giorni di aumentare le posizioni su un paniere che comprenda Btp e titoli di Stato spagnoli e portoghesi, tenendosi invece corti su un basket composto da titoli di Stato francesi e tedeschi in vista del probabile avvio di un programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce nella prima metà dell’anno prossimo. Addirittura Goldman Sachs ritiene che con l’avvio di un piano di Quantitative easing lo spread di rendimento Italia/Germania nel tratto a dieci anni, che oggi si attesta attorno ai 126 punti base, possa restringersi di circa ulteriori 35 punti. Inoltre, il tasso del Btp decennale, che mercoledì scorso ha toccato il nuovo minimo storico scendendo per la prima volta sotto il 2%, potrebbe scenderebbe ancora nella forchetta dell’1,50-1,75%.


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COMMENTI
08/12/2014 - Lenzuolate (Giuseppe Crippa)

Constato con piacere che le “lenzuolate” di Bottarelli siano nel tempo diventate molto più sopportabili (cioè leggibili): diciamo da cotone grezzo a lino… In attesa che diventino di seta ricordo che i rating delle altre agenzie (non esiste solo S&P) non sono tali da porci sull’orlo della catastrofe (leggi: vendita automatica dei nostri BTP da parte di numerose istituzioni). Salvo errori Moody’s ci classifica Baa2, Fitch BBB+ e la cinese Dagong BBB.