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SPY FINANZA/ La versione 2.0 del 2008 in arrivo

A settembre la Federal Reserve è dovuta intervenire massicciamente nel mercato repo. Per MAURO BOTTARELLI ci sono segnali di una nuova prossima crisi sui mercati

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La Fed ha salvato il mondo a metà settembre? Guardando il grafico a fondo pagina sembrerebbe di sì, visto che a metà dello scorso mese è successo qualcosa di enorme nel sistema bancario, tale da richiedere una mega operazione di reverse-repo per ottenere forzatamente la più grande iniezione di collaterale in Treasuries di sempre nel mercato repo. Insomma, una crisi di liquidità quasi senza precedenti. Il grafico ci fa notare come ci siano già stati picchi improvvisi negli ammontare di reverse repo e che questi tendano a corrispondere a diversi tipi di crisi, quello più ovvio è in corrispondenza del collasso del sistema finanziario nel 2008. Ma ci fa notare anche altro, ovvero che il volume di questi picchi in concomitanza con operazioni di reverse repo sia significativamente aumentato dal 2014 a oggi, se paragonato a quello di sette anni fa post-Lehman: gli ultimi due picchi hanno rappresentato le due più grandi operazioni repo di sempre.

L’operazione reverse repo, come si intuisce dal nome, utilizza il procedimento contrario del repo, ovvero mette collaterale in Treasuries nei bilanci delle banche: nel 2008, quando di sostanziò il collasso dei default nella catena di controparte dei derivati, la Fed iniettò collaterale in titoli di Stato Usa nel sistema bancario affinché questo potesse essere usato come collaterale di margine dalle banche o dalle istituzioni finanziarie che stavano perdendo posizioni sui derivati o per tamponare in via emergenziale i default di controparte, come nel caso Aig-Goldman Sachs. Ciò che spaventa del grafico è che a partire dal 2014 i picchi sono diventati più frequenti e anche di volume maggiore di quello storico del 2008, questo ci suggerisce che dietro le quinte del mercato starebbe implodendo qualcosa di peggiore di quanto accaduto sette anni fa.

Ancora più interessante - o inquietante, dipende da come si voglia interpretare la cosa - è il fatto che il picco sia stato contemporaneo (16 settembre) a un tonfo di 8 giorni del mercato, con lo Standard&Poor’s 500 che ha perso il 6% in quell’arco temporale. Ed è lo stesso arco temporale in cui è cominciato il crollo sia azionario che obbligazionario di Glencore, il gigante minerario che però è anche il più grande trading desk mondiale di commodities: molti analisti in quei giorni azzardarono che un default sui derivati di credito di Glencore, sia da parte della stessa azienda o delle entità finanziarie che stavano usando quei derivati per scommettere contro quell’evento, sarebbe stato analogo al “Lehman moment” che innescò il collasso del 2008.

È andata così? Una cosa è certa, quel grafico ci dice che c’è qualcosa di rotto nel sistema bancario e lo è al tal punto da aver richiesto la più grande iniezione di collaterale in Treasuries della storia da parte della Fed. Lo so, nessuna ve lo aveva detto. È normale da un certo punto di vista, perché sono questioni abbastanza tecniche che difficilmente possono finire sulla grande stampa o nei telegiornali. Ciò non toglie che la portata dell’accaduto, anche se non compreso per intero nelle sue dinamiche finanziarie, è palese a tutti, intuitivamente: un mese fa qualcuno ha rischiato di andare a fare compagnie a Lehman Brothers e solo un intervento senza precedenti della Fed ha fatto in modo che questo non accadesse.

Succederà ancora? Non c’è il minimo dubbio. La Fed sarà altrettanto brava e rapida nel reagire? Non lo so. E forse non lo sanno nemmeno alla Banca centrale Usa, ormai si vive giorno per giorno, ora per ora. Non so nemmeno dirvi con certezza se fosse davvero Glencore ad aver scatenato quella crisi di liquidità nel sistema bancario, ma la cosa non mi stupirebbe, visto che stando a stime di Bank of America, l’esposizione del sistema finanziario al debito di Glencore sarebbe superiore ai 100 miliardi di dollari, con i bond che pesano per circa 36 miliardi e le banche che detengono i restanti 64 miliardi (tra revolver, lettere di credito, credito assicurato), ammesso che non detengano esse stesse obbligazioni.


COMMENTI
19/10/2015 - Curioso... (Edo Biagini)

Perché l'Autore non dice che dell'argomento - e cioé della massiccia ed inusitata recente iniezione di liquidità della FED - ha già parlato ieri l'altra Firma di questa testata, e cioé Passali?