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FINANZA/ Euro e ripresa, le bugie degli "espertoni" vengono a galla

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Ormai siamo alla fiera dei falsi d’autore. Un fiorire di menzogne e di sparate senza capo né coda, per spacciare una qualche verità o per instillare un pregiudizio. Forse qualcuno ricorderà la notizia di un gestaccio (un dito medio alzato) del ministro greco Varoufakis mentre parlava della Germania. Ebbene, quella che sembrava un’esternazione poco opportuna di un tipo non avvezzo alla diplomazia, ora sappiamo essere un falso costruito al computer. Lo ha confessato il giornalista tedesco che ha commissionato il falso e che ha dichiarato in televisione di aspettarsi la telefonata di qualcuno che chiedesse garanzie sull’autenticità del video. Ma nessuno lo ha chiamato. Evidentemente il desiderio tedesco non più nascosto di vedere denigrata la classe politica tedesca ha fatto superare ogni prudenza prima di rilanciale la notizia e il video falso.

Ma non c’è bisogno di andare all’estero per trovare tanta fantasia. Anche in Italia ce la caviamo alla grande, con il premier Renzi che si vanta della ripresa iniziata. Una ripresa che ha visto solo lui e qualche centro studi preso da visioni o qualche indagine fatta chissà come sulla fiducia del vattelapesca. I dati più recenti del Pil parlano di un triste calo dello 0,7%, e pure la produzione industriale è calata in maniera inaspettata (ma inaspettata solo per loro, i presunti espertoni che non ne azzeccano più una).

La disoccupazione resta alta e non accenna a calare, a parte trucchi contabili che non spostano la sostanza del discorso. Non c’è un’altra ripresa possibile che possa interessare gli italiani. I prestiti a famiglie e imprese sono in robusto calo e le sofferenze bancarie sono arrivate a 185 miliardi di euro, quasi il 10% dei prestiti. Ma non basta, perché poi ci sono gli incagli e altri debiti in difficoltà e allora la cifra diventa uno spaventoso 350 miliardi. Qui non c’è la ripresa, qui c’è lo schianto dell’economia italiana in corso, che nessuno appare in grado di fermare. 

Cosa occorrerebbe fare? Chiudere temporaneamente tutti gli sportelli, nazionalizzare le banche in difficoltà cronica e poi stampare denaro da parte dello Stato (in modo da non indebitare nessuno) per far ripartire l’economia reale e salvare nel contempo i conti correnti. Ma è ovvio che per una manovra del genere, che potrebbe essere sostanzialmente indolore, è indispensabile che lo Stato sia padrone della propria moneta. Come per esempio l’Ungheria, che è andata a comprarsi filiali ungheresi di banche estere. E come invece non può fare l’Austria, che si ritrova con la sua bad bank Hypo con un buco imprevisto di oltre 7 miliardi di euro.

La bad bank austriaca è nata per raccogliere i crediti deteriorati del sistema bancario austriaco. Tali crediti sono garantiti dalle istituzioni. Sembrava un modello buono per far uscire il sistema bancario dalla crisi, tanto che ciclicamente l’idea viene riproposta anche qui in Italia. Ma sarebbe come dire che possiamo uscire dalla crisi facendo il gioco delle tre carte: spostare i crediti subprime da un’altra parte non risolve certo il problema di una moneta che continua a creare debito. E quei crediti subprime prima o poi dovranno essere saldati. Ma in Austria sta andando ancora peggio. Infatti, quei debiti sono garantiti dalla regione della Carinzia. Lo Stato ha già fatto sapere che non intende sborsare un euro in questa triste vicenda: questo prospetta il fallimento della Carinzia.



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COMMENTI
31/03/2015 - A buon intenditor poche parole bastano! (Silvano Rucci)

Replica @ Martin! Relativamente al Suo primo Commento devo dire che “molto disgustoso” è il piacevole gusto di fondare il proprio commento sul commento di un lettore invece che sull’articolo scritto dall’Autore Giovanni Passali, del quale io ho condiviso il pensiero associandomi a quanto esposto! Questo comportamento rivela mancanza di rispetto verso le opinioni degli altri sull’attività delle banche! Relativamente al Suo secondo Commento, visto che, come dice Lei, “non conosco bene i dettagli”, mi permetto di replicare come segue: su un deposito in c/c di duecentomila euro la banca è debitrice verso il correntista per duecentomila euro. In caso di fallimento il debito della banca di duecentomila euro lo garantisce lo Stato, non tutto però, ma solo in parte, perché restituisce al correntista non più di centomila euro. Il resto è perdita per il correntista, dovuta al fallimento bancario! A buon intenditor poche parole bastano!

 
31/03/2015 - @ Silvano (Moeller Martin)

Guardi che la garanzia dello stato fino a 100K sui conti correnti non è a favore della banca ma del correntista, quindi a favore Suo. Le garantisce il rimborso dei soldi da lei depositati nel caso la banca fallisca (o diventi insolvente, spiacente ma non conosco bene i dettagli).

 
31/03/2015 - Il lavoro delle banche (Moeller Martin)

Trovo disgustosa questa continua litania contro le banche, la BCE ecc. La realtà è molto più semplice anche se molto più brutale: LE BANCHE NON SONO ENTI BENEFICI E NON DISTRIBUISCONO SOLDI ma sono aziende che prestano soldi di cui chiedono la totale restituzione oltre agli interessi. E dato che parliamo di soldi veri nel mondo reale, non li prestano certo 'così per così' ma solo a chi è solvibile chiedono precise garanzie per la loro restituzione. Questo è il loro mestiere e se non fossero così prudenti finirebbero per accumolare continue perdite finendo per fallire loro. Il lavoro delle banche non è cambiato in nulla con l'Euro ma era esattamente lo stesso ai tempi della Lira e non cambierà in nessun modo anche con una Nuova Lira se dovessimo uscire dall'Euro. Il problema è che non siamo competitivi e di conseguenza molte delle nostre aziende sono in stato comatoso. Oltre al fatto che contrariamente a quanto ci racconta la propaganda politico/mediatica, nel mercato globale il piccolo non ha ne i mezzi finanziari ne tecnologici per tenere il passo. Il piccolo non è bello ma è spacciato.

RISPOSTA:

Io me la prendo con chi ha costruito questa architettura bancaria, per cui il sistema bancario nel suo complesso (banche centrali e banche commerciali) non fanno gli interessi dei popoli e degli stati ma i loro interessi. Stati e popoli sono destinati al fallimento soprattutto per questo motivo. E poi me la prendo con l'ignoranza, che permette di far pensare che le banche prima con la lira facevano lo stesso mestiere. Ma non è così perché prima c'era la separazione tra banche di deposito (che reinvestivano nell'economia reale) e banche di investimento (che investivano nei mercati finanziari). Poi questa separazione è stata abolita, e così ora le banche raccolgono i nostri risparmi e li investono nei mercati finanziari, perché a loro conviene così. Ma non è detto che convenga a noi, poiché se tutto va bene loro guadagnano e noi no, mentre se falliscono paghiamo noi. (Giovanni Passali)

 
30/03/2015 - L'Economia Reale è destinata a schiattare! (Silvano Rucci)

Evidentemente con i Fondi della BCE l’Economia Reale non avrà mai abbondanza di liquidità per ricominciare! Il credito bancario è appannaggio soltanto per coloro che hanno già tanta liquidità da garantire la concreta restituzione del denaro avuto in prestito! Il futuro quindi appartiene alle Imprese che non hanno problemi finanziari: esse potranno chiedere e restituire denaro quando vogliono, liberamente! Le banche straricche continueranno ad investire in titoli! Trasferiranno tutti i rischi sulla propria clientela retail, in caso di fallimento, come hanno sempre fatto, oppure sullo Stato che garantisce in parte i loro debiti sui c/c fino a centomila euro! La Politica, parla e parla facendo solo parole e parole per restare a galla. Essa non si rende conto di questo futuro miserabile! L’Economia Reale è destinata a “schiattare”, come dice l’Autore, insieme a tutti i Filistei che siamo noi cittadini inermi spettatori!

RISPOSTA:

La ringrazio per gli apprezzamenti ma la devo contraddire relativamente alla diffusa bufala che i nostri depositi siano garantiti. Provi a ragionare: garantiti da chi? E con quali soldi? In Italia la garanzia dei depositi è a carico del Fondo Italiano Tutela Depositi (FITD) il quale "raccoglie" (si fa per dire) da statuto una percentuale variabile dal 4 all'8 per mille dei depositi. Ovviamente raccoglie il 4 per mille. Quindi i nostri depositi sono garantiti fino a 100 mila euro, ma fino a quel 4 per mille. Se fallisce una piccola banca va tutto bene, ma se fallisce una MPS (solo per esempio!) i soldi per i tutti i correntisti semplicemente non ci sono! (Giovanni Passali)