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SPY FINANZA/ Le "scommesse" dei mercati sulle banche centrali

Pubblicazione:sabato 6 giugno 2015

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Accidenti, adesso cosa si fa? Come ci mostrano i grafici a fondo pagina, il dato cruciale sull'occupazione Usa nel mese di maggio ieri ha fatto registrare un robusto +280mila unità contro le attese di +226mila, con la lettura di aprile rivista da 232mila a 221mila, ma quella di marzo alzata da 85mila a 119mila. Si tratta dell'incremento mensile maggiore dal dicembre 2014. Curiosamente, però, il tasso di disoccupazione è salito dal 5,4% al 5,5% per l'aumento del numero di persone in cerca di occupazione, ma a far sorridere è il dato della retribuzione oraria che sempre a maggio è cresciuta dello 0,32% a 24,96 dollari, contro l'attesa di +0,2% e il +0,1% di aprile, il miglior dato dall'estate 2013. 

«Il dato è ottimo, brillante - sottolinea un analista - e di conseguenza il mercato torna inevitabilmente a ragionare sul rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed. I numeri di oggi - spiega ancora l'esperto - danno ragione a chi, tra i membri della Federal Reserve, vuole agire nel 2015, e non certo al Fmi che ha consigliato invece di aspettare il 2016». Cosa farà ora la Yellen? Alzerà i tassi a settembre, come questo dato suggerirebbe oppure seguirà il consiglio del Fmi e attenderà almeno la prima metà del 2016? 

Immediata la reazione del mercato, con i futures su Wall Street in ribasso (salvo poi aprire in ribasso solo frazionale), commodities e bond schiantati, oro in picchiata e dollaro in salita: insomma, chi investe teme che questa volta sia quella buona per il rialzo dei tassi e prezza il rischio. 

Proprio sicuri? Io non ci credo, per il semplice fatto che sarebbero in troppi a farsi molto male in caso di rate hike da parte della Fed. Stando all'ultima analisi compiuta da Bank of America sul comparto degli hedge funds (952 quelli presi in esame), all'inizio del secondo trimestre di quest'anno i fondi avevano aumentato l'esposizione netta a un nozionale record di 785 miliardi di dollari, su del 6,1% trimestre-su-trimestre e più del doppio del picco pre-crisi toccato nel secondo trimestre del 2007 a quota 373 miliardi. In parole povere, gli hedge funds non sono mai stati così "lunghi" come posizioni: a livello percentuale, l'esposizione netta è salita al 77%, altro record che ha sorpassato il picco pre-crisi (sempre del secondo trimestre 2007) del 59%. 

Di più, a conferma che nessuno si aspetta che la Fed faccia deragliare il mercato, i fondi non sono mai stati meno "corti" di come sono posizionati ora: nel primo trimestre l'esposizione short era al 55%, il 25% più basso della lettura del 74% registrata nel secondo trimestre 2007. Insomma, lo ripeto: in una condizione del genere, se per caso parte una correzione dei corsi legata ai sottostanti fondamentali dell'economia Usa - ovvero, se il mercato operasse come tale - sarebbero in troppi a farsi male. Molto male. 

Inoltre, il dato di ieri è bivalente. Se infatti la crescita salariale annualizzata al 2,35% è la più alta dall'inizio della crisi, la maggior parte di questo incremento è legato a stipendi di supervisori e manager, ovvero i lavoratori a più alto salario che hanno conosciuto un +3,5%, mentre i cosiddetti "non-supervisory workers", ovvero l'82% della forza lavoro Usa, si è dovuto accontentare di un aumento salariale che copre a malapena il costo dell'inflazione a circa il 2%. 

 

 

 


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