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SPY FINANZA/ Il "grande guaio" in vista per i mercati

Pubblicazione:giovedì 4 febbraio 2016

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Ogni giorno una nuova conferma: la cosiddetta ripresa è solo una chimera, soprattutto in Europa. Le Borse del Vecchio Continente sono rimaste deboli ieri dopo che l'indice Pmi composito finale a gennaio nella zona euro è risultato pari a 53,6, lievemente sopra la stima flash di 53,5, ma ben sotto la lettura di dicembre a 54,3. mentre il Pmi servizi finale a gennaio è stato di 53,6, in linea con la stima flash. «Un Pmi deludente nella zona euro a gennaio indica una delle espansioni più deboli viste nel corso dello scorso anno e aumenta le prospettive di ulteriori stimoli», ha sottolineato a Cnbc il capo economista di Markit, Chris Williamson, a detta del quale ciò che preoccupa di più i responsabili della politica economica è l'inflazione che non è chiaramente riuscita a riprendersi. «Ciò solleva la domanda se gli stimoli esistenti siano stati semplicemente insufficienti oppure se la politica monetaria stia dando prova della sua inefficacia», ha osservato l'esperto, notando anche che la crescita dell'attività, degli ordini e dell'occupazione ha perso slancio e che i prezzi medi di vendita di beni e servizi sono diminuiti al tasso più rapido dallo scorso marzo. 

In più, il Pil dell'area euro ha avuto a inizio anno «una crescita trimestrale del solo 0,4% e, in ogni modo, i tassi di crescita hanno continuato a differenziarsi marcatamente». Lo stesso settore privato tedesco ha registrato un rallentamento a gennaio: il Pmi composito è sceso il mese scorso a quota 54,5 da 55,5 di dicembre, confermando, comunque, la stima flash. Anche il Pmi finale servizi a gennaio è arretrato a 55 da 56 di dicembre e da 55,4 della stima flash. Ma la contrazione è totale e, soprattutto, generalizzata tra i vari protagonisti. Ha infatti deluso il trend dei nuovi ordini, passato da 55,4 a 52,3, il minimo da settembre, un rallentamento che segue di pari passo quello del settore manifatturiero, tanto che l'indicatore composito (sintesi tra manifattura e terziario), è scivolato a 53,8 da 56 di dicembre. 

E se il settore dei servizi spagnolo - il miracolo di ripresa che la stampa mainstream ci vende ogni giorno, ignorandone la natura distorta - è cresciuto a gennaio al ritmo più lento di oltre un anno a 54,6, in calo da 55,1 di dicembre e al minimo dal dicembre 2014, l'attività del settore dei servizi in Francia è tornata a crescere lo scorso mese a 50,3 da 49,8 di dicembre, lievemente al di sotto della lettura preliminare di 50,6. Anche l'indice Pmi composito è salito leggermente a gennaio a 50,2 da 50,1 di dicembre ma ancora al di sotto della prima lettura a 50,5. È per questo che le Borse si schiantano? Anche, ma non è certo questa la ragione principale, fidatevi. 

Attenzione poi a non credere a quanto ha dichiarato il ministro Padoan l'altro giorno durante la sua audizione di fronte al Copasir, il Comitato di controllo parlamentare dei servizi segreti: c'è in atto un attacco sulle banche e non solo italiane, visto che il primo grafico a fondo pagina ci mostra come il credit default swap a 5 anni di Deutsche Bank sia salito del 60% negli ultimi due mesi. E in America non cambia la faccenda: i titoli finanziari pesano per il 16% dell'indice S&P's 500 e il -9% registrato il mese scorso rappresenta la singola ragione più grande per cui il benchmark sia ora più basso del 5% rispetto a inizio anno. 

C'è però un problema e ce lo mostra il secondo grafico: ovvero, il mercato delle opzioni ci suggerisce un worst case scenario del -28% per i titoli finanziari nei prossimi tre mesi, stando a valutazioni ed elaborazioni della Janus Capital. E non è la prima volta che il mercato delle opzioni segnala simili livelli di paura, ma la cosa che deve spaventare è che in precedenza si era palesato soltanto per la crisi dell'eurozona del 2011, per i dibattiti sul tetto di debito Usa o quando una crisi finanziaria in piena regola era ormai alle porte. 

 

 


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