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SPY FINANZA/ Così la speculazione "muove" il prezzo del petrolio

Pubblicazione:mercoledì 9 marzo 2016

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Chi mi ha insegnato a capire l'economia, mi ha sempre detto che sono i dettagli macro apparentemente meno eclatatanti quelli da seguire con maggior attenzione. E ieri uno di questi si è palesato in maniera chiara: il credito al consumo, ovvero l'indebitamento per acquisti, negli Usa a febbraio è cresciuto solo di 10,5 miliardi, contro le attese di 17 miliardi, la lettura più bassa da marzo 2013. Di più, su basi percentuali, data la netta revisione al ribasso del dato di dicembre, la crescita degli ultimi tre mesi è la più debole dal settembre 2011. L'esatto contrario di quanto vorrebbe la Fed, visto che il Pil Usa si basa al 70% sui consumi e se l'americano medio non è più in grado (o non ha più voglia) di indebitarsi come un matto per comprare questo e quell'altro, si rischia di grippare del tutto la macchina. 

Per la risalita del prezzo del petrolio, vale la stessa logica: attenti a leggere bene il dato e, soprattutto, le componenti sottostanti di questi aumenti. In molti, infatti, fanno notare come siano passati sei mesi da quando Goldman Sachs aveva messo in guardia dalla possibilità che il petrolio crollasse a 20 dollari al barile, di fatto sottointendendo che la banca d'affari potrebbe avere preso un'altra colossale cantonata. A oggi, il greggio - che in gennaio era crollato a livelli di prezzo che non toccava da tredici anni, intorno a 27 dollari - vale infatti più del doppio dei 20 dollari indicati da Goldman. È stato toccato il mitologico bottom e ora si risale? 

Non credo, a meno di uno scenario di guerra aperta in Medio Oriente o dell'avanzata netta dell'Isis in Libia nelle aree dei giacimenti. Già la scorsa primavera c'era stata un'illusione di ripresa dei prezzi, ma giova ricordare che sul mercato del petrolio l'eccesso di offerta è tutt'altro che scomparso e comunque solo nei Paesi Ocse ci sono oltre 3 miliardi di barili di scorte, tra greggio e prodotti raffinati. Volete davvero sapere in quanto petrolio stiamo annegando? Per l'Europa uno degli indicatori principali è il cosiddetto Ara, ovvero le scorte di distillati stoccate nell'area di Amsterdam, Rotterdam e Anversa. Bene, scontando l'inverno tutt'altro che rigido e quindi la bassa domanda per il riscaldamento e la produzione in continua crescita, il primo grafico a fondo pagina ci mostra come i livelli in milioni di barili siano attualmente molti più alti della media a 5 anni. Bene, quando il dato Ara è alto, il prezzo del petrolio è destinato a scendere. Inoltre, il secondo grafico ci mostra come gli alti livelli delle scorte abbiano spedito i prezzi dei futures per i distillati Ara pesantemente in area contango, ovvero quando il prezzo per la consegna futura è più alto di quello della consegna a breve, sintomo che conviene mantenere il petrolio stoccato in attesa di rialzo, sia sui cargo che nelle strutture galleggianti o anche nei treni. 

Inoltre, la nuova tecnologia utilizzata nelle raffinerie russe, storicamente grandi fornitrici di distillati verso l'Europa, permette di produrre carburanti a basso contenuti di solfuri, quelli più ampiamente utilizzati in Europa occidentale e quindi l'export di Mosca è grandemente aumentato. Stesso discorso vale per le raffinerie saudite e indiane. A oggi, i livelli di scorte di distillati in area Ara sono di più di 26 milioni di barili, più di 7 milioni di barili superiore alla media a 5 anni. 

Chi si dice favorevole a un possibile aumento dei prezzi scomoda in questi giorni il calo ai minimi storici degli impianti shale-oil statunitensi attivi, tanto che la produzione Usa - benché tuttora alta, a 9,1 milioni di barili al giorno - è ai minimi da novembre 2014. 

 

 


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COMMENTI
09/03/2016 - Circumnavigare l'Africa costa meno (Moeller Martin)

Non è una questione di speculazione, ma di costi. Se le petroliere iniziano solo ora ad evitare il canale di Suez, le navi container lo fanno non solo in gran numero è già da diversi mesi, ma evitano pure il canale di Panama. Il motivo sono i costi: il passaggio da Suez per una porta container costa mediamente 465.000 US$, quello da Panama 320.000 US$. Una nave che fa la spola tra Singapore e Rotterdam, risparmia 19.000.000 US$ all'anno a tratta, quindi 38 millioni se circumnavigano sia all'andata che al ritorno. Un bel risparmio se si considera che il tempo impiegato extra è di soli 3-4 giorni a tratta per una nave container, che diventano 15 per una petroliera. Per più dettagli : http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/oelpreis-billiges-oel-macht-seewege-von-1860-wieder-attraktiv-a-1081047.html