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GERUSALEMME/ Il fallimento della Destra e quel documento che "accusa" l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 19 novembre 2014

Dopo l'attentato di ieri a Gerusalemme (Infophoto) Dopo l'attentato di ieri a Gerusalemme (Infophoto)

Nella tragedia che colpisce la gente di Gerusalemme, sentire attribuire le violenze di oggi al leader di Fatah in carcere dal 2002, Marwan Bargouthi, appare ridicolo. Un leader ancor oggi popolare, ma  nessun appello alla resistenza contro gli israeliani, nessun appello ad una terza Intifada, potrebbe smuovere qualcosa che non sia già precario.

Dieci anni fa si impediva, il venerdì, agli uomini musulmani con meno di 35 anni di salire alla Spianata delle Moschee. In questi ultimi due anni il limite è divenuto di 50 anni ed ha riguardato, nelle ultime settimane, anche le donne. La polizia israeliana ripete che è una misura preventiva per allontanare dalla Spianata delle Moschee e dal sottostante Muro del Pianto persone potenzialmente, per l'età, più disponibili a scontrarsi con la polizia. Un'affermazione che dimostra, drammaticamente, il fallimento nell'ultimo decennio di un controllo della situazione a Gerusalemme solo sul piano "poliziesco". 

Come accade spesso, per militari e poliziotti scaraventati in prima linea, adesso sono proprio "fonti della polizia israeliana" a raccontare ai giornalisti (affinché i politici israeliani intendano) che la  situazione a Gerusalemme non si può risolvere con l'uso della polizia.

Una conferma che la situazione sia oltre il limite di rottura la si ricava dalle parole del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, da sempre un "falco", che in questi giorni ha definito "stupidi" i deputati della Knesset che si affollano a passeggiare sulla Spianata delle Moschee- Monte del Tempio, obbligando la polizia a proteggerli con grande dispiegamento di forze. Passeggiate-preghiere che vengono giornalmente ripetute da gruppi di ebrei dell'estrema destra. L'obiettivo "buono" è chiedere libertà di preghiera per gli ebrei sulla Spianata delle Moschee-Monte del Tempio. Il risultato "cattivo" è esasperare la comunità palestinese e musulmana di Gerusalemme, che ha nei gruppi della destra israeliana e nella polizia gli unici interlocutori. Il governo Netanyahu per molti mesi ha taciuto su questo evidente tentativo di cambiare anche lo status quo della città vecchia di Gerusalemme. Per poi affermare, quando le proteste palestinesi sono scoppiate, che non è suo obiettivo cambiare gli attuali assetti.  

La storia di Gerusalemme, comunque, è ricca anche di altri capitoli. Ad esempio, gli sfratti di centinaia di abitanti palestinesi dall'area di Silwan, a ridosso della zona archeologica ebraica, in espansione, della città di Davide, sotto le mura che delimitano la Spianata delle Moschee. Anche di questo si è parlato nei tanti rapporti dei Consoli generali europei, presenti a Gerusalemme.

C'è poi l'espansione dei quartieri e degli insediamenti ebraici. Ormai siamo vicini a 250mila coloni ebrei all'interno della Gerusalemme araba, su una popolazione complessiva di tutta la città di 800mila persone. 

C'è inoltre un clima umano, ulteriormente impaurito ed incattivito. Molti genitori palestinesi ora  vietano ai propri figli adolescenti di percorrere molte strade della città, dopo il rapimento e l'uccisione questa estate del ragazzo palestinese di 16 anni il cui corpo fu bruciato da una gang di giovanissimi ebrei.


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