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SANTA SEDE-PALESTINA/ Francesco e Abu Mazen, così la fede costruisce la pace

Pubblicazione:venerdì 15 maggio 2015

Abu Mazen con papa Francesco (Infophoto) Abu Mazen con papa Francesco (Infophoto)

Un anno fa Papa Francesco stava per iniziare il suo viaggio, breve ma ricchissimo di incontri, nella Terra Santa. Alla fine di quel mese, la mattina del 25 maggio, domenica, il suo elicottero era atteso a Betlemme, direttamente da Amman. Dunque, in terra di Palestina senza passare prima da Israele, come non accadeva dai tempi della visita a Gerusalemme di Paolo VI del 1964. Un piccolo segnale, certo religioso ma con una valenza diplomatica. Tutti coloro che erano a Betlemme ricordano quella limpida giornata, inondata di luce e di sole. L’elicottero arrivò con qualche minuto di anticipo, vicino alla Moqata, la residenza di Abu Mazen a Betlemme. Nel saluto che Papa Francesco rivolse al presidente palestinese c’era già, a ben vedere, tutto il contenuto dell’Accordo globale raggiunto nei giorni scorsi. Rileggiamo due passaggi di quel breve, ma importante discorso del Papa.

Il primo è il più politico. “Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. Il recente incontro in Vaticano con Lei e la mia odierna presenza in Palestina attestano le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, che mi auguro possano ulteriormente incrementarsi per il bene di tutti”. Papa Francesco, dunque, abbandona il termine Autorità Nazionale Palestinese, nato all’indomani degli Accordi di Oslo del 1993, tra israeliani e palestinesi. Utilizza invece il termine di Stato di Palestina, con la consapevolezza che quell’espressione, pronunciata a Betlemme, non passerà inosservata.

D’altra parte, la diplomazia vaticana aveva accolto con soddisfazione l’ingresso dello Stato di Palestina alle Nazioni Unite, nel novembre 2012, come “Osservatore permanente”. Una posizione giuridica uguale a quella della Santa Sede all’Onu.

C’è poi un altro passaggio del discorso di Papa Bergoglio che merita oggi di essere riletto. Entra nel cuore delle necessità delle comunità cristiane, anzi di ogni uomo o donna animati da un senso religioso e lo sguardo va sicuramente oltre i confini della terra palestinese. “A tale riguardo – dice il Papa ad Abu Mazen – esprimo il mio apprezzamento per l’impegno ad elaborare un Accordo tra le Parti, riguardante diversi aspetti della vita della Comunità cattolica del Paese, con speciale attenzione alla libertà religiosa. Il rispetto di questo fondamentale diritto umano è, infatti, una delle condizioni irrinunciabili della pace…”.

Se queste parole hanno di per sé un peso, certamente lo hanno avuto ancor maggiore per il luogo, Betlemme, dove sono state pronunciate. Così, anche l’annuncio dell’Accordo globale tra Santa Sede e Stato di Palestina trova il suo suggello religioso ma anche politico (nel senso alto del termine che fa riferimento alla vita di una comunità) nella canonizzazione, a Roma, domenica 17 maggio, delle prime due sante palestinesi in epoca moderna. Alla cerimonia in piazza San Pietro sarà presente anche Abu Mazen, un doveroso omaggio a due figlie della sua terra, suor Marie Alphonsine Danil Ghattas di Gerusalemme e suor Mariam Bawardy (Maria di Gesù Crocifisso) di Betlemme.


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COMMENTI
15/05/2015 - Terra Santa (cardarelli mario)

Bello quest'articolo di Filippo... come dire il vino non è acqua, d'altra parte scriveva bene sin dai tempi del nostro Liceo Classico. Lui frequentava il Tasso io l'Albertelli e tutti e due ci rammentavamo l'un l'altro di sciacquare i panni in Arno... Ma riprendiamo dal titolo: così la fede costruisce la pace. Nulla di più vero nulla di più esatto... dal saluto degli Angeli la Notte Santa "Pace agli uomini di buona volontà" al meraviglioso Discorso della Montagna, affinché tutti siano, con la pietra della fede, costruttori di pace. Se Filippo trovasse il tempo di mettere a confronto sull'estero Santo Karol e Papa Francesco e le rispettive origine e doti... Ne verrebbe fuori un bel Dossier e forse un bel Libro.