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Lavoro

SPILLO/ Quei 100.000 posti di lavoro che Renzi può "ereditare" da Letta

Sono passati cinque mesi da quando sono stati introdotti i bonus per le assunzioni dal Governo Letta. Ora Renzi può rilanciarli. GABRIELE FAVA ci spiega in che modo

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All’indomani dall’approvazione del decreto legge 76/2013, l’ex Premier Enrico Letta aveva preannunciato che il bonus previsto per le nuove assunzioni di lavoratori avrebbe consentito di occupare 100.000 giovani nell’arco di 18 mesi. L’articolo 1 del decreto legge 76/2013 prevede infatti in favore delle aziende un bonus contributivo per la durata di 18 mesi e pari a un terzo della retribuzione - nella misura mensile massima di 650 euro (11.700 in tutto) - per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30. Ciò purché siano rispettati alcuni requisiti, ossia che i giovani siano privi d’impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi ovvero privi di diploma di scuola media superiore o professionale. Inoltre, il bonus è previsto anche nel caso di stabilizzazione di un contratto a termine, per la minore durata di 12 mesi (per un totale di 7.800 euro).

Le risorse economiche utilizzate a copertura del bonus contributivo, oggetto oggi di intenso dibattito, sono state destinate principalmente a quelle aree in cui è maggiore l’emergenza occupazione. Infatti, il decreto va a destinare in favore del Mezzogiorno ben 500 dei circa 800 milioni stanziati a coprire l’incentivo, stabilendo un tetto massimo delle risorse assegnate alle Regioni. Per Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia, il tetto è pari a 100 milioni per l’anno 2013 e il 2016, 150 milioni per il 2014 e il 2015, mentre le restanti Regioni restano destinatarie di soli 48 milioni per il 2013, 98 milioni per il 2014 e 2015 e 50 milioni per il 2016.

A oggi, a cinque mesi dall’entrata in vigore della disposizione normativa, la realtà è che la misura introdotta dal decreto è stata utilizzata, secondo le fonti Inps, da circa 13.000 giovani. Meglio di niente, certo, ma un risultato occupazionale molto inferiore alle attese solo se si considerano i risultati occupazionali di questo mese riportati dall’Istat, che parlano di 3 milioni 293 mila disoccupati, in aumento dell’1,9% rispetto al mese precedente (+60 mila) e dell’8,6% su base annua (+260 mila).

Di fronte a tali risultati, che di fatto mostrano un mero contenimento della disoccupazione, senza ripercussioni significative sulle opportunità di assunzione, il rischio palpabile è che il bonus così formulato nell’attuale impianto normativo si stia rilevando inefficace allo scopo dichiarato: creare occupazione aggiuntiva.