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JOBS ACT/ Renzi si legga Marco Biagi e pensi alla tartaruga di Bruno Lauzi...

Nelle sue riforme il presidente del Consiglio ha evidenziato come si guarderà, per quanto riguarda il mercato del lavoro, al modello tedesco. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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Bruno Lauzi ricordava ai ragazzi nati negli anni 70 come la tartaruga fosse stata un tempo un animale che correva a testa in giù e che filava via che sembrava un treno sulla ferrovia. La favola ci dice, tuttavia, che, ad un certo punto, avvenne un incidente: la tartaruga andò a sbattere contro un muro e si fermò. Risultato, quello che era stato fino ad allora una freccia si ruppe qualche dente e decise così di rallentare.

In quegli anni era un bambino il premier Matteo Renzi che, probabilmente, in queste ultime settimane, si è ricordato di quella vecchia storia ed ha deciso di ridurre la velocità nella sua opera di riforma, un tempo si sarebbe detto copernicana, del paese. È di pochi giorni fa, infatti, il lancio della strategia, a più lungo termine, dei mille giorni e del “passo dopo passo”.

In particolare, nell’illustrare i prossimi step il presidente del Consiglio ha evidenziato come si guarderà, per quanto riguarda il mercato del lavoro, al modello tedesco così come declinato agli inizi degli anni 2000 dal cosiddetto “Piano Hartz”.

Tale piano era rappresentato dall'insieme di proposte elaborate dall’apposita Commissione, insediata dal secondo governo di Gerhard Schröder, sotto la guida, appunto, di Peter Hartz, già responsabile delle risorse umane del Gruppo Volkswagen, per rendere più efficiente il mercato del lavoro in Germania e riformare il sistema del collocamento.

Le conclusioni di tale lavoro si trasformarono poi in quattro diversi provvedimenti legislativi, entrati in vigore gradualmente tra il 2003 ed il 2005, che sono comunemente chiamate le leggi Hartz I, Hartz II, Hartz III e Hartz IV.

Nell’idea del governo, quindi, il Jobs Act, il cui disegno di legge è incardinato ora presso la competente commissione in Senato, dovrebbe attivare un percorso simile, ed altrettanto virtuoso, che porterà, dopo molti (forse troppi) anni alla ridefinizione di un nuovo, e più moderno ed adeguato ai tempi, Statuto dei lavori.

L’Italia non può certo pensare di istituire una nuova commissione Poletti o, mantenendo il paragone con la Germania, Marchionne. 

È, tuttavia, auspicabile che il legislatore, in particolare, se non soprattutto, nei decreti attuativi, guardi con estrema attenzione a quanto già elaborato a livello di proposte, ma senza una piena e completa implementazione, nel recente passato in occasione dei lavori della Commissione Onofri o della pubblicazione del Libro bianco di Marco Biagi ed a tutti i contributi che, a diverso titolo, i diversi soggetti interessati, a partire dalle parti sociali, vorranno portare nel dibattito pubblico.