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Lavoro

MANOVRA 2015/ Le "svolte" sul lavoro che valgono più della decontribuzione

Nella Legge di stabilità 2016 vi sono delle misure riguardanti il lavoro. Non si tratta solo del rinnovo della decontribuzione per le assunzioni, spiega EMMANUELE MASSAGLI

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Il "pacchetto lavoro" della Legge di stabilità si presenta ricco. La colorata sintesi delle slides renziane e il sobrio comunicato stampa governativo non permettono un'analisi tecnico/normativa delle novità discusse ieri in Consiglio dei ministri, ma la direzione appare chiara. La Legge di stabilità 2015 fu caratterizzata dal generosissimo esonero contributivo fino a 8.060 euro all'anno (per tre anni complessivi) per le assunzioni a tempo indeterminato. A questa misura, più che alle norme del Jobs Act, si deve l'incremento dei contratti "stabili" (così li definisce il Governo con una parola che appare piuttosto antiquata sulla bocca di chi ha abbattuto il totem dell'articolo 18). I tecnici di palazzo Chigi, assolutamente consci della natura allucinogena di questa norma, hanno alla fine optato per la misura disintossicante più prudente: non un'abrogazione improvvisa della decontribuzione, né una forma diversa di incentivazione (si discuteva di misure selettive, dedicate alle fasce più deboli della popolazione), bensì una diminuzione della dose della stessa droga, ovvero un alleggerimento dei contributi per i contratti a tempo indeterminato del 60% per 24 mesi. 

Si tratta di una soluzione che piacerà alle imprese, poiché è di semplice comprensione e facile accesso, come quella ora vigente. L'occhio del tecnico non può che essere attirato dall'esigua copertura che il Governo ha predisposto (800 milioni), nonostante lo sforamento del budget dell'esonero contributivo 2015; sono queste però considerazioni secondarie per le imprese, che hanno evitato la riproposizione dei cervellotici incentivi "intelligenti" approvati nel 2013 (quelli appunto che piacciono ai tecnici) e manifestamente ignorati dal tessuto produttivo.

La decontribuzione, quindi, sarà ancora una volta la misura lavoristica di cui più si parlerà. Non è però quella culturalmente più rilevante. Vi sono almeno altri tre capitoli accennati ieri dal Premier Renzi che meritano attenzione. 

Il primo è quello delle misure dedicate al welfare aziendale. Con la Legge di stabilità 2016 si potrebbe aprire anche in Italia un vero e proprio "mercato" del welfare aziendale. Pare infatti che il Governo abbia ascoltato le richieste da tempo presentate da dottrina e parti sociali (già presenti in Parlamento in diversi disegni di legge), superando due dei principali ostacoli alla diffusione di piani di welfare nel nostro Paese: l'unilateralità delle misure volte a incrementare il benessere dei dipendenti e l'impossibilità di erogare il premio di risultato aziendale in beni e servizi. 

I dati dell'osservatorio sul welfare aziendale di Adapt confermano il grande impatto che queste norme potrebbero avere sulle imprese: il coinvolgimento esplicito del sindacato nella costruzione dei piani di welfare e la detassazione al 10% del premio di risultato "welfarizzato" (fino a un massimo di 2.000 euro), in un solo anno potrebbero determinare il raddoppio del numero dei piani attivi.