Claudia Rivelli, arrestata sorella Ornella Muti/ In casa sua Gbl, droga dello stupro

- Davide Giancristofaro Alberti

Claudia Rivelli, sorella di Ornella Muti, è stata arrestata ed ha passato una notte in cella, per essere stata trovata in possesso di Gbl, droga dello stupro

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LaPresse

E’ stata arrestata Claudia Rivelli, sorella della nota attrice Ornella Muti: la donna, 71 anni, sarebbe stata trovata in possesso di Gbl, la famosa droga dello stupro. A riportare la notizia sono i colleghi del quotidiano Il Tempo, secondo cui la stessa Claudia Rivelli, una volta scoperta la sostanza stupefacente, si sarebbe difesa dicendo di utilizzarla per le pulizie di casa, come una specie di acquaragia, ma evidentemente gli inquirenti non le hanno creduto.

Le accuse nei suoi confronti sono infatti quelle di detenzione ai fini di spaccio, e le forze dell’ordine di Fiumicino erano mesi che indagavano sull’arrivo in aeroporto di quantitativi importanti della sostanza di cui sopra; mercoledì scorso, 15 settembre, si sono messe sulle tracce di un pacco che era stato ritenuto sospetto, e questo è finito in un condominio di un noto quartiere residenziale di Roma, come scrive Fanpage “tra i più esclusivi della città”. La polizia ha quindi fatto irruzione nell’abitazione dove ha trovato Claudia Rivelli, destinataria del pacco contenente un flacone da un litro di un liquido inodore, che analizzato è stato scoperto essere Gbl, una droga che inibisce la volontà e cancella i ricordi.

CLAUDIA RIVELLI, SORELLA ORNELLA MUTI ARRESTATA: “DROGA DELLO STUPRO? PENSAVO FOSSE UN DETERGENTE”

Il flacone intercettato non era l’unico presente in casa della sorella di Ornella Muti, in quanto un altro è stato rinvenuto sul tavolo della cucina e un ulteriore contenitore imballato. Claudia Rivelli, protagonista negli anni ’70 dei fotoromanzi, si è discolpata così: “Io la uso per pulire l’auto di mio figlio e per lucidare l’argenteria. Per me è una specie di acquaragia. Me l’ha fatto scoprire mia madre, che la utilizzava da vari anni: prima di morire aveva chiesto a mio figlio di ordinarla su internet, ma invece di un flacone ne sono arrivati due. Ha pagato lui, io non sono pratica”.

Rivelli ha comunque trascorso una notte in una cella di sicurezza: “Per me era un detergente come altri – ha ribadito – altrimenti una madre, sapendo che era droga, non l’avrebbe spedito al figlio. E il mio non fa uso di stupefacenti”. Il pm aveva chiesto i domiciliari per la donna, il prossimo febbraio la prima udienza del processo.

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