CORONAVIRUS UK/ La “scommessa” che Johnson rischia di perdere ai tavolini dei bar

- Cristina Balotelli

Se avete più di 70 anni, non andate in crociera. Se avete la tosse, state in casa una settimana. È il piano anti-epidemia di coronavirus del governo Johnson

Boris Johnson
Boris Johnson (LaPresse, 2020)

LONDRA – Cittadini britannici, keep calm and carry on. Il coronavirus è tra noi e potrebbe avere già contagiato 10mila persone. Ma noi non chiuderemo ora le scuole e nemmeno vieteremo eventi sportivi o musicali. Non ora. Vedete, l’idea è spingere l’acceleratore sui provvedimenti restrittivi del movimento tra qualche settimana, quando saremo vicini al picco della curva dei contagi, in modo che tali provvedimenti si dimostrino efficaci nel rallentare i contagi e aiutare il servizio sanitario nazionale (NHS) ad essere nelle condizioni migliori per affrontare una situazione d’emergenza. Se avete febbre o una tosse continua, la raccomandazione è che vi mettiate in auto-isolamento per almeno sette giorni. Per chi ha più di 70 anni, invece, il consiglio è di non andare a fare crociere (del resto, lo avevamo capito che ormai tira una brutta aria sulle navi da crociera). State a casa. Se avete sintomi, non chiamate l’111, lasciate questo numero per i casi seri, usate internet.

È questo in pillole il discorso fatto dal premier Boris Johnson alla nazione, al termine del Cobra meeting – come vengono chiamate le riunioni di gabinetto convocate per coordinare l’azione di governo in presenza di una crisi.

E la crisi sta esplodendo anche qui in tutta la sua potenza. Ma ancora pochi se ne rendono conto. I locali sono pieni di gente. Bistrot, pub e caffè della capitale all’ora di pranzo pullulano di lavoratori seduti quasi uno sull’altro (altro che distanza di sicurezza). Qualche azienda ha cominciato a far lavorare i dipendenti da casa, ma la gran parte della gente si muove, prende metro o treno per recarsi in città al lavoro. Non esiste il concetto della distanza di sicurezza. Mentre camminavo verso casa ieri ho notato due giovani mamme che uscivano, con le rispettive figlie, da una riunione della scuola femminile vicina a casa mia. Si davano una stretta di mano e una diceva “non dovremmo farlo”, mentre l’altra ridendo rispondeva “ma dai, non essere sciocca!”.

Eppure, i numeri aumentano vertiginosamente anche qui. Il conteggio ufficiale (al momento in cui scrivo) è balzato a quasi 600 casi positivi e 10 morti. Johnson è stato sincero. Ha detto che molte famiglie perderanno i loro cari prima del tempo.

Ma cambiare le proprie abitudini è difficile e forse la paura, che pure c’è (come dimostra l’acquisto incontrollato di rotoli di carta igienica), non è ancora così forte da spingere la gente ad evitare contatti fisici. Nel treno che prendo per andare in centro a lavorare oggi ho contato almeno cinque persone che tossivano nella mia carrozza. A volte senza coprirsi la bocca. Da italiana, lo trovo criminale. Ma mi rendo conto che la gente qui non legge quello che accade a Bergamo o Brescia. Non sa che gli ospedali sono saturi e che mancano posti in terapia intensiva. Non legge le testimonianze di medici e infermieri sulla linea del fuoco. Tutto questo arriverà probabilmente nelle prossime settimane o mesi. Ci vuole tempo.

L’intento del governo Johnson è proprio quello di ritardare l’emergenza, che potrebbe (dipenderà dai numeri) nella migliore delle ipotesi mettere a dura prova la NHS e nella peggiore portare a un suo collasso. Certo, il neo-nominato Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha promesso che la NHS avrà tutto quello di cui ha bisogno. Nel suo Budget 2020 (la legge finanziaria), 12 miliardi di sterline – su un totale di 30 miliardi stanziati per aiutare l’economia del Regno Unito durante questa crisi – saranno specificatamente destinati alla spesa per il coronavirus.

Ma riuscirà il sistema sanitario nazionale (che sembra abbia la metà dei posti letto in terapia intensiva rispetto all’Italia in rapporto alla popolazione) a fronteggiare un’emergenza su larga scala?

Il governo britannico sta facendo una scommessa: ritardare l’applicazione di misure draconiane al momento del picco dei contagi che, secondo gli esperti, potrebbe arrivare tra le 10 o le 14 settimane. Sperando che il picco arrivi a ridosso dell’estate, quando la NHS generalmente è meno sotto pressione.

Cosi, mentre la vicina Repubblica d’Irlanda decide di chiudere le scuole e i college fino alla fine del mese, e la Francia lo fa da lunedì, nel Regno Unito le scuole resteranno aperte. Keep calm and carry on, ma fino a quando?

Johnson non esclude di rivedere caso per caso in base alla situazione. È possibile che alcuni eventi vengano cancellati. Ma il grosso delle misure restrittive (come obbligare la gente a starsene a casa e chiudere le scuole) dovrebbe, nell’intento del governo, essere implementato nel momento di massima emergenza, non prima. Questo perché ora siamo nella parte bassa della curva del contagio e se venissero applicate fin d’ora la gente si stancherebbe di rispettarle e rischierebbero di perdere efficacia nel momento in cui serviranno di più.

Solo il tempo dimostrerà se l’approccio di Johnson (e dei suoi consulenti scientifici) al coronavirus è migliore o peggiore di quello adottato da altri paesi.

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