SPILLO/ L’inutile guerra dei dazi per l’economia

- Mauro Artibani

Nel mondo si parla di protezionismo e dazi, ma quello che occorre per far crescere l’economia sono i redditi, in grado di garantire un aumento dei consumi, dice MAURO ARTIBANI

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Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Cina, Germania, Corea del Sud, Italia da un lato, gli Usa dall’altro, fanno a pugni e si prendono a male parole: Dannazione, noi yankee spendiamo nel mondo più di cinquecento miliardi di quanto il mondo spende da noi! D’acchito quelli del mondo rispondono: Ehi, ehi, se hai un apparato produttivo vecchio e costoso te la pigli con noi! La mettete sul personale? Beh, ancora e sempre America first! Ma quale America first! Il tuo segretario di stato, anzi al debito – sì Steve Mnuchin – ha detto come la debolezza della valuta nazionale sia benvenuta [1] e il Segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross, ha dichiarato come l’esercito americano sia pronto ad alzare le barricate per prepararsi a una guerra commerciale mondiale. Porca miseria, vedo che tutti oggi state uniti; beh, noi però Stati Uniti da tempo e vi mettiamo pure i dazi sull’importazione di lavatrici e pannelli solari.

Ggià, di questi tempi il mondo va così. Ognuno cerca di tirare l’acqua dal mulino altrui: chi importa e non riesce a esportare fa arricchire gli altri e fa ingrugnare i suoi; chi invece più contiene i prezzi esporta e arricchisce; lo fa vieppiù [2] contraendo il costo del lavoro, che anch’esso fa ingrugnare, quindi la spesa fatta in casa.

Di fronte a tali fatti e a tal recita nel dire, il Ministro Padoan la mette giù dura: “Ciò di cui sono più preoccupato non è tanto la possibilità di una guerra valutaria, quanto la possibilità di una guerra commerciale incombente. Spero che ciò non accada. Ma la storia ci dice che se c’è una mossa verso un maggiore protezionismo in un Paese, allora la tentazione per un altro partner di fare lo stesso o di vendicarsi è molto alta e aumenta, così le cose potrebbero sfuggire di mano…”.

Ennò cocchi, ma quali sberle, insulti o guerre di tutti contro tutti! Suvvia, dal momento che la ricchezza viene generata dalla spesa, non dalla produzione e dai dazi, la produttività, fatta con la riduzione dei redditi [3] e con la competitività cercata a suon di sgarbi, riduce il potere d’acquisto. Già, visto l’andazzo, siamo noi della spesa a essere ingrugnati e…, Noi siamo i tutti!

Meditate, politici di ogni dove, meditate!

[1] E per fortuna che al vertice di ottobre 2017 del Fondo monetario internazionale i partecipanti si impegnavano, pure gli Usa, “a non attuare svalutazioni competitive e a non fissare tassi di cambio per aumentare la competitività”.

[2] 7 milioni di mini job erogati in Germania da 450 euro/mese. Cina e altri fanno manco quello pur di vincere per capacità competitiva.

[3] Il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa; l’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Gulp!

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