Fiona May/ “Lo Ius soli nell’atletica c’è già: siamo tutti uguali”

- Carmine Massimo Balsamo

Fiona May sulla figlia Larissa Iapichino: “Di morale è un po’ giù, è un po’ delusa perché poteva arrivare alle Olimpiadi a 19 anni come ho fatto io”

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Fiona May (LaPresse, archivio)

La vittoria di Marcell Jacobs a Tokyo 2020 ha avuto dei risvolti politici e non sono mancate le polemiche. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha invocato lo Ius soli, trovando la netta replica di alcuni politici, a partire da Matteo Salvini. Intervenuta ai microfoni de La Stampa, Fiona May non ha usato troppi giri di parole: lo Ius soli nell’atletica c’è già, «da noi non esistono diversità».

L’ex campionessa mondiale e argento olimpico a Atlanta 1996 e Sidney 2000 ha messo in risalto che nel suo mondo «non c’è spazio per pensare da dove si viene», precisando: «Se poi questo è un segnale che le persone non capiscono, allora che cosa ci possiamo fare?». Fiona May ha invitato tutti a non dare un senso polemico all’integrazione, sottolineando che quella vera c’è ed esiste: «Per noi questa è la normalità, non è una eccezione. E non solo in Italia».

FIONA MAY: “RISCOSSA DONNE, SIAMO SOLO ALL’INIZIO”

Dopo aver parlato dell’integrazione nello sport, ma non solo, Fiona May s’è soffermata sui grandi risultati ottenuti dalle donne a queste Olimpiadi, ribadendo che è grazie allo sport che tante di loro riescono a venire fuori: «Prima magari venivi ignorata, ce ne sono tantissime che finalmente contano qualcosa. Siamo solo all’inizio». Grande l’emozione di Fiona May per le storiche vittoria di Jacobs e Tamberi, destinate a dare una spinta a fare sempre meglio a livello mondiale. Una battuta anche sulla figlia Larissa Iachipino, assente a Tokyo 2020 a causa di un infortunio: «Sta bene […] Certo di morale è un po’ giù, è un po’ delusa perché poteva arrivare alle Olimpiadi a 19 anni come ho fatto io, sarebbe stata un’esperienza bellissima. Spero che vada tutto bene, sicuramente si sta preparando, prima deve mettere a posto la sua caviglia anche perché le prossime Olimpiadi sono fra tre anni e non quattro come al solito, può essere un fatto positivo quello di avere un anno in meno. Ma anche no».



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