I NUMERI/ “Pil: Italia meglio di Germania, Francia e Spagna, il 2023 è un’incognita”

- int. Marco Fortis

L’economia italiana sta vivendo un momento molto positivo. All’orizzonte tante incertezze che non aiutano a fare previsioni affidabili

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(LaPresse)

Nonostante le difficoltà contingenti, e grazie anche a una forte ripresa del turismo, l’economia italiana riuscirà con tutta probabilità a chiudere l’anno con risultati superiori alle aspettative. Non a caso la Commissione europea la scorsa settimana ha rivisto al rialzo le previsioni sul nostro Pil del 2022 (dal 2,4% al 2,9%) e la Banca d’Italia ritiene possibile arrivare al +3,2%.

Il problema è capire cosa succederà nel 2023: Bruxelles, infatti, stima una crescita dello 0,9% (rispetto al precedente +1,9%), mentre a palazzo Koch si paventa una caduta al -2% nel caso di blocco di forniture di gas dalla Russia.

Secondo Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente di Economia industriale all’Università Cattolica di Milano, «è vero che siamo in guerra, che il prezzo del gas è alto, che l’inflazione resta elevata, che c’è persino una crisi di governo, ma è come se l’economia andasse per i fatti suoi. Penso che sarà sorprendente il contrasto tra la sensazione percepita di un disastro imminente e i dati che verranno diffusi».

Non dobbiamo quindi preoccuparci?

È bene prepararsi a qualunque evenienza, però bisogna anche dire che, al di là degli scenari negativi immaginati, che non possono che comportare previsioni peggiorative, le stime potrebbero anche essere spiazzate, in senso positivo, dal Pil del secondo trimestre, che potrebbe mostrare un’economia italiana molto dinamica nonostante le difficoltà contingenti.

A cos’è dovuta questa dinamicità della nostra economia?

Non ci sono ancora dati completi a consuntivo, ma sembra che il turismo stia andando alla grande. L’Istat ha appena comunicato dati molto positivi sulle esportazioni di maggio (+4,8% mensile), con una crescita su base trimestrale del 7,9% nel trimestre marzo-maggio, lo stesso in cui la produzione industriale ha registrato un +2,3% rispetto al trimestre precedente, miglior risultato tra i Paesi manifatturieri dell’Eurozona. L’Italia sta anche sostituendo le forniture asiatiche in tantissimi settori, non solo in Germania, ma anche negli Stati Uniti. Anche per quel che riguarda prodotti sofisticati, dove le nostre tecnologie risultano vincenti. A maggio sono cresciute anche le vendite al dettaglio. Gli investimenti stanno continuando e quelli degli anni passati danno i loro frutti.

Da che punto di vista?

Il caso della rubinetteria è abbastanza emblematico. Questo settore nel 2018 ha effettuato investimenti in macchinari e attrezzature, tramite Industria 4.0, per circa mezzo miliardo di euro, il dato più alto di tutta l’industria meccanica. E oggi il suo export sta vivendo un momento di boom. Tra i quattro principali Paesi dell’Eurozona, lo stato di salute della nostra economia, in questo momento, è incomparabilmente il migliore. In prospettiva va detta anche una cosa importante sulla Francia.

Quale?

È vero che Oltralpe c’è il nucleare, ma alcune centrali sono in manutenzione e c’è il rischio che famiglie e imprese francesi, che sono abituate a pagare poco l’energia, vedano schizzare i prezzi delle bollette: il Paese transalpino sta infatti diventando importatore netto di elettricità. Potrebbero anche esserci proteste di piazza importanti e lo Stato potrebbe essere costretto ad aumentare il deficit per calmierare le bollette. Lo scenario tedesco peggiora di giorno in giorno dal punto di vista anche della mancata ripresa dell’industria. La Spagna sta vivendo una fase di crescita, ma si trova sotto i livelli pre-Covid, mentre l’Italia si avvia a raggiungerli.

Resta comunque il fatto che le previsioni per il 2023 non sono così rosee…

Penso che le previsioni sul 2023 siano un esercizio quanto meno acrobatico, anche perché credo scontino il fatto che ci sarà una crescita del nostro Paese quest’anno superiore alle stime iniziali. Dunque ci sta anche crescere un po’ meno dopo essere cresciuti di più. In generale, ritengo occorra essere molto cauti in questa fase e vivere alla giornata sulla base di quel che succede, perché la situazione non è normale e gli scenari che si prefigurano sono talvolta estremi: per esempio, l’assenza totale di flussi di gas dalla Russia.

Si intravedono comunque delle nubi: il prezzo e la quantità di gas, l’inflazione, il rallentamento dell’economia tedesca, l’instabilità politica. L’economia, grazie allo slancio attuale, può superare queste avvisaglie di tempesta?

So di molti settori manifatturieri che hanno ordini fino alla fine dell’anno. L’incognita sarà il 2023, come pure per l’edilizia dopo un grande exploit. Occorrerà vedere anche come procederà il percorso del Pnrr: è chiaro che se lo gestisce Draghi è un conto, mentre se se ne occuperà qualcun altro dipende anche da chi è. Il 2022 sarà quindi molto positivo per l’Italia rispetto alla media dei Paesi del G20. Dopodiché se immaginiamo un 2023 senza gas russo, in cui finiscono gli ordini e si ferma il commercio internazionale, è chiaro che il quadro cambia radicalmente.

Le difficoltà che potrebbero avere gli altri Paesi europei, come quelle di cui ha parlato poc’anzi relativamente alla Francia, potrebbe contribuire a fare in modo che dopo tanti discorsi, incontri e trattative vi sia un nuovo strumento comune per affrontare la crisi?

Penso che l’Europa dopo lo shock della pandemia non si aspettasse un secondo shock ravvicinato di queste dimensioni e nemmeno un’evoluzione prolungata del conflitto in Ucraina. Credo che se in Francia e in Germania dovessero esserci dei peggioramenti sostanziali sul piano energetico, allora l’Ue dovrà inventarsi qualcosa, perché è soprattutto quando i due principali Paesi cominciano ad avere problemi che la macchina di Bruxelles si muove più in fretta. Sarà anche importante che Italia e Spagna, i maggiori beneficiari del Next Generation Eu, dimostrino l’efficacia di questa iniziativa perché sia possibile replicarla. In questo modo si darà più forza al fronte più orientato alla crescita, rispetto ai falchi della stabilità, all’interno della Commissione.

(Lorenzo Torrisi)

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