DECRETO CRESCITA/ Mariotti (Ucimu): misure con luci e ombre, ora si parta in fretta

- int. Alfredo Mariotti

Bene il superammortamento al 130% e la deducibilità Imu sui capannoni. Molto interessante anche il credito d’imposta sulle spese per le fiere internazionali

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Dopo un Consiglio dei ministri notturno e arroventato, il governo ha approvato il decreto crescita, che contiene alcune misure a favore delle imprese: superammortamento al 130%, potenziamento della Nuova Sabatini per l’acquisto di nuovi macchinari, rimodulazione dell’Ires, potenziamento della deducibilità dell’Imu sui capannoni, misure a favore del Made in Italy. Basteranno per ridare un po’ di slancio alle imprese italiane, specie a quelle del settore macchine utensili? “In un momento in cui si avvertono i primi segnali di frenata negli ordinativi sia italiani che esteri – risponde Alfredo Mariotti, direttore generale di Ucimu-Sistemi per produrre – il superammortamento permette di incidere positivamente sul mercato interno e il credito d’imposta sulla partecipazione alle fiere internazionali può aiutare un po’ l’internazionalizzazione, soprattutto delle piccole imprese. Certo, il governo avrebbe potuto investire con più coraggio sui provvedimenti a favore dello sviluppo anziché privilegiare le misure assistenziali”.

Che giudizio complessivo si può dare sulle misure a favore delle imprese previste dal decreto crescita?

Aspettiamo il testo definitivo del decreto. Al momento, alle aziende, in particolare le piccole e le medie, interessava molto la conferma del superammortamento, perché è lo strumento più semplice per favorire la sostituzione e l’aggiornamento dei macchinari industriali. Tra l’altro, il superammortamento si combina bene con l’iperammortamento, che interessa soprattutto le imprese medio-grandi, perché consente di portare a tutti, in modo diffuso, l’innovazione digitale. Ma ce n’è un altro, che la gran parte degli osservatori non ha messo in risalto, e che a mio avviso è invece molto interessante.

Quale?

La possibilità di finanziare l’internazionalizzazione delle Pmi anche attraverso un sostegno fiscale, di durata triennale, sulla partecipazione alle fiere internazionali. In sostanza, alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019 viene riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% delle spese sostenute fino a un massimo di 60mila euro per ciascun periodo d’imposta. E’ un incentivo interessante per le Pmi italiane, perché permetterà a molte di loro di partecipare a fiere che si svolgono lontano dall’Italia, soprattutto sui grandi mercati come Stati Uniti, Cina, India e Russia, dove i costi d’allestimento sono più elevati, dando così la possibilità di presentare i propri nuovi prodotti direttamente su quei mercati.

E le altre misure?

Ci sono lo sconto Imu sui capannoni, che viene portato dal 40% al 70% entro il 2021; la riduzione dell’Ires per le imprese che reinvestono gli utili in azienda, che però si ferma al 20,5% e non al 20% come era stato ipotizzato; è stato, poi, dimezzato al 25% il credito d’imposta per la Ricerca & sviluppo. E questo non è un punto a favore.

Perché?

Per un Paese di trasformazione come l’Italia, che ha bisogno continuamente di ricerca e sviluppo per stare alla pari con i suoi competitor, non investire sulla ricerca crea solo svantaggi, ci rende meno competitivi. La nostra vera ricchezza è la testa degli imprenditori, è la creatività, è la fantasia.

Però la Nuova Sabatini è stata potenziata, e questo è un bel segnale, non crede?

Spero, però, che sia stato eliminato il tetto dei 2 milioni, come era stato indicato. E poi si parla di un intervento alla Sabatini in caso di prestito bancario per gli aumenti di capitale. In buona sostanza, se il prestito è finalizzato alla crescita dimensionale, ci dovrebbe essere un meccanismo per il rimborso degli interessi.

Sono misure sufficienti per dare un po’ di ossigeno alle imprese?

Il decreto crescita arriva in un momento in cui alcuni stimoli si rendono davvero necessari. Nel primo trimestre 2019, infatti, gli ordini di macchinari, fatto 100 l’indice del 2015, sono a 129 sul mercato domestico, a 124 sul mercato estero, con una media di 127. Siamo, quindi, ancora nettamente sopra ai dati 2015 e 2016, anche se non ai livelli del 2017 e del 2018, che sono stati due anni eccezionali.

Però?

Cominciamo a registrare una diminuzione, sia degli ordini sul mercato interno, che scendono del 9,8%, che di quelli sull’estero, calati dell’8,2% rispetto ai primi tre mesi del 2018. Niente di allarmante e di grave, perché restiamo su numeri alti, ma sull’Italia è finito l’effetto trascinamento delle vecchie agevolazioni, mentre sui mercati esteri paghiamo soprattutto la frenata, essendo noi grandi esportatori di macchinari, di alcuni Paesi, come la Germania, e di un settore chiave come l’automotive, in questo momento abbastanza fermo. Segnali che ci fanno capire che è il momento di fare qualcosa.

Che cosa vi aspettate adesso?

Adesso speriamo che si faccia in fretta. Per esempio, sull’incentivo fiscale per le spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali fuori dall’Italia è importante che il legislatore specifichi bene quali voci sono comprese, quali saranno le procedure necessarie, quali saranno le fiere internazionali di settore agevolate da questa misura.

Si è perso troppo tempo?

Anche l’incertezza sulla conferma del superammortamento ha bloccato gli investimenti, gli imprenditori hanno preferito aspettare, stare fermi. Adesso è il momento di rompere gli indugi, di portare il prima possibile il provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.

Con il decreto crescita e lo sblocca cantieri il Governo prevede uno stimolo al Pil pari al +0,2%. E’ la montagna che ha partorito il topolino? Non è che al governo manchi un po’ di coraggio e di visione nell’aiutare l’industria italiana?

Poi ci vogliono anche i soldi…

Vero, ma tra reddito di cittadinanza, quota 100 e conferma degli 80 euro un po’ di miliardi da mettere sul piatto c’erano…

Anch’io avrei privilegiato le misure utili per creare sviluppo rispetto a Rdc e quota 100. Avrei dato maggiori incentivi alle imprese, perché le aziende avrebbero investito di più, creando maggiori possibilità di lavoro, il che avrebbe consentito di aiutare meglio le persone in difficoltà ad affrontare la crisi, piuttosto che offrendo misure assistenziali. E’ molto più dignitoso prendere i soldi come stipendio perché si ha un lavoro che come sussidio. Anche quota 100 non porterà certo all’uscita di un pensionato e al contemporaneo ingresso di un nuovo assunto.

Se dovesse scattare a fine anno l’aumento dell’Iva sarebbe un brutto colpo per l’economia italiana?

Certo, l’Italia si troverebbe ancor più in difficoltà, innanzitutto perché diminuirebbero subito i consumi e questo non creerebbe nessun circolo virtuoso. L’aumento dell’Iva va evitato a tutti i costi. E poi bisognerebbe garantire una burocrazia più snella, così da rendere più veloce e certo l’iter di utilizzo delle risorse disponibili, e bisognerebbe facilitare l’attività delle imprese e delle persone.

(Marco Biscella)

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