Maria De Filippi “Carrà icona gay? Icona e basta”/ “Dio esiste, perché non dovrebbe?”

- Alessandro Nidi

Maria De Filippi: “Maurizio Costanzo? È più famoso di me. Quando mi fermano per strada, tutti mi dicono di salutarlo”

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Maria De Filippi (LaPresse)

Maria De Filippi, nota conduttrice televisiva, ha rilasciato una lunga intervista a “Specchio” (“La Stampa”), nella quale ha parlato della sua vita e della sua carriera a tutto tondo, partendo dal ricordo immancabile di Raffaella Carrà, con la quale la famosa partita di burraco non si disputò mai: “Quell’estate io ero ad Ansedonia, lei a Cala Piccola; avrei dovuto raggiungerla ma un problema con mia madre ha fatto saltare la serata. Diceva che mi avrebbe battuto a mani basse”.

La conduttrice di “C’è Posta per Te” ha raccontato che guardava la Raffaella nazionale in televisione quando cantava e ballava il “Tuca tuca” con Alberto Sordi. Quattro anni fa, poi, partecipando a una sua trasmissione, l’ha conosciuta dal vivo e quell’intervista ha rivestito una grande importanza per la sua esistenza, “perché a volte ti fai un’idea di una persona attraverso la televisione e vedere che la realtà corrisponde al tuo pensiero, è importante. Mi pare di essere stata estremamente sincera con lei, penso di aver colto nel suo sguardo la stessa sincerità e un po’ di stupore”. Non si dica, però che era un’icona gay: “Era un’icona e basta. Per gli etero perché aveva il coraggio di fare quello che tutti pensavano ,ma non avevano il coraggio di fare. Per i gay perché magari ballava vestita da suora sexy cantando un successo dei Beatles con i ballerini mezzi nudi che si muovevano come se fossero a cavallo”.

MARIA DE FILIPPI: “DIO ESISTE, PERCHÉ NON DOVREBBE?”

Nel prosieguo della chiacchierata pubblicata sulle colonne di “Specchio” (“La Stampa”), Maria De Filippi ha rivelato di temere tantissimo la morte e di invidiare chi ha un rapporto sereno con lei. La sua paura deriva dall’impossibilità di conoscerla in anticipo e dalla consapevolezza di non poterla controllare. Inoltre, “ho paura delle malattie e della sofferenza, mia e degli altri”. Per contro, la presentatrice si aggrappa alla Fede e alla domanda sull’esistenza di Dio, risponde: “Penso che esista, perché non dovrebbe? Se poi è un’esigenza individuale pensare che esista, non lo so. Però, essendo anche mia, penso che esista”.

Dopo un breve accenno alla sua infanzia, durante la quale la piccola Maria si è rivelata essere una bambina curiosa, costantemente a caccia di risposte e appassionata di sport, la donna ha ricordato i suoi genitori, che purtroppo non ci sono più. A proposito della mamma, ha rivelato che “era piena d’interessi, amava viaggiare, leggere, andare a teatro. Il gran senso del pudore di mia madre ha connotato la sua vita anche nel giorno del funerale di mio padre. Io piangevo e lei mi diceva di non dare spettacolo. Io non ho mai smesso di piangere. Non penso ci sia un momento in cui lo si fa. Non piangere è un segno di aridità”.

MARIA DE FILIPPI: “IO LA SANGUINARIA? SOPRANNOME CHE MI DIVERTE”

Nella parte finale dell’intervista pubblicata su “Specchio” (“La Stampa”), Maria De Filippi ha commentato con un sorriso il soprannome che Roberto D’Agostino le ha affibbiato (“La sanguinaria”): “Mi ha sempre divertito. D’Agostino è un uomo intelligente e acuto. Per quello che lo conosco, ha una sensibilità onesta”. In seguito, la conduttrice ha parlato del marito, Maurizio Costanzo, che inizialmente non le piaceva in quanto in televisione poneva domande scomode ai suoi ospiti (“Vanno fatte a chi conta più di te, non a chi conta meno di te, sennò è troppo facile”).

Ha cambiato idea su di lui quando ha conosciuto la persona e non solo il giornalista televisivo, ma alla domanda sulla fama, De Filippi ritiene che, oggi, Costanzo sia più conosciuto di lei: “Quando vengo fermata per strada, tutti mi dicono di salutarlo”. La mafia “mi fa paura” e all’attentato subìto “ci penso molto meno”, mentre in televisione apprezza molto il Festival di Sanremo: “È un bellissimo spettacolo. Quando ero vicino a Carlo Conti non mi sono goduta l’opportunità che Carlo mi ha dato. Amadeus e Fiorello hanno fatto benissimo, con tanta fatica dovuta alle restrizioni”.

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