Maxime Mbanda/ “Sui campi da rugby idolatrato, a scuola preso in giro per la stazza”

- Davide Giancristofaro Alberti

Maxime Mbanda, campione di rugby della nazionale italiana, ospite stamane ad Uno Mattina Estate: ha scritto un libro in cui ha raccontato la sua storia

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Maxime Mbandà a Uno Mattina Estate

Maxime Mbanda, 29enne campione della nazionale italiana rugby, è stato ospite stamane negli studi del programma di Rai Uno, Uno Mattina Estate. Maxime Mbandò ha scritto un libro dal titolo ‘Fuori dalla mischia, lettera a mio figlio sul rugby, l’amore e la vita’: “Il mio bimbo si chiama Mata Leone – ha spiegato il campione di rugby – Mata vuole dire primogenito nella lingua di mio padre. Quando mi è stato proposto di scrivere un libro son scoppiato a ridere, ma pensando alle ultime vicissitudini e alle mie esperienze ho deciso di scrivere una lettera a Leone che ha poco più di un anno e mezzo affinchè potrà rendersi conto di chi è suo padre, la sua storia e le sue origini, leggendo cose positive come negative, prendendo da esempio quelle positive”. Maxime Mbandà è nato in Italia da madre italiana e padre bengalese: “Mio padre ha preso una borsa di studio poi si è laureato alla Sapienza, mia madre si era trasferita da Benevento a Roma, si sono conosciuti durante una conferenza e poi sono nato io”.

Sulla sua infanzia: “Son sempre stato un bambino socievole e tranquillo, ho provato diversi sport, mia mamma era fissata con gli sport, ho provato calcio, basket e nuoto, poi passando da un scuola privata ad una pubblica mi hanno visto un po’ piazzato e due ragazzini mi hanno chiesto di provare a giocare a rugby. Avevo 9 anni, ero abbastanza pienotto, e a scuola ero preso in giro per via della mia stazza mentre sul campo da rugby aiutavo a vincere: da una parte ero preso in giro dall’altra ero idolatrato”. Sull’insegnamento del rugby: “Le prime parole che ti insegnano sono sostegno, se non hai il sostegno dei tuoi compagni non riesci a fare la meta, il rispetto per l’avversario ma anche per l’arbitro, solo il capitano può parlare con l’arbitro, è una figura che regola il gioco ma anche l’adolescenza, che è la parte più critica di una formazione di una persona, l’arbitro può essere rappresentato fuori dal campo da un professore, un genitore, un pubblico ufficiale, sono situazioni che ti insegnano a gestire anche la vita fuori dal campo”.

MAXIME MBANDA: “MIO PADRE MI AVEVA MESSO IN GUARDIA SU POSSIBILI EPISODI DI RAZZISMO”

Su eventuali episodi di razzismo subiti da Maxime Mbanda: “Il colore della pelle nei campi da rugby non l’ho sentito fuori dal campo ci sono stati episodi e mio padre mi ha insegnato a gestirli, mi ha detto fin da piccolo che nonostante fossi italiano si sarebbero potuto venire a creare questi episodi. mi ha insegnato a gestire queste situazioni con il sorriso, quando una persona ti insulta cerca di avere in te risposte più gravi e se rispondi col sorriso lo spiazzi perchè non se l’aspetta”.

Durante il primo lockdown Maxime Mbanda ha cercato di rendersi utile: “Ci siamo trovati tutti in casa, io ero pieno di energie, ho cercato su Google un articolo che parlava di una collaborazione fra il comune di Parma e la croce gialla per aiutare gli anziani di Parma. dopo pochi giorni che ho iniziato mi hanno chiesto se potevo andare sulle ambulanze a trasportare le persone positive, ho cercato di dare il mio apporto”. Anche per questo ha ricevuto l’onorificenza del Quirinale: “E’ stata una cosa curiosa, l’ho scoperto quando ero in palestra con i miei compagni, è stata una sorpresa inaspettata, e mi hanno detto che ero diventato Cavaliere al merito della repubblica. mi è sembrato quasi un mancare di rispetto verso tutte le altre persone che lavoravano nell’associazione da 20 anni mentre io ero entrato da poco, questa onorificenza l’ho sempre condivisa con tutti i volontari”.





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