DI MAIO VS LEGA SU SIRI E PROVINCIE/ Elezioni Europee, i 10 punti del programma M5s

- Niccolò Magnani

Di Maio lancia i 10 punti del programma M5s per le Elezioni Europee 2019: “salario minimo e stop austerity”. Stoccate alla Lega su Siri e provincie, Salvini “no tempo per rispondere”

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Luigi Di Maio (LaPresse)

«Non ho tempo per rispondere alle polemiche»: con queste poche e secche parole il Ministro degli Interni Salvini risponde a distanza (è impegnato nella visita in Ungheria dal Presidente Orban, ndr) al collega Di Maio dopo la presentazione del programma elettorale del M5s per le Europee che ha inevitabilmente riacceso la polemica interna al Governo proprio nel merito della campagna elettorale. Dopo le frecciate lanciate su Siri e le provincie da abolire, il leader M5s ha poi aggiunto che «queste elezioni non sono solo europee ma anche italiane. Dobbiamo evitare che tornino quelli che c’erano prima. Ci abbiamo messo anni per cacciarli. Il Pd, Berlusconi e la Meloni non vedono l’ora di riprendersi la cosa pubblica e distruggere tutto quello che abbiamo fatto». Sul Blog delle Stelle intanto sono stati pubblicati i 10 punti programmatici inseriti nel piano M5s verso le Europee: salario minimo Europeo; investimenti per la crescita e stop all’austerità; misure per Famiglie e Ceto Medio; incentivi alle imprese per inquinare meno; ridistribuzione migranti e rimpatri; lotto all’evasione e meno tasse; stop a cervelli in fuga; tutela made in Italy e divieto Ogm; taglio stipendi commissari e parlamentari Ue; investimenti per istruzione, sanità e sicurezza territorio.

IL PROGRAMMA M5S ALLE ELEZIONI EUROPEE

Luigi Di Maio a 24 giorni dalle Elezioni Europee ha deciso di presentare il nuovo programma del M5s appena siglato e votato sulla Piattaforma Rousseau, come da statuto del Movimento: in realtà si tratta di uno dei peggiori risultati in termini di “numeri” registrato sulla piattaforma, essendo stato votato “solo” da 14mila iscritti, ma Di Maio ha voluto lo stesso sottolineare la grandezza di un partito che insieme ai propri elettori ed iscritti “decide” assieme le norme e le proposte da inserire nei prossimi 5 anni di politica europea. A Roma il vicepremier ha poco fa illustrato con grafici e slide tutto il programma suddiviso in 10 punti che inquadrano la “visione” dell’Europa del Movimento 5 Stelle, cominciando da salario minimo e stop all’austerity (non lesinando qualche stoccata alla Lega di Salvini, come si può evincere nel nostro focus qui sotto, ndr). «Ci batteremo per un salario minimo europeo, così come stiamo facendo in Italia. Il salario minimo è nel contratto di governo ed era nel programma per le politiche sia della Lega sia del Pd, quindi mi devono spiegare perché non lo vogliono votare. Ma sono sicuro che convinceremo la Lega a rispettare il contratto». Sui conti economici invece, la ricetta di Di Maio va del tutto contro l’austerity: «Non mi accontento di quel + 0,2% attestato dall’Istat. Possiamo però dire che la catastrofe paventata da alcuni non si è verificata. Mancano ancora gli effetti di molti provvedimenti, dal reddito di cittadinanza al decreto crescita. La Germania, locomotiva d’Europa e principale sostenitrice dell’austerity, segna -2».

DI MAIO, NUOVE BORDATE ALLA LEGA

Ma sono le bordate alla Lega a stravolgere ancora una volta la narrazione politica di un Governo che è sempre più maggioranza e opposizione allo stesso momento: Di Maio non ammette passi indietro sul caso Siri, servono le dimissioni, e punta dritto sul caso provincie. Andando con ordine: «non arretriamo sulla questione morale, comunque si chiami il sottosegretario da noi le regole si rispettano, che tu sia del Movimento o del partito alleato. Questo deve essere chiaro» mentre sul fronte provincie è più complesso il ragionamento fatto dal leader M5s durante la presentazione del programma per le Europee, «Le province sono uno spreco di soldi pubblici. Chi le rivuole si cerchi un altro alleato». In merito al viaggio in corso del suo omologo vicepremier in Ungheria dal Presidente Orban, ancora Di Maio lancia l’ultima frecciatina velenosa a Matteo Salvini: «non ha senso contrastare l’austerity, se poi ti allei con partiti di Paesi che ci fanno la guerra, come l’Ungheria di Orban». Governo e opposizione, all’unisono, tanto per la Lega quanto per il M5s.

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