PREZZO DEL LATTE/ L’accordo tra allevatori e Italatte non mette al sicuro la filiera

- Chiara Bandini

L’intesa prevede il riconoscimento medio alla stalla di 57 centesimi al litro contro gli attuali 48. La Confederazione: “Sul compenso pesano rincari produttivi e instabilità politica”

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Allevamento di mucche da latte (LaPresse)

Accordo fatto tra gli allevatori, rappresentati da Coldiretti Lombardia e Confagricoltura Lombardia, e Italatte, società del gruppo Lactalis, la più importante industria casearia a livello nazionale, per definire il prezzo del latte, scaduto a fine giugno. L’intesa si basa su un meccanismo di aumenti progressivi che prevedono il riconoscimento alla stalla di 55 centesimi al litro per i mesi di luglio e agosto, di 57 centesimi per i mesi di settembre e ottobre, di 58 centesimi per novembre e di 60 centesimi per dicembre. In media, 57 centesimi al litro. 

L’accordo, che segna un deciso balzo in avanti, considerando che si partiva da una base di 48 centesimi al litro, non incontra però la piena soddisfazione di Cia-Agricoltori Italiani. “L’aumento ottenuto dagli allevatori – si legge in una nota – rischia di essere superato presto dall’incremento dei costi di produzione, che non si ferma, complice l’instabilità dei mercati e, ora, anche quella politica con la caduta del Governo. Le aziende zootecniche continuano infatti a registrare un’impennata dei costi produttivi. Solo nel primo trimestre dell’anno, gli esborsi degli allevatori sono cresciuti del +16,6% rispetto allo stesso periodo del 2021. Sono aumentati i prezzi degli animali da allevamento (+9,8%) e dei mangimi (+21%), oltre che dei prodotti energetici (+61,5%). E la dinamica dei prezzi di vendita ha dimostrato di non essere in grado di assorbire i maggiori costi, esponendo gli allevatori all’erosione dei margini di guadagno, ormai ai minimi storici. Ad aggravare il quadro, poi, le altissime temperature estive che, nella maggior parte delle stalle, stanno provocando una minore produzione di latte. La situazione è insomma difficile e obbliga a una riflessione sugli scenari futuri del comparto lattiero-caseario”.

E proprio alla luce di questo scenario, Cia avanza le sue perplessità sull’intesa siglata con Italatte. L’associazione ritiene innanzitutto che “accordi siglati con player che possono condizionare, a livello nazionale, le future trattative di mercato delle varie realtà del settore, debbano coinvolgere necessariamente tutte le forze della filiera, soprattutto in un momento così delicato e instabile dal punto di vista politico ed economico”. Una valutazione – dice ancora Cia – “che si rafforza in considerazione della distanza dell’accordo dagli attuali valori del latte spot, che il 18 luglio ha raggiunto 65,75 euro al quintale”.

Da qui, dunque, l’attacco: “In questo scenario di settore e in quello di crisi generale, con l’inflazione al +8% e lo spettro di una contrazione dei mercati finanziari che rischia di impattare disastrosamente sui mutui e sulla liquidità delle aziende agricole – osserva Cia – sottoscrivere un accordo che non contempla la variabilità e la complessità di tutti questi elementi, rischia di avere un effetto controproducente sulla sostenibilità economica delle stalle, già in una situazione di forte difficoltà, per i forti rincari sull’alimentazione del bestiame, acuiti dalla perdurante siccità che sta mettendo a rischio le colture foraggere”.

Senza contare i riflessi della crisi di Governo: “L’attuale situazione dell’Esecutivo – afferma il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – ci pone in una posizione di forte preoccupazione per le prospettive future delle imprese zootecniche, che necessitano di interventi concreti, urgenti e sicuri, per superare questa fase critica. C’è bisogno di un Governo pienamente operativo, perché tutto questo caos avrà ripercussioni sull’accesso alle risorse finanziarie e sulla tenuta delle aziende del settore”.

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